Mobilità, città del Nord puntano a emissioni zero. La Sicilia resta il regno “insostenibile” delle auto - QdS

Mobilità, città del Nord puntano a emissioni zero. La Sicilia resta il regno “insostenibile” delle auto

Battiato Rosario

Mobilità, città del Nord puntano a emissioni zero. La Sicilia resta il regno “insostenibile” delle auto

giovedì 18 Aprile 2019 - 00:00
Mobilità, città del Nord puntano a emissioni zero. La Sicilia resta il regno “insostenibile” delle auto

PALERMO – Sulla strada della mobilità sostenibile si giocano le grandi sfide del futuro isolano, eppure la via verde continua a trovare poca apertura da amministrazioni locali e cittadini. La Sicilia resta una delle regioni col più basso tasso di utilizzo di tpl e ferrovie, nonché con la maggiore preferenza accordata al mezzo privato inquinante, con gli ibridi e l’elettrico che sono soltanto una sparuta avanguardia.

LA NUOVA MOBILITÀ
Si chiama “Città Mez (Mobilità emissioni zero)” ed è l’ultimo rapporto di Legambiente dedicato allo sviluppo della mobilità sostenibile nelle principali città e agli strumenti di controllo del territorio messi in campo dalle amministrazioni comunali. La graduatoria nazionale – sebbene Legambiente suggerisca di vederla non “come una classifica” bensì “come l’inizio di una nuova rivoluzione nella mobilità urbana” – è dominata dal centro-nord: tra le prime 25 soltanto Cagliari e Napoli fanno parte di macroaree differenti (meridione e isole). Anche a non volerla leggere come una classifica, considerando del resto che i dati non possono considerarsi omogenei e presi dalla stessa fonte, si capisce chiaramente che c’è un’Italia decisamente più avanti, e un’altra più indietro che vede anche la Sicilia. A guidare la classifica c’è Milano che ha registrato il 64% di accessibilità (Tpl+sharing+bici) e il 52% di zero emissioni (spostamenti elettrici, bici e piedi) e 4 su 5 come voto delle politiche messe in atto (Piano urbano della mobilità, Piano urbano della mobilità sostenibile etc…). Le prime due città di altre macroaree sono Cagliari e Napoli, mentre per la prima isolana bisogna andare oltre la venticinquesima postazione, dove si trova Catania che ottiene un 25% alla voce “accessibilità” e un 30% per le zero emissioni con voto 2 su 5 sulle politiche cittadine. Staccata di altre dieci città, si trova Palermo (rispettivamente al 10%, al 14% e con voto 2/5). Più indietro Messina (8%, 18% e 1/5) e poi tutte le altre.

LE CITTÀ DELL’ISOLA
Le schede realizzate da Legambiente evidenziano le criticità delle città siciliane, ma anche i buoni numeri. Catania, ad esempio, ha fatto registrare 5,7 milioni di passeggeri/anno per la metropolitana, un dato verosimilmente in crescita perché proseguono i lavori per ampliare le linee servite, mentre i bus ibridi ed elettrici (vetture/km/anno) hanno toccato quota 36.460.
Nel settore privato sono ancora pochissime le auto elettriche – appena 43 su un totale di 218 mila autoveicoli (0,02% del totale) con 20 punti ricarica auto – mentre vengono segnalati come “particolarmente negativi o preoccupanti” tutti i valori che riguardano i treni urbani (solo 1,2 mln di vetture km/anno), la presenza del tpl (7,6 milioni di vetture km).
La distribuzione degli spostamenti vede il predominio dell’auto (52%), seguito dalla moto (8%), e quindi dai capitoli più sostenibili come tpl (15%), a piedi (16%) e in bici (9%). A Palermo (dati Urban Audit 2015) la distribuzione degli spostamenti si presenta gravissima: il 78% si sposta in auto, anche a fronte del buon risultato ottenuto dal tram (2,5 milioni di passeggeri/anno). Riesce a fare poco meglio la Città dello Stretto, con poco meno di 7 messinesi su 10 che prediligono l’auto, anche se il Comune ha fornito dati che risalgono al 2006. Inferiori alla media gli indicatori che riguardano l’offerta di tpl, il car sharing.

MOBILITÀ ELETTRICA
“La motorizzazione elettrica – scrive Andrea Poggio esperto di mobilità sostenibile e stili di vita dell’associazione del Cigno sul rapporto Mez – è una realtà già consistente in molte città italiane, è oggi prevalentemente trasporto pubblico, ma soprattutto al centro della mobilità che cresce rapidamente, che cambia a velocità crescente i comportamenti di mobilità dei cittadini”. In Sicilia ci sono complessivamente 37 infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici (24 sono per quelli >11 kW e 13 per quelli <11 kW) e, sulla base di dati Aci, i mezzi auto di alimentazione alternativa costituiscono appena il 3,7% del parco circolante. Un’elaborazione di Autopromotec e dell’Osservatorio Federmetano certifica, invece, che il dato nazionale si spinge fino al 7,9%. Statistiche che valgono, in valore assoluto, 135 mila vetture alternative ibridi, elettrici, metano e gpl su 3,6 milioni di autoveicoli isolani. In tutta Italia ce sono 3,4 milioni – in Sicilia meno del 4% di questo dato – su un totale di 43,2 milioni di vetture PISTE CICLABILI I dati Istat, elaborati dal Centro Studi Continental, hanno registrato, tra il 2011 e il 2016, una crescita del 91% delle piste ciclabili nei comuni capoluogo siciliani. Una tendenza che non deve illudere visto che comunque la totalità della lunghezza dei percorsi ciclabili dei nove comuni capoluogo resta comunque inferiore ai 100 chilometri. Ben altri numeri ci sono, per esempio, in Emilia-Romagna, leader nazionale con 1.285,8 chilometri, mentre nel complesso la quota isolana non supera il 2% del totale. La Regione e i comuni provano a correre ai ripari. Al di là di proposte e interventi comunali – ad esempio il Piano di utilizzo del demanio marittimo di Palermo ancora in fase di discussione prevede 25 km di pista ciclabile parallela alla costa – ci sono gli 800 mila euro stanziati dalla Regione, nell’ambito delle risorse provenienti dal piano nazionale della sicurezza stradale, per nove interventi di messa in sicurezza di piste ciclabili sul territorio isolano.

