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“Say Her Name”, proteste contro l’ICE e caos dopo la morte di Renee: ecco chi è la 37enne uccisa a Minneapolis

“Say Her Name”, proteste contro l’ICE e caos dopo la morte di Renee: ecco chi è la 37enne uccisa a Minneapolis

La mente corre al caso Floyd. Negli USA il dibattito si infiamma di nuovo dopo la tragica fine di una 37enne durante un’operazione dei federali dell’ICE.

Si chiamava Renee Nicole Good, aveva 37 anni ed era una cittadina americana: la donna, uccisa durante un’operazione federale dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement, la polizia federale addetta a sicurezza e immigrazione, non raramente oggetto di contestazione negli USA) a Minneapolis, è il volto di una nuova ondata di proteste che sta travolgendo gli Stati Uniti. Minneapolis, ma anche Chicago, New York, Detroit, San Francisco: migliaia di persone hanno protestato – al momento per lo più pacificamente – contro gli agenti per l’ennesima operazione di polizia finita in tragedia.

La mente corre subito all’ondata di proteste scatenata dall’uccisione di George Floyd, avvenuta a poco più di un miglio dal luogo dove è deceduta Renee nel 2020. E si teme che nel Paese si scateni nuovamente il caos come allora, quando le immagini degli scontri tra polizia e manifestanti fecero il giro del mondo e risollevarono l’antica e sempre presente “croce” del razzismo negli Stati Uniti.

Minneapolis protesta dopo l’uccisione di Renee Nicole Good, cos’è successo

Chi era Renee Nicole Good, uccisa durante un’operazione di polizia a Minneapolis

Renee Nicole Good, 37 anni, madre di un bimbo piccolo, cittadina americana, moglie di un attivista. Questo il profilo della vittima. Secondo il capo della polizia di Minneapolis Brian O’Hara – riporta il New York Times – non ci sarebbero indizi che confermino che la donna fosse “oggetto di qualche indagine delle forze di polizia”. Un agente delle forze federali anti-immigrazione le avrebbe sparato durante una massiccia operazione anti immigrazione in Minnesota, iniziata lo scorso mese anche per volere del presidente Donald Trump. Per il tycoon – la cui attenzione sul tema dell’immigrazione rimane molto alta, nonostante il subbuglio generato dal recente blitz in Venezuela e dalle mire sulla Groenlandia – l’agente avrebbe agito per difendersi. L’opposizione, però, chiede un’inchiesta approfondita. E nelle mani degli inquirenti finiranno con ogni probabilità i video circolanti sui social che mostrerebbero i momenti concitati che si sono conclusi in tragedia.

La protesta contro gli agenti

Dopo la morte di Renee Nicole Good a Minneapolis, in molte città degli Stati Uniti si protesta contro quella che viene indicata come “la polizia di Trump”. L’ICE, simbolo della politica anti-immigrazione del presidente. A organizzare la protesta a Detroit contro quello che la promotrice Kassandra Rodriguez ha definito “abuso di potere” è stato il Comité de Acción Comunitaria, il Comitato d’Azione Comunitaria locale.

A New York i manifestanti hanno urlato il nome “Renee Nicole Good”. “Say her name” (“Dite il suo nome”), lo slogan utilizzato contro la polizia. Una frase spesso associata alle donne afroamericane uccise durante le operazioni di polizia e che questa volta si applica a una donna bianca ma comunque vittima di una vicenda di violenza incredibile. Proteste anche a Seattle e San Francisco, fuori dagli edifici dell’ICE e dagli uffici federali.

Il sindaco Mamdani: “Orribile”

Tra i tanti commenti sulla vicenda di Minneapolis c’è quello del sindaco di New York Zohran Mamdani: “Le notizie che arrivano da Minneapolis sono orribili. Quello trascorso è stato un anno pieno di crudeltà e sappiamo che, quando gli agenti dell’ICE attaccano gli immigrati, attaccano ognuno di noi in tutto il Paese”, dichiara, ribadendo la propria politica. Ben diversa da quella sostenuta dal presidente Trump, che potrebbe trovarsi a fronteggiare – a pochi mesi dalle elezioni di metà mandato – a fronteggiare una vicenda, un’altra, che potrebbe avere un effetto importante sul consenso al suo operato.

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