Migranti, nessuno se ne lavi le mani - QdS

Migranti, nessuno se ne lavi le mani

redazione

Migranti, nessuno se ne lavi le mani

sabato 16 Gennaio 2021 - 00:00
Migranti, nessuno se ne lavi le mani

Non abbiamo altra scelta che l’accoglienza dinanzi a chi fugge da una morte certa

Per capire il fenomeno dell’immigrazione, desidero condividere alcune considerazioni. Non possiamo dimenticare che sono stati gli europei e gli americani a destabilizzare l’Iraq in Medio Oriente e la Libia nel nord Africa, giustificando ufficialmente l’azione in nome della democrazia, ma in verità sappiamo tutti che le motivazioni reali erano economico-militari. Questi interventi militari hanno provocato risultati disastrosi, drammatici: guerre e conseguenti immigrazioni verso l’Europa. Pertanto, non possiamo “lavarci le mani” come Ponzio Pilato: non abbiamo altra scelta che l’accoglienza dinanzi a chi fugge da una morte certa, in cerca di una speranza e di una vita sicura.

L’Europa deve accogliere gli immigrati: ogni Stato, a seconda delle proprie possibilità e seguendo una “Politica di Coordinamento Europeo”, non può chiudere le proprie frontiere ai richiedenti asilo e a chi fugge da guerre o dalla fame. La Convenzione di Dublino non ha più senso, perché è l’Europa che deve farsi carico del problema degli immigrati e non solamente quelle nazioni in cui gli immigrati temporaneamente approdano o transitano.

Un giorno, renderemo conto a Dio e alla Storia se oggi non dovessimo condividere le sofferenze dei nostri simili. Forse noi europei abbiamo dimenticato i dolori e le angosce dell’ultima guerra? Perché quando succedono delle tragedie in Europa, come ad esempio a Parigi in occasione dell’attentato alla sede di Charlie Hebdo, il 7 gennaio 2015, tutti gli Stati europei si sono mobilitati, mentre quando muoiono migliaia di immigrati non ci si comporta allo stesso modo? Forse esistono uomini di serie A e uomini di serie B? Non facciamo tutti parte della stessa razza umana? Perché l’Europa non vuole accogliere gli immigrati? Non per motivi economici, perché i soldi ci sono in abbondanza, basti pensare che la Ue ha dovuto stanziare per la Turchia, nel 2016, 3 miliardi di euro finalizzati al blocco dei flussi di profughi per non farli transitare dai Balcani verso alcuni Stati del nord Europa.

Sono convinto che, come molti figli, pur avendone la possibilità, non vogliono accogliere nelle proprie case i genitori anziani, per non avere problemi e fare dei sacrifici che ogni convivenza impone, ma preferiscono relegarli nelle varie Case di Cura, così l’Europa per non affrontare i problemi della convivenza e dell’integrazione che le diverse culture comportano, preferisce rifiutare gli immigrati che sono pur sempre un’opportunità ed una “ricchezza culturale” che la diversità dei popoli apporta.

All’inizio di questo nuovo anno, desidero condividere con voi tutti un desiderio che nasce dal profondo del mio cuore: sogno una Chiesa e una Società formata da tante “Chiese/Comunità domestiche”, in cui ogni persona e ogni famiglia che vi prende parte, metta tutto in comune, sull’esempio delle prime Comunità cristiane. Poveri e ricchi insieme, uniti dalla stessa fede in Cristo Gesù: chi ha di più metta in comune con chi ha di meno; chi non ha niente, venga aiutato da chi ha molto, in ogni ambito. La “strada” della condivisione dei beni non è impossibile: a Dio e con Dio, tutto è possibile.

Coraggio! Con il Signore siamo sempre in buone mani. Facciamolo salire sulla nostra “barca” e il “vento” cesserà. (Mc 6,51). Non abbiamo paura dell’altro “diverso” da noi: l’accoglienza è un segno di civiltà e di profonda umanità.

Don Piero Galvano
Direttore della Caritas Diocesana di Catania

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