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Misurare la spesa pubblica con il Pil

Misurare la spesa pubblica con il Pil

Puntare sulla crescita strutturale

Il guaio del nostro Paese è che negli ultimi trent’anni il Prodotto interno lordo non è aumentato in termini reali, anche se nominalmente sembra che esso abbia avuto un incremento. Perché tale risultato negativo? Perché tutti i Governi che hanno avuto la responsabilità di gestire l’Italia non si sono mai posti la questione di far rendere la spesa pubblica, bensì di accontentare questa o quella lobby, questo o quel sindacato, questo o quel gruppo imprenditoriale, questo o quel partito, infischiandosene altamente dell’interesse di cittadine e cittadini e pensando solo ad acquisire voti. Qual è questo interesse? Quello di fare aumentare la ricchezza del Paese e vederla poi redistribuita a tutte le fasce sociali, come dice l’articolo 53 della Costituzione.

Competenze istituzionali e spesa pubblica: il nodo delle scelte

L’ulteriore domanda è: per quale ragione vi sono stati questi comportamenti negativi? La risposta è nei fatti. I responsabili delle istituzioni, dal presidente del Consiglio, ai ministri e a tutti gli altri e le altre, non hanno avuto le competenze necessarie per valutare di volta in volta le convenienze, al fine di indirizzare la spesa pubblica verso Nord o verso Sud, verso Est o verso Ovest.

Programmare a lungo termine per far rendere la spesa pubblica

Responsabili delle istituzioni di alto profilo non possono e non devono inseguire gli interessi dei singoli e di tutti i giorni, ma devono avere la capacità di programmare a dieci o quindici anni, perché le grandi trasformazioni e le grandi opere hanno bisogno di decenni e soprattutto di continuità.

Crescita socio-economica e informazione: gli errori del passato

Insomma, il comune denominatore di quanto scriviamo è una modesta qualità, per cui non si sono perseguiti gli alti fini della crescita socio-economica di cittadine e cittadini. Soprattutto, non si è perseguito l’obiettivo della crescita culturale attraverso l’informazione quotidiana, con campagne istituzionali delle diverse branche e dei diversi ministeri, incentrate sulle azioni del Governo e tendenti a valorizzare i patrimoni esistenti, oltre che a far comprendere come la spesa pubblica dovrebbe essere utilizzata per produrre risultati positivi e non essere sperperata, come è avvenuto in questi decenni.

Democrazia, astensionismo e crisi della rappresentanza

L’esame degli errori del passato serve per evitare di continuare a commetterli e quindi per imboccare una strada diversa, che è quella di fare funzionare pienamente e positivamente la Democrazia, cioè il potere del Popolo.
Ma anche in questo versante dobbiamo rilevare che la Democrazia si è ammalata, per cui metà degli aventi diritto ha perso l’interesse di andare a votare, con ciò istituendo, di fatto, la cosiddetta Minocrazia, cioè la maggioranza della minoranza. Quando la maggioranza parlamentare rappresenta meno di un terzo del Popolo, non è abilitata a esercitare il potere. Eppure è così che stanno funzionando le nostre istituzioni nazionali, regionali e locali, con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti: un’economia ferma, la cultura generale sempre meno diffusa, la qualità della vita che lascia molto a desiderare, l’ambiente sempre più derelitto, un territorio fragile che rovina da tutte le parti e così via.

Pubblica amministrazione e Pil: dove nasce la vera criticità

In questo quadro, l’industria manifatturiera funziona, le esportazioni funzionano, il turismo funziona. Dov’è quindi la negatività? La Pubblica amministrazione. La Pa, infatti, non funziona e dunque noi auspichiamo la svolta: tutti coloro che spendono un euro, misurino quale incremento di Pil possa produrre quell’euro speso. Se tutti i responsabili istituzionali di ogni livello si ponessero tale obiettivo, la ricchezza nazionale farebbe un grosso balzo in avanti, avvicinandosi a quello della Francia. Oltralpe la burocrazia funziona bene, anche quando al Governo vi sono presidenti di non grande qualità, come Nicolas Sarkozy o Emmanuel Macron.

Francia, nucleare e vantaggio competitivo della pubblica amministrazione

Per carità, non vogliamo fare i professorini che assegnano i voti, ma ciò che diciamo è sotto gli occhi di tutti. Ricordiamo, inoltre, che in Francia l’energia costa poco perché i governanti di quel Paese hanno insediato, con grande capacità, diciotto centrali nucleari, dando un forte vantaggio competitivo agli apparati produttivi e alla stessa Pubblica amministrazione, oltre che riducendo il consumo di energie fossili.