Offese e minacce ai magistrati del distretto di Catania con post e videomessaggi in rete: di questo è accusato un 50enne, residente in provincia di Frosinone, arrestato con l’accusa di atti persecutori, aggravati dall’impiego di strumenti telematici, calunnia e istigazione a delinquere.
Per l’uomo – le cui responsabilità verranno accertate nel corso del procedimento a suo carico e per il quale vale il principio di presunzione d’innocenza fino a eventuale sentenza irrevocabile di condanna – la Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, con braccialetto elettronico. A emettere il provvedimento il giudice per le indagini preliminari di Messina, su richiesta della locale Procura. Le indagini sono state condotte dalla Sezione operativa per la sicurezza cibernetica di Messina, coordinata dal Centro operativo per la sicurezza cibernetica di Catania, con il supporto della Sezione operativa per la sicurezza cibernetica e la Squadra mobile di Frosinone.
Offese e minacce ai magistrati di Catania, un arresto
Secondo una prima ricostruzione, l’uomo avrebbe agito in concorso con altri sostenitori e li avrebbe anche istigati a pubblicare ulteriori offese online. Nei post e nei videomessaggi, pubblicati quasi quotidianamente, il 50enne avrebbe accusato diversi magistrati operanti a Catania di omissioni di atti d’ufficio e falso in atto pubblico.
La vicenda è iniziata da dicembre 2024, da dei comportamenti tenuti in occasione di un processo a suo carico davanti al Tribunale di Catania per diffamazione aggravata. Da allora, l’uomo avrebbe accusato numerosi magistrati, minacciandoli e offendendoli con frasi come “io vi levo di mezzo”, “vi ammazzo” e simili. Secondo l’accusa, l’uomo avrebbe anche messo in atto delle vere e proprie condotte persecutorie con post e video denigratori fatti girare in rete. Avrebbe agito in concorso con altri sostenitori, iscritti a una “sedicente associazione” fondata dal 50enne.
Secondo gli investigatori, alcuni dei magistrati raggiunti dalle offese si sarebbero visti costretti “a cambiare abitudini di vita” e la situazione avrebbe spinto le autorità competenti ad adottare “provvedimenti di rafforzamento di misure di sicurezza al Tribunale di Catania”.
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