Minacce contro le istituzioni: alta tensione Sicilia Un grave fenomeno che non accenna a diminuire - QdS

Minacce contro le istituzioni: alta tensione Sicilia Un grave fenomeno che non accenna a diminuire

Valeria Arena

Minacce contro le istituzioni: alta tensione Sicilia Un grave fenomeno che non accenna a diminuire

venerdì 12 Aprile 2019 - 00:00


Non soltanto criminalità: anche il malumore dei cittadini sfocia sempre più spesso in episodi di rabbia e violenza

PALERMO – La Sicilia si conferma, anche per il 2018, tra le regioni ad alto rischio minacce e intimidazioni per gli amministratori pubblici locali. È quanto emerge dall’annuale rapporto “Amministratori sotto tiro” di Avviso pubblico, associazione di Enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie, presentato qualche giorno fa a Roma in occasione dell’inaugurazione della nuova sede nazionale.

L’Isola ha consolidato la seconda posizione nella classifica nazionale con 87 atti intimidatori censiti (+10% rispetto al 2017), subito dopo la Campania, salda al primo posto con 93 casi, distaccando notevolmente Puglia (59) e Calabria (56), che, pur mantenendo la terza e la quarta posizione, hanno invece registrato un importante decremento dei casi in questione.

Se è vero che il Mezzogiorno detiene ancora questo triste primato con il 66% di atti intimidatori censiti, è altrettanto vero che il fenomeno risulta in crescita anche nelle regioni del Centro e del Nord Italia, dove il numero degli episodi cresce di anno in anno espandendosi a macchia d’olio. La Toscana, per esempio, in soli 12 mesi ha raddoppiato il numero di minacce e intimidazioni, mentre l’Abruzzo ha addirittura triplicato il numero dei casi registrati.

In generale, comunque, il 2018 è stato l’anno in cui l’associazione Avviso pubblico ha individuato e censito il maggior numero di atti intimidatori dal 2013, anno del primo rapporto: si è passati, infatti, dai 534 del 2017 ai 574 dello scorso anno. “Stiamo assistendo – ha dichiarato Claudio Forleo, giornalista e curatore della relazione durante la presentazione – al prepotente emergere di un fenomeno che in alcuni contesti territoriali è talmente radicato che rischia di essere considerato normale. Un messaggio devastante per chi riveste un ruolo pubblico e per chi ha voglia di mettere a disposizione le proprie competenze al servizio della collettività, candidandosi come amministratore locale. Incendi, aggressioni, lettere minatorie, invio di proiettili, utilizzo di esplosivi, spari contro auto e case, diffamazioni sui social network. È questa la realtà che vivono tanti amministratori locali in Italia”.

La Sicilia resta ancora la prima regione per numero d’intimidazioni nel periodo 2013-2018, ma al suo interno cambia la fisionomia relativa alla distribuzione del fenomeno. Se nel 2016 e nel 2017 sono state Agrigento e Siracusa a detenere il maggior numero di casi censiti, nel 2018 è invece Palermo a guidare la classifica con 25 episodi. Distaccati Agrigento (16), Catania (15) e Siracusa (13). Seguono poi Messina a quota 5, Trapani ed Enna a 4, Caltanissetta a 3 e Ragusa a 2.

Benché le associazioni criminali siano ancora le principali protagoniste di tali condotte, è il terzo anno consecutivo che Avviso pubblico ha registrato un aumento dei casi in cui non sono né le mafie né altre organizzazioni criminali a scegliere la strada dell’intimidazione, quanto singoli cittadini o gruppi di questi. Si tratta di episodi sempre meno isolati, che si verificano sull’intero territorio nazionali e non soltanto al Sud. In particolare, il 35,5% degli episodi non riconducibili ad associazioni criminali ha come principale motivazione il malcontento per le decisioni amministrative, il 25,5% problemi economici o richieste di lavoro, 17,1% la violenza politica e il 15,2% l’immigrazione.

È interessante infine notare come il 12% degli atti intimidatori censiti sia stato registrato in 45 Comuni che, in un passato più o meno recente, sono stati sciolti per infiltrazione mafiosa, di cui 11 soltanto in Sicilia. Ai primi posti, invece, troviamo la Campania con 14 e la Calabria con 13, a testimonianza del fatto che, come ben spiegava Claudio Forleo, in certi contesti questo tipo di condotta si è ormai incancrenita.

Nel maggio dello scorso anno una busta con proiettili recapitata in Municipio
“Noi sindaci siamo in prima linea
per difendere l’interesse generale”
Intervista esclusiva al sindaco di Monreale, Pietro Capizzi
MONREALE (PA) – Tra i Comuni siciliani coinvolti e citati nel report di Avviso pubblico c’è anche Monreale, in provincia di Palermo. Lo scorso maggio, infatti, è stata recapitata all’Ufficio protocollo del Municipio una busta contenente due proiettili. Nel plico anche una lettera di minacce di morte indirizzata a Domenica Ficano, segretario generale dell’Ente. Abbiamo intervistato il sindaco, Pietro Capizzi.

