Museo regionale di Messina, una promessa mancata - QdS

Museo regionale di Messina, una promessa mancata

Lina Bruno

Museo regionale di Messina, una promessa mancata

venerdì 13 Dicembre 2019 - 00:01
Museo regionale di Messina, una promessa mancata

Il direttore Micali punta tutto su servizi aggiuntivi (come bookshop e caffetteria) e aperture serali
Nel 2018 sono stati staccati solo 8.577 biglietti, con un incasso pari a circa 67 mila €

MESSINA – Una promessa mancata, un sito artistico culturale che invece di crescere arretra. Il nuovo direttore Orazio Micali però promette che la primavera 2020 segnerà un nuovo inizio per il Museo regionale interdisciplinare di Messina, che dovrà diventare punto di incontro privilegiato della città.

Il dirigente conta sui servizi aggiuntivi quindi bookshop, catalogo digitale, punto vendita merchandising, caffetteria e ristorante, affidandosi ad Aditus srl, a cui il Dipartimento regionale dei beni culturali ha affidato i servizi di assistenza culturale e di ospitalità al pubblico. La società, che incassa una percentuale sui biglietti, ha colto le potenzialità e ha programmato per il sito messinese un investimento di 450 mila euro.

Sono previste aperture serali ed eventi speciali e il prossimo 29 dicembre ci sarà un’iniziativa benefica insieme alla Caritas con raccolta fondi per un pranzo offerto ai poveri e cucinato da uno chef stellato. Iniziativa fuori luogo secondo Franz Riccobono, storico e presidente dell’associazione Amici del Museo, non in linea con la mission di un sito museale. Per Micali è un modo per promuovere il Museo aprendo un luogo d’arte anche a chi vive ai margini.

Ma su un punto ci si trova d’accordo: la struttura museale è nata vecchia, inadeguato il progetto, sbagliate le scelte nell’allestimento. Trent’anni di attesa, due inaugurazioni e adesso problemi strutturali e una fruizione in calo. Nel 2018 sono stati staccati 8.577 biglietti (17.485 i gratuiti) con un incasso di circa 67 mila euro, meno del 2017 quando i visitatori furono 33.058, di cui 9.059 paganti per un incasso di 73.940€. Non è andata meglio nel 2019.

Numeri che stridono con il grande patrimonio che contiene il MuMe e se paragonati a quelli del Teatro Greco di Taormina che nel 2018 è stato visitato da quasi 900mila persone con 6,8 milioni di incasso. Quanti di quei 900 mila sanno dell’esistenza del MuMe e dei Caravaggio e Antonello che ospita?

Qualcosa non funziona. “È una struttura che di per sé non può determinare flussi turistici e culturali o incrementare il pil, perché manca un impalcatura politico amministrativa regionale a supporto- dice Orazio Micali. Cercherò delle connessioni a doppio filo con il territorio per promuovere e valorizzare questo sito. Difficile andare troppo lontano da qui. Non possiamo comprare pagine su riviste specializzate o spazi su aerei o treni, non possiamo neppure avere un sito internet”.

Vincoli economici dettati da un centralismo che ingessa tutto e per il sito, rispondono da Palermo, è previsto ne venga fatto uno regionale con inclusi tutti i siti di rilievo. In Sicilia, Turismo e Beni culturali non sono governati da un unico assessorato e non sono mai stati considerati motore di sviluppo.

Il Museo di Messina rimane un tassello di un sistema scoordinato e in più ci piove dentro. Alle infiltrazioni d’acqua dalle pareti in vetro si sta mettendo una toppa con i 190mila euro inviati dalla Regione, ma per consolidare la copertura servirebbero circa 5milioni di euro. “C’è il progetto – dice Micali – e non dovrebbe essere un problema trovare il finanziamento, sarà più complicato effettuare i lavori con le opere dentro”. Un progetto di un milione e 200 mila euro, realizzato servendosi di Aditus, sarà presentato lunedì per il finanziamento regionale e questo servirà a eliminare le pareti in vetro e riorganizzare l’area espositiva.

I lavori per costruire il museo sono iniziati nel 1985, si sono spesi circa 12 milioni di euro. Chi ha vigilato sull’esecuzione e sul collaudo di quei lavori, si chiede Riccobono. Un’area di 17mila mq di cui circa 5mila coperti su due livelli espositivi, ma solo due servizi igienici e nel seminterrato; l’ingresso centrale sul viale della libertà non è fruibile per le barriere architettoniche; non c’è un impianto di climatizzazione adeguato a salvaguardia delle opere. E la sala tesoro con tutta l’oreficeria? Resta chiusa in attesa di sponsor che ne finanzino l’allestimento.

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