Milano, 8 lug. (askanews) – Per contrastare la perdita di biodiversità Mutti trasforma progressivamente i terreni che circondano la sede di Montechiarugolo in un’Oasi affiliata Wwf, un’area rinaturalizzata che ha l’obiettivo di migliorare gli ecosistemi locali, incrementare la biodiversità e contribuire a valorizzare il patrimonio ecologico del territorio nel lungo periodo.
L’iniziativa si inserisce nel Programma Oasi Affiliate Wwf, sviluppato dall’associazione proprio per dare una risposta operativa alla necessità di ampliare la rete di aree naturali tutelate. In questo ambito, il Wwf Italia coinvolge direttamente soggetti privati, come le aziende, nella conservazione del territorio, mette in rete queste realtà e offre supporto tecnico-scientifico per orientare la pianificazione e la gestione secondo principi condivisi. Mutti è la prima grande azienda alimentare a impegnarsi in un progetto di questo tipo.
Il progetto dell’Oasi Affiliata di Montechiarugolo è parte di un percorso di sostenibilità intrapreso da Mutti e rappresenta un traguardo nell’ambito della storica partnership con Wwf Italia, che dal 2010 affianca l’azienda nella misurazione e miglioramento continuo delle proprie performance ambientali.
L’Oasi di Montechiarugolo nasce per ampliare e unificare in un solo grande progetto diverse iniziative di ripristino ambientale avviate a partire dal 2019. Tra queste la “Casa delle rondini”, realizzata per sostenere la nidificazione di specie di uccelli protette, rifugio per insetti, piccoli mammiferi e uccelli, seguito dal ripristino dell’habitat naturale limitrofo con la messa a dimora di più di 500 arbusti autoctoni. E ancora un progetto di rinaturalizzazione che ha visto il recupero 3 ettari a nord dello stabilimento, con la piantumazione di più di 2.000 alberi e 5.800 arbusti e la creazione di diverse aree umide.
“Realizzare un’area rinaturalizzata in un contesto industriale è una sfida ambiziosa e innovativa – commenta Laura Marchelli, sustainability manager di Mutti – Con questo progetto vogliamo dimostrare che la tutela della biodiversità può trovare spazio anche accanto alle attività produttive, diventando parte integrante di un modello industriale più resiliente e sostenibile”.

