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Mtv: nel 2025 il 60% delle Cantine registra crescita enoturismo

Mtv: nel 2025 il 60% delle Cantine registra crescita enoturismo

Indagine presentata a Vinitaly. Più stranieri ma 1 su 10 visita azienda

Milano, 13 apr. (askanews) – Nel 2025 il 59,8% delle Cantine del Movimento turismo del vino (Mtv)ha registrato un aumento dei visitatori, mentre per il 38,6% il fatturato è rimasto stabile rispetto al 2024. È da questi due dati che parte il quadro emerso a Vinitaly durante l’incontro “Enoturismo in Italia, il valore della prossimità. Il viaggio verso le cantine: la vera sfida dell’enoturismo”, a cui ha partecipato, tra gli altri, il neo ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, dove Mtv ha presentato una nuova indagine realizzata insieme con il Centro studi enoturismo e oleoturismo dell’Università Lumsa (Ceseo), attraverso una survey curata dal professor Antonello Maruotti.

La ricerca conferma un comparto in crescita, soprattutto nel Centro e nel Sud, dove oltre un terzo delle Cantine supera i duemila visitatori annui. Accanto all’incremento dei flussi emerge anche una presenza straniera rilevante: per circa il 30% del campione i turisti esteri rappresentano quasi la metà del totale dei visitatori, con quote più alte nel Centro Italia e più basse al Nord, dove si fermano al 15%. Il dato acquista rilievo se confrontato con quello generale del turismo internazionale. Nel 2025 l’Italia ha accolto circa 104 milioni di viaggiatori stranieri, ma meno del 10% di questi ha visitato un’azienda vitivinicola. Le cantine del Movimento turismo del vino mostrano quindi numeri superiori alla media, ma la distanza tra il potenziale turistico del Paese e la capacità del settore di intercettarlo resta ampia.

A frenare lo sviluppo dell’enoturismo sono piuttosto la difficoltà di raggiungere le Cantine, il costo dei trasferimenti, la debolezza delle connessioni con il sistema turistico locale e una comunicazione digitale ancora parziale. La totalità delle aziende dichiara che i visitatori arrivano soprattutto con mezzi propri. Il 42,8% riceve anche bus turistici, con una maggiore incidenza nel Centro e nel Sud, mentre il 28,4% accoglie persone che arrivano in bici o a piedi. Nel Mezzogiorno si distingue invece una maggiore capacità di organizzare trasporti privati verso la cantina, con il 21% delle imprese che offre questa possibilità contro il 13,4% della media nazionale. Oltre il 40% delle aziende vitivinicole del campione si trova a meno di 20 km dalla stazione più vicina e il 35,9% entro i 50 km. Per quanto riguarda gli aeroporti, il 40% delle aziende è entro i 50 km e il 34% entro i 100. A pesare, però, è soprattutto il costo dell’ultimo tratto di viaggio, quello che separa stazioni e aeroporti dalle aree vitivinicole. Solo il 43% delle Cantine dichiara che il costo di taxi o Ncc dalla stazione di alta velocità più vicina resta sotto i 50 euro. Nel 56% dei casi la spesa sale, fino a comprendere un 7,5% di aziende dove il visitatore affronta tariffe superiori ai 200 euro. Queste situazioni si concentrano soprattutto al Sud. Dall’aeroporto ai distretti enologici i costi risultano in generale ancora più elevati: la spesa inferiore a 50 euro riguarda il 17% dei casi, quella compresa tra 50 e 100 euro sale al 45%, mentre il 9,5% supera i 200 euro.

Sul versante della visibilità online, la ricerca mostra un altro punto debole: oltre il 43,8% di queste realtà registra meno di mille visite mensili sul proprio sito internet, il 25,8% arriva a 5mila e solo il 16% dispone di un wine club. Anche la gestione dei contatti con il pubblico presenta margini di crescita: il 42,7% invia newsletter almeno una volta al mese e il 42,2% almeno tre volte l’anno, mentre il 68% vende tramite e-commerce. Il dato segnala un’evoluzione già avviata, ma ancora incompleta sul piano della fidelizzazione.

La ricerca rileva inoltre che solo il 39% delle Cantine spiega sul proprio sito come arrivare con i mezzi pubblici. Quasi il 70% delle aziende invia alle agenzie il carnet delle esperienze solo una volta l’anno oppure solo su richiesta. Si tratta di un limite che si somma alla ridotta integrazione con altri attori del territorio. Oltre la metà delle imprese dichiara infatti che non esistono società che commercializzano wine tour nella propria area. Il 69,9% afferma che le strutture ricettive propongono la visita in cantina ai clienti, mentre il coinvolgimento degli uffici turistici locali si ferma attorno al 40%, con criticità più marcate nel Sud e nelle isole. Anche la promozione diretta verso agenzie e strutture vicine non appare sistematica. Quasi la metà delle aziende non comunica con continuità le proprie esperienze, mentre il 21,6% lo fa più di una volta l’anno. È un dato che conferma la frammentazione di un comparto che cresce, ma fatica ancora a trasformarsi in rete organizzata.

Sul piano dell’offerta, il 63% delle aziende riceve anche senza preavviso, mentre il 35,9% lavora solo su prenotazione, soprattutto nel fine settimana. L’esperienza standard dura fino a 90 minuti per il 56,9% delle aziende, supera questa soglia nel 15% dei casi e si allunga nelle formule premium, che nel 62,7% delle situazioni vanno oltre l’ora e mezza. Il pubblico prevalente, per l’85% delle imprese, è compreso tra i 35 e i 50 anni. Più limitata, anche se in crescita, la presenza della Gen Z, mentre l’80% delle Cantine non propone attività specifiche per i giovani.

“I dati che emergono dall’indagine confermano che è arrivato il momento di compiere un salto di qualità – ha sottolineato Violante Gardini Cinelli Colombini, presidente MTV – Non basta attrarre i visitatori: dobbiamo lavorare sulla visibilità e accessibilità delle cantine, spostando l’attenzione dal numero dei visitatori alla qualificazione dei target. Infatti il nostro è un turismo a ‘crescita limitata’ e va saputo gestire puntando su chi è o vuole diventare un wine lover”. La presidente ha poi ricordato che “Attualmente solo il 39% delle cantine spiega nel suo sito come arrivare con i mezzi pubblici. Quasi il 70% delle nostre imprese manda alle agenzie il carnet delle esperienze solo una volta l’anno, oppure solo su richiesta. Dati che aggiunti al 38% degli uffici turistici delle città del vino sicuramente chiusi nei giorni festivi e alla metà delle aziende aperte la domenica solo su prenotazione mostrano un quadro che può migliorare velocemente e con sicuri risultati positivi”.

Anche Dario Stefàno, presidente del Ceseo, ha collocato i numeri emersi nella prospettiva di una politica più strutturata per il settore. “Disporre di dati solidi, aggiornati e territorialmente granulari non è un esercizio accademico, ma la precondizione per mettere le istituzioni nelle condizioni di intervenire con efficacia, superando approcci frammentari e discontinui e trasformando un settore in crescita in un sistema realmente competitivo” ha affermato, sottolineando che “gni visitatore straniero che entra in una cantina rappresenta un potenziale ambasciatore del vino italiano nel mondo, un autentico canale di export esperienziale su cui è necessario investire con decisione e visione. L’enoturismo nel nostro Paese non può restare un arcipelago di esperienze tanto variegate quanto isolate”.