IL QUADRO REGIONALE
Secondo l’Istat, l’ultima rilevazione in materia di trasporto ha visto i siciliani ottenere due risultati largamente al di sotto della media: il più basso indice di utilizzazione del trasporto ferroviario tra le regioni italiane, pari ad appena l’1,4%, di quattro volte inferiore alla media nazionale che ha toccato quota 5,4, e seconda peggiore prestazione in relazione all’utilizzo di mezzi pubblici di trasporto da parte di occupati, studenti, scolari e utenti sul totale delle persone che si sono spostate per motivi di lavoro e di studio e hanno utilizzato mezzi di trasporto. Il dato siciliano ha raggiunto quota 12,4% (poco più di 1 su 10), a fronte di una media nazionale che supera il 20%, cioè 2 su 10.


Troppe, vecchie e altamente inquinanti 

Monitoraggio della Regione: indice di motorizzazione più alto della media nazionale. Lo smog nell’Isola corre su quattro ruote

PALERMO – Anche in Regione i numeri non sono confortanti. I dati riportati nell’aggiornamento del Piano energetico ambientale della Regione Siciliana rivelano alcuni passaggi particolarmente critici per il sistema trasporti isolano. Nel 2017 l’indice di motorizzazione della quattro principali città isolane – Palermo, Catania, Messina e Siracusa – è più elevato della media nazionale (59,3 veicoli/100 abitanti), ad eccezione del comune capoluogo che ottiene un risultato minore solo in questo caso, e di quello europeo (49,8 veicoli/100 abitanti). Palermo e Catania risultano superiori anche in riferimento all’indicatore che misura la media italiana della densità di autovetture (817,1 veicoli/kmq) mentre Messina e Siracusa si collocano al di sotto. Decisamente superiore alla media nazionale è la quota di automobili con standard inferiori o uguali a Euro3, cioè la parte più inquinante, per i quattro centri siciliani. In relazione ai giorni di superamento, Palermo e Siracusa riesco a far peggio della media nazionale in riferimento alla media annuale di superamento del PM10, mentre il comune capoluogo e Catania superano, per quanto riguarda il diossido di azoto, sia la media nazionale che il limite imposto dalla legge. La Sicilia inoltre rientra in due procedure di infrazione Ue proprio in materia di superamento dei limiti di legge di alcuni inquinanti. Anche in termini di posti-km offerti, la media siciliana, passata dai 2 del 2011 a 1,7 del 2016 (migliaia per abitante), è inferiore di oltre la metà rispetto a quella nazionale (4,6). Resta clamorosamente inferiore anche la domanda di Tpl (passeggeri annui per abitanti) con la migliore che è Palermo (38,6) che viene superata di gran lunga dalla media nazionale (185,2).


L’obiettivo della Regione: tagliare il 10% dei consumi

L’efficienza dei trasporti nel nuovo Piano energetico. Investimenti per incentivare la mobilità collettiva

PALERMO – Nei giorni scorsi si è tornato a discutere del piano energetico ambientale della Regione siciliana, già pubblicato sul sito del dipartimento dell’Energia, che prevede, nel corso del prossimo decennio oltre 400 mila lavoratori coinvolti, un’occupazione media di 35 mila addetti l’anno tra il 2020 e il 2030, 15,5 miliardi di investimenti da realizzare a regime. Si tratta, tuttavia, soltanto di una bozza preliminare che dovrà ancora seguire una particolare procedura, passando dalla giunta e dalla commissione Attività produttive all’Assemblea regionale siciliana. Non mancano, all’interno del Piano in divenire, anche i buoni propositi relativi al trasporto. In particolare, si fa riferimento alla riduzione dei consumi del settore trasporti del 10% (target al 7,5% per la Strategia elettrica nazionale) rispetto allo scenario base e un incremento dei consumi elettrici (0,64 Twh). Un’azione che prende campo dalla consapevolezza di avere nel settore civile e nei trasporti i “principali attori degli interventi di efficientamento energetico”. Per il settore dei trasporti si punta alla “riduzione dei consumi grazie a interventi di spostamento della mobilità passeggeri privata verso la mobilità collettiva e/o smart mobility e attraverso l’efficientamento dei veicoli”.

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