Morte Anastasi, il figlio, "Ha chiesto la sedazione assistita" - QdS

Morte Anastasi, il figlio, “Ha chiesto la sedazione assistita”

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Morte Anastasi, il figlio, “Ha chiesto la sedazione assistita”

domenica 19 Gennaio 2020 - 01:02
Morte Anastasi, il figlio, “Ha chiesto la sedazione assistita”

Gianluca Anastasi ha raccontato che il padre era affetto da Sla e che dopo mesi devastanti, aveva chiesto ai medici dell'ospedale di Varese di fruire del trattamento che consente di eliminare il dolore dei malati terminali

“Papà aveva la Sla, che gli era stata diagnosticata tre anni fa dopo essere stato operato di un tumore all’intestino. Gli ultimi mesi sono stati davvero devastanti e lui giovedì sera, ricoverato nell’ospedale di Varese, aveva chiesto la sedazione assistita per poter morire serenamente”.

Le notizie sono state fornite da Gianluca Anastasi, che ha parlato delle ultime ore del padre Pietro.

“Ha scelto lui giovedì sera di andarsene – ha detto Gianluca Anastasi -. Ha chiamato mia mamma e ci ha detto di volere subito la sedazione assistita”.

Tutto era cominciato tre anni fa

“Tutto era cominciato tre anni fa – ha ricostruito Gianluca – con dei dolori al braccio e alla gamba ma a lui all’inizio non abbiamo detto nulla Abbiamo fatto altri esami ed è venuto fuori che aveva un tumore all’intestino, anche se persisteva il problema neurologico alle gambe. Comunque papà si è operato e il tumore è stato tirato via. Poi abbiamo fatto altre analisi e approfondimenti medici ed è venuto fuori il problema”.

“Il medico – ha aggiunto – ci ha detto che era Sla ma a papà abbiamo preferito tacerlo anche se lui aveva capito tutto. Abbiamo deciso di dirgli la verità tre mesi fa, ma lui come detto lo aveva già immaginato perchè i problemi nei movimenti erano evidenti. Da allora la cosa è precipitata e gli ultimi mesi sono stati davvero devastanti, perchè papà non riusciva più a muoversi e respirava a fatica e si aiutava con l’ausilio di una macchina da cui non riusciva più a staccarsi”.

Gli ultimi giorni del campione

“Poi – ha raccontato – gli è stata consigliata anche la tracheotomia ma a quel punto lui ha detto ‘basta, seguirò il destino della mia malattia’”, e ha rifiutato l’accanimento terapeutico.

“Così mercoledì – ha concluso Gianluca Anastasi – è entrato nell’Hospice, dove sono i malati terminali e il giorno dopo ha deciso di essere sedato. Lui era cosciente anche se faceva fatica parlare, ci ha salutato, mio fratello che vive in America, poi me e mia mamma, abbiamo chiacchierato una mezzoretta dei vecchi tempi e della vita bella insieme poi è arrivato il dottore, gli ha messo l’ago per la sedazione assistita. In quaranta minuti si è addormentato e il giorno dopo papà è morto”.

Che cosa è la sedazione profonda assistita

Da non confondere con l’eutanasia o il suicidio assistito, la sedazione palliativa continua profonda non porta alla morte del paziente. Ha il solo scopo di ridurre o abolire la percezione del dolore provato dalla persona. Quest’ultima viene addormentata fino all’eventuale perdita di coscienza, pur rimanendo in grado di respirare autonomamente. La somministrazione di questo tipo di sedazione – tramite infusione continua di un farmaco che consente di ottenere una riduzione intenzionale della vigilanza – è praticata in accordo con il paziente da un medico anestesista.

Nell’imminenza della morte, o a seguito del rifiuto o della revoca del consenso a un trattamento sanitario salvavita, la sedazione palliativa profonda può accompagnare il paziente eliminandone i dolori.

Prima dell’entrata in vigore della legge 219/2017 sul “biotestamento”, non tutti i medici erano convinti della possibilità di operare la sedazione profonda. Sebbene molti ne rintracciassero la possibilità all’interno della legge 38/2010 sulle cure palliative, la non espressa previsione all’interno di questa legge frenava alcuni medici dall’aiutare i propri pazienti attraverso la sedazione palliativa continua profonda.

Che cosa è la Sla

La Sclerosi Laterale Amiotrofica (Sla), conosciuta anche come malattia di Lou Gehrig, dal nome del giocatore di baseball americano che ne fu colpito nel 1939, è una malattia neurodegenerativa progressiva dell’età adulta, determinata dalla perdita dei motoneuroni spinali, bulbari e corticali, che conduce alla paralisi dei muscoli volontari fino a coinvolgere anche quelli respiratori.

La Sla fu scoperta nel 1869 dal neurologo francese Jean-Martin Charcot, ma ottenne l’attenzione internazionale appunto nel 1939.

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