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Mons. Luigi Renna: “La Resurrezione e l’insurrezione della pace”

Mons. Luigi Renna: “La Resurrezione e l’insurrezione della pace”
Mons. Luigi Renna

La croce non è il simbolo dei potenti ma degli innocenti: Pasqua come atto sovversivo di nonviolenza, sulle orme di don Tonino Bello e Francesco d’Assisi

Quanto è “sovversivo” l’annuncio di Pasqua! Sono diventati innocui gli auguri pasquali o di Buona Primavera, perché hanno perso il senso di tre giorni, giovedì, venerdì e sabato santo, che sono un percorso che non ammette scorciatoie per poter essere compreso, come non può ammetterlo un augurio di pace se prima non si è passati attraverso la tentazione di scontrarsi e armarsi, portando avanti quella che don Tonino Bello definiva “l’insurrezione della pace”.

La Pasqua è un giorno preceduto da altri tre, e da uno di essi in particolare, il venerdì santo, che sembra essere la sconfitta di Dio e dell’umanità. È il giorno più “sovversivo” perché ci fa chiedere dove è Dio se nessuno va a schiodare dalla croce il Figlio di Dio che viene condannato da innocente. Gesù ha scelto di seguire la strada degli sconfitti e dei falliti, delle vittime che neppure oppongono resistenza, e che con il suo silenzio nonviolento mette in crisi Giuda che lo bacia, fa infuriare i sacerdoti del Sinedrio che non sanno come accusarlo, lascia indeciso il procuratore di Galilea Ponzio Pilato, che non ha la forza di far liberare un innocente.

Cristo e la nonviolenza: l’insurrezione che precede la Resurrezione

La storia della Passione, come ce la narrano i quattro Vangeli, è una storia in cui il Messia sembra perdente. Eppure Cristo, prima di risorgere, insorge, non con la forza delle armi, ma con quella della nonviolenza. Come una bianca valanga che non distrugge, ma si porta dietro tutte le violenze che si possono perpetrare anche in nome di Dio, nel Getsemani Cristo pronuncia a un discepolo armato, pronto ad iniziare la più santa delle guerre, queste parole: “Rimetti la spada nel fodero, perché quelli che colpiscono di spada, di spada periranno” Mt 26,52b). Da quel gesto e dal modo con cui Cristo procede nella Passione fino alla morte, inizia l’insurrezione della nonviolenza, quella che ha ispirato tanti maestri di vita e di fede, come San Francesco, che attraversò il campo dei Saraceni per incontrare il Sultano d’Egitto, non scortato dai crociati, ma con il suo saluto di pace, che risuona ancora oggi sulla bocca dei suoi figli.

Fraternità, dialogo e pace: la sovversione più grande del nostro tempo

Oggi non c’è sovversione più grande di chi opera per la pace, rinuncia ai conflitti, non cede al dogma che considera l’uomo lupo per l’altro uomo, ed accetta quella che per qualcuno è una eresia, la fraternità, in nome di quel Dio che fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Grazie a quelle parole il Dio in nome di cui ci augureremo “Buona Pasqua”, lo sentiremo sempre dalla parte “giusta”, quella dell’umanità che attende pace e giustizia. La croce è divenuta simbolo universale non della forza degli arroganti, ma della sofferenza degli innocenti, come ad esempio nelle parole del poeta Giuseppe Ungaretti, che così scriveva nel tempo della Prima Guerra mondiale davanti agli scenari di guerra che aveva otto gli occhi: “Fa piaga nel Tuo cuore/La somma del dolore/Che va spargendo sulla terra l’uomo; […] /Fratello che t’immoli/Perennemente per riedificare/Umanamente l’uomo (a “Mio fiume anche tu”).

Riedificare umanamente l’uomo“: l’insurrezione più grande è il dialogo e la messa al bando di ogni forma di violenza. Riedificare nella pace, come ha fatto il Patriarca di Gerusalemme, dopo che gli è stato vietato di celebrare la Domenica delle Palme: “Il nostro desiderio è piuttosto quello di guardare avanti con spirito costruttivo, affinché la libertà di culto per tutte le religioni sia sempre rispettata…”. Riedificare nella pace è l’urgenza più grande in una società nella quale vediamo adolescenti che si armano per accoltellare, ma c’è chi “insorge” con la forza della fiducia, come la docente che, dopo la violenza subita, vuole tornare a scuola, perché è spaventata solo da una cosa: la rassegnazione ad educare i suoi alunni.

Il mattino di Pasqua risuonino le parole del Cristo Risorto: “La pace sia con tutti voi!“. Non sarà una Pasqua innocua, ma di Insurrezione e Risurrezione, se quelle parole faranno breccia nelle coscienze di tutti.

Mons. Luigi Renna
Arcivescovo di Catania