ACI CATENA – Una testimonianza del passato nella speranza che la riscoperta delle radici culturali serva anche a superare un presente molto complicato e provare a mettere le basi verso un futuro più a misura di cittadino. Ad Aci Catena, la realizzazione dell’ecomuseo dedicato al limone verdello dell’Etna consegnerà ai residenti un nuovo spazio pubblico in una città in cui quelli pubblici sono ridotti all’osso, un luogo di incontro e riscoperta di ciò che per decenni nel Novecento ha contraddistinto il territorio e la sua economica.
Aci Catena tra rigenerazione urbana e crisi politica
Da tanto tempo ad Aci Catena le coltivazioni di agrumi sono più un ricordo, i giardini restano a macchie nelle zone periferiche di un centro che da decenni soffre le conseguenze di una cementificazione selvaggia che ha sottratto spazio non solo alle piante ma anche alla socialità. Attanagliata da problemi – la spazzatura, i disservizi idrici – che qui sembrano più pesanti che altrove, anche dei Comuni immediatamente limitrofi, Aci Catena da qualche settimana è retta da una commissaria straordinaria, dopo che la sindaca Margherita Ferro è stata sfiduciata dal Consiglio comunale in cui per quattro anni ha avuto un’ampia maggioranza.
Un capovolgimento ufficialmente giustificato con l’improvvisa scoperta da parte dei consiglieri del poco dialogo con la prima cittadina, ma che sullo sfondo cela le logiche che sovrintendono alla politica locale: da una parte, i ras storici – tra ex sindaci e qualche onorevole – che ad Aci Catena continuano a indirizzare il consenso, dall’altro l’avvicinamento di Ferro a Luca Sammartino, il vicepresidente della Regione. Un ingresso nella Lega che Ferro ha pagato come un tradimento. Più che dei programmi elettorali, delle appartenenze non ufficializzate. In un quadro del genere, la nascita di un museo è senz’altro una buona notizia. Il progetto, del valore di poco meno di un milione di euro, era stato già presentato nel corso della scorsa sindacatura guidata da Nello Oliveri e portato avanti da Ferro.
Gara d’appalto per il museo: un solo concorrente in corsa
A occuparsi dei lavori sarà la Edil Med Costruzioni. La cooperativa, che ha sede a Giarre, è guidata da Orazio Villani, Anna Maria Emanuele e Dragos Iurac. L’aggiudicazione è avvenuta con un ribasso del 3,26 per cento sulla base d’asta di quasi 927 mila euro.
Uno sconto risicato ma sufficiente, considerato che di fatto la Edil Med Costruzioni non ha dovuto superare alcuna concorrenza. Il motivo sta nel fatto che gli altri partecipanti alla procedura negoziata – sostanzialmente una gara d’appalto a inviti – si sono autoesclusi dalla possibilità di ottenere la commessa. Il Comune di Aci Catena, infatti, aveva deciso di individuare il soggetto a cui affidare la realizzazione dell’ecomuseo dedicato al limone verdello da una rosa di cinque operatori economici “iscritti – si legge nel verbale di aggiudicazione – nella categoria Og2, classifica III”.
Si tratta delle imprese in possesso dei requisiti per l’esecuzione di lavori di restauro e manutenzione dei beni immobili sottoposti a tutela ai sensi delle disposizioni in materia di beni culturali e ambientali e di importo fino a 1.033.000 euro. La scelta è ricaduta sulle società Framich, Euroinfrastrutture, Edil Med Costruzioni, Porto Costruzioni e Alma Group. A presentare le offerte sono state la Edil Med Costruzioni, che con Framich condivide l’appartenenza al Consorzio stabile Jonico, e la Porto Costruzioni. Le altre tre, invece, non hanno risposto all’invito.
L’esclusione di Porto Costruzioni e i chiarimenti del Rup
Al momento di aprire le buste, però, la commissione di gara ha dovuto prendere atto dell’assenza dei requisiti per la Porto Costruzioni. La società, infatti, risultava avere la qualifica per i lavori che rientrano nella categoria Og2, ma con una classifica II, e dunque per un importo inferiore a quello a base d’asta per l’ecomuseo. Ciò ha portato all’esclusione della Porto Costruzioni e dell’aggiudicazione alla Edil Med.
L’apparente contraddizione, derivante dall’avere deciso di inoltrare gli inviti a ditte che avessero la classifica III per poi ritrovarsi con una di esse in possesso soltanto della classifica II, non è spiegata nemmeno ipotizzando che la Porto Costruzioni abbia ridimensionato il campo dei lavori da eseguire nel settore dei beni sottoposti a tutela. Dal sito dell’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione, risulta che già quantomeno dal 2024 l’impresa aveva la classifica II.
A intervenire sul punto è il responsabile unico del progetto Sebastiano Fichera. “Porto Costruzioni aveva comunicato l’intenzione di presentarsi in Ati con altra azienda in modo da avvalersi delle qualifiche di quest’ultima. Ciò però non è avvenuto, e quindi è stata esclusa”, dichiara il Rup contattato dal Quotidiano di Sicilia.
Alla domanda su quale sia il momento in cui l’impresa abbia dato tale disponibilità, se dopo aver ricevuto l’invito o meno, Fichera aggiunge: “È avvenuto prima”. Il contatto tra Comune e azienda, però, non sarebbe scaturito da una manifestazione d’interesse, ovvero gli avvisi pubblici con cui le stazioni appaltanti sondano il mercato per capire quali operatori siano interessati a eseguire un dato lavoro.
“No, è avvenuto nel corso di alcuni sopralluoghi prima di avviare la procedura negoziata. I sopralluoghi sono stati necessari per prendere contezza degli interventi da eseguire, considerati anche i termini ristretti che abbiamo a disposizione per completare l’opera”, conclude il responsabile.

