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Il prof. Mulder: “Dighe piene d’acqua dopo ultime piogge? Falso, gli invasi sono colmi per il fango e la melma”

Il prof. Mulder: “Dighe piene d’acqua dopo ultime piogge? Falso, gli invasi sono colmi per il fango e la melma”
Palermo, diga Rosamarina (Repertorio)

A favorire i dati idrici in Sicilia, più che le recenti precipitazioni, sarebbero le scarse capacità delle infrastrutture. Il docente dell’Università di Catania al QdS: “I sedimenti riducono di due terzi la capienza di metà degli invasi dell’Isola”

CATANIA – “Negli invasi siciliani non è tutto oro quel che luccica”. Lo ha detto il professore Christian Mulder, ordinario di Ecologia all’Università di Catania e profondo studioso e conoscitore delle dinamiche di siccità in Sicilia che da tempo affliggono ampie aree della Sicilia. Il docente, riferendosi ai dati sui bacini idrovori dell’Isola ha inteso chiarire che l’immagine di queste dighe strapiene non corrisponde del tutto al vero.

Professore, cos’è che non la convince? “Ho letto i dati sui bacini che sono pieni per tutta la pioggia che è venuta giù in questi ultimi mesi. Ma la realtà è un’altra. Queste dighe sono stracolme perché per buona parte sono piene di fango e melma che riducono la capienza complessiva dell’invaso. Rispetto al passato la metà delle dighe dell’Isola hanno una capienza ridotta di due terzi. Adesso non sarebbe possibile fare nulla, ma quando in estate l’acqua ricomincerà a ridursi si dovrebbe avviare una grande operazione di riduzione di questo fango, attraverso prelevo con ruspe e trasporto altrove con camion. Inoltre, vorrei aggiungere che questa fanghiglia è molto fertile. Depositarla magari in terreni abbandonati e ormai secchi permetterebbe il loro recupero”.

Ma non si potrebbe anche cercare di ridurre nel fondo questo fango, aprendo delle paratie ove sono previste? “Non è materialmente possibile un’operazione simile. Si potrebbero avere infiltrazioni di acqua e alla prima scossa di terremoto il rischio è che verrebbe giù tutto. Inutile anche e molto dispendioso effettuare lavori di modifiche degli invasi. Sarebbe invece necessaria una manutenzione costante dei bacini per consentire di aumentarne la capienza”.

Cambiamento climatico nel Mediterraneo e siccità diffusa in Sicilia

La Sicilia, secondo studiosi e scienziati, viaggia ne prossimi decenni verso una siccità diffusa. Eppure negli ultimi due anni stiamo assistendo a inverni piovosissimi. Un calcolo errato nei vostri studi o un cambiamento climatico imprevedibile? “Oggi tutti noi cittadini esclamiamo: Ma piove senza fine, eppure si parla di desertificazione. Intanto va detto che queste piogge non verranno giù in primavera e in estate, ma sono concentrate in pochi mesi invernali. Saremo quindi soggetti a una bella estate secca. Inoltre quest’acqua in questo periodo non è tanto utile alla vegetazione e alle piante perché i germogli devono ancora rifiorire. I frutti cominciano a germogliare in primavera non in inverno. Inoltre una volta che il terreno raggiunge una saturazione, come in questi periodi, non assorbe più, ma espelle l’acqua. È come una spugna che raggiunge il suo grado di assorbimento e poi espelle tutto il surplus che si perde”.

Siamo davanti a un tipico andamento della siccità, che alterna periodi brevi caratterizzati da grandi piogge e poi da assenza continua di precipitazioni che dura per molti mesi? “Nel 2025 abbiamo registrato per la terza volta di seguito le temperature più elevate nel mar Mediterraneo. Questo fenomeno comporta una grandissima evaporazione e tutta l’acqua che evapora prima o poi viene giù come pioggia ma attraverso fenomeni estremi e brevi. Normalmente questa evaporazione si trasforma in precipitazioni abbondanti nei periodi autunnali. Ma da due anni questa pioggia arriva in inverno e in abbondanza. Il problema è che gli eccessi fanno sempre male. Inoltre questa acqua se vogliamo affrontare seriamente i periodi secchi andrebbe accumulata e gestita meglio, attraverso un oculato monitoraggio e utilizzo grazie a dighe di sbarramento, per non parlare delle condotte precarie che portano ai paesi, tutti nodi per cui non siamo preparati”.

Ma a questo punto dopo queste piogge andremo verso un periodo di siccità? “Certo. E si presenterà nel periodo più caldo dell’anno con nuovamente un aumento dell’evaporazione. E in futuro si ripresenteranno fenomeni simili a quest’anno con brevi periodi di forti piogge e forte maltempo e poi lunghi periodi di perdurante siccità. Inoltre questo aumento di temperatura del Mediterraneo è preoccupante. Io ricordo che nell’ottobre del 2017 a Taormina si nuotava allegramente. Due anni fa a Ortigia, a Siracusa, ricordo di aver nuotato tranquillamente il primo gennaio”.

Emissioni di CO2, effetto serra e gestione dell’acqua in Sicilia

Questi fenomeni possono quindi essere inquadrati in un radicale cambiamento climatico in corso che sta colpendo soprattutto il bacino del Mediterraneo? E le cause sono le emissioni nocive che inquinano l’aria? “Siamo davanti a un cambiamento. L’anidride carbonica e l’effetto serra contribuiscono all’innalzamento della temperatura. Sono le emissioni industriali di Co2 e quelle di tutti i mezzi a scoppio a essere sostanze molto dannose”.

Lei avrà sentito dire che meno di 15 giorni fa a Ribera, nell’Agrigentino, area che negli ultimi anni ha patito una siccità molto marcata, gli agricoltori hanno chiesto al parroco di celebrare una santa messa per ringraziare il Signore per le abbondanti piogge. Come si faceva nel Settecento, Ottocento. Siamo tornati indietro nel tempo? Eppure la tecnologia dovrebbe permettere di superare questi riti e tranquillizzare gli agricoltori. “Se non mi sbaglio in un libro ne parla anche Giovanni Verga. Se dovesse continuare a piovere con questa frequenza le dighe rimarranno piene. Ma sappiamo bene che in alcune di queste oltre una certa altezza non si può andare perché non sono collaudate e quindi si richiederebbe la tenuta statica della diga stessa. Ecco, forse anziché sprecare il surplus di acqua che oggi la Sicilia ha e che, invece, in questi periodi finisce in mare, bisognerebbe seriamente mettere mano a una seria operazione che impedisca che questa acqua venga perduta. L’acqua che si spreca sarebbe per il futuro una manna per la popolazione. Sarebbe acqua a disposizione nei periodi secchi se la diga non fosse tra l’altro in parte interrata”.