Com’è stata vissuta la vicenda delle minacce?
“È chiaro che il fatto in sé è stato particolarmente inquietante, soprattutto perché i proiettili sono stati recapitati il 4 maggio mattina, un giorno particolare per Monreale, in cui ricordiamo l’anniversario dell’uccisione del capitano Emanuele Basile per mano di Cosa nostra”.

La Sicilia è la prima ragione d’Italia, negli ultimi cinque anni, per numero di atti intimidatori ad amministratori locali. Come vive un sindaco questo primato?
“Noi siamo sempre in prima linea contro tutto e tutti, perché non possiamo mai prevedere le reazioni di gente che è ancora ancorata a logiche particolari, non comprendendo che qui tempi, quelli in cui si poteva condizionare l’attività politica e amministrativa locale con facilità e violenza, sono ben lontani. Adesso le Amministrazioni sono fortunatamente più ferme nel respingere e denunciare ogni attività sospetta di condizionamento”.

La maggior parte degli episodi è da attribuire alla criminalità organizzata, ma è altrettanto vero che negli ultimi tre anni sono aumentati i casi di minacce e violenze a opera di cittadini comuni, non legati ad ambienti mafiosi…
“Queste minacce sono sempre dietro l’angolo e spesso sono legate all’esasperazione o al disagio socio-economico. È chiaro che un sindaco il malessere lo avverte più di chiunque altro, perché molto spesso i cittadini si aspettano proprio dal sindaco risposte che possono risolvere i loro problemi personali. Noi però non possiamo ragionare sul particolare, ma sempre nell’interesse generale. Quelli che sono ancora legati alla logica per cui il sindaco deve trovar loro un lavoro o sistemare i parenti e i familiari possono spesso manifestare atteggiamenti o comportamenti offensivi nei confronti delle Amministrazioni locali. Mi piace dirlo, ma molti, anche solo per degrado culturale, pensano ancora alla politica come tutela dell’interesse particolare e non generale, come risoluzione dei propri problemi più spiccioli”.

Le parole al QdS del sindaco di Militello in Val di Catania, Burtone
Leoni da tastiera e social network
questo il lato meno nobile del web
Offese e provocazioni arrivano anche dalle piattaforme digitali
MILITELLO IN VAL DI CATANIA (CT) – Tra gli Enti interessati da minacce c’è anche Militello Val di Catania, dove lo scorso anno il sindaco Giovanni Burtone, storico parlamentare del Pd, ha sporto denuncia per avere ricevuto minacce sulla propria pagina Facebook

Sindaco, le minacce social sono ormai all’ordine del giorno. Il fenomeno, poi, per la stessa natura del web, è particolarmente difficile da arginare. Lei stesso ne è stato vittima in qualità di amministratore locale e ha denunciato…
“Sì, ma non è stato niente di grave. La Polizia postale ha verificato e scoperto che non esisteva nessuna minaccia effettiva. Lui stesso si è giustificato dicendo che non aveva intenzione di far nulla e non aveva intenzione di minacciarmi. È vero, all’inizio ci siamo un po’ preoccupati, ma poi abbiamo verificato che non c’era niente per cui alterarsi. I soliti leoni da tastiera che si sfogano davanti al computer, insomma”.

In effetti è difficile capire se si tratta di semplici valvole di sfogo o di minacce serie, soprattutto davanti a un senso di frustrazione e di malessere sociale che non si placa. Come amministratore, riesce a percepire questo disagio?
“Diciamo che al Sud e nei nostri territori il malessere è notevole da parte dei cittadini e quando si vogliono far rispettare le regole, a volte c’è una reazione che può andare sopra le righe. Devo dire però che se si tiene un profilo netto nel tentare di fare capire che non si tratta di ritorsioni ma della semplice volontà amministrativa di far rispettare le regole a tutti, allora si hanno anche dei risultati positivi. Poi, certo, abbiamo notato che alcuni sono un po’ insofferenti di fronte a norme stringenti, ma niente di eccessivamente preoccupante”.

Cosa deve fare un sindaco per continuare ad amministrare e operare serenamente in questo nuovo contesto sociale dominato dal web?
“Nell’ultima campagna elettorale ho lanciato uno slogan, ‘Battiamo il rancore e vinciamo con il cuore’, per tentare di marginare questa ondata di livore, spesso alimentato proprio dai e sui social network, contro le istituzioni che vengono additate come responsabili di tutto. Però per migliorarsi bisogna ancora lavorare. Io personalmente sto cercando di dare un’impronta diversa, tendo a essere più disponibile, più aperto con tutti, noto spesso che i cittadini chiedono solleciti e risposte, magari usando anche toni più concitati, ma credo che le istituzioni, con tutti i lori limiti, economici, legislativi e di risorse, debbano dialogare con la collettività e lavorare in questo senso. Credo fermamente che un’attività di questo tipo possa ripagare”.

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