PALERMO – A cavallo degli anni ‘80, in Sicilia, la mafia esisteva solo a Palermo. Era questa la tesi sostenuta dalla politica siciliana, specialmente da quella che siedeva sugli scranni posti ai piedi dell’Etna. Si diceva così anche subito dopo la morte di Pippo Fava, ucciso da Cosa nostra con cinque colpi di pistola alla testa in una fredda sera di gennaio del 1984, poco distante dall’ingresso del Teatro Stabile. La mafia c’era. A Palermo e Catania, così come nel resto della Sicilia. Certo, oggi la criminalità organizzata nell’Isola è cambiata, ça va sans dire. Non uccide in maniera brutale e sanguinaria come ai tempi di Riina e Santapaola, ma “si presenta ancora ben radicata, per quanto acefala e tesa costantemente alla ricostituzione della cupola”.
È quanto si legge nelle pagine della relazione sull’attività della Commissione regionale antimafia relativa all’anno 2025, presentata nei giorni scorsi a Palermo e i cui contenuti sono stati ‘anticipati’ dalla stessa Commissione in occasione del vertice che si è tenuto in Prefettura a Catania il 6 luglio scorso per affrontare le principali criticità del comprensorio etneo. La mafia, dunque, esiste anche nel 2026 (qualcuno si sorprenderà?) e continua a fare affari, declinandosi “in forme mutevoli al fine di controllare territori” con specifiche economiche e commerciali differenti.
Traffico di stupefacenti e piazze di spaccio: il caso Catania
E la sua principale fonte di introiti è ancora una volta il traffico di stupefacenti (legato in particolare allo spaccio e al consumo di crack). Un settore, si legge nella relazione, “nel quale la mafia è stata in grado di sviluppare importanti relazioni con altre forme di criminalità organizzata presenti in altre regioni – soprattutto la ‘ndrangheta – e all’estero”. E ancora, la mafia ha mantenuto la “pax mafiosa” con la stidda e con cosche e famiglie mafiose presenti nello stesso territorio. Un equilibrio che, a quanto pare, non riesce a reggere a Catania e provincia, dove insistono “fibrillazioni mai sopite che danno luogo a frequenti episodi di violenza con gambizzazioni ed esplosioni di colpi di arma da fuoco tra esponenti di cosche diverse”. E infatti nella città dell’Elefante si è tornati a sparare, a Cibali e al Fortino, così come a San Leone e a San Giovanni Galermo, quartiere quest’ultimo, che negli ultimi anni la criminalità ha eretto come vera e propria roccaforte del traffico di stupefacenti.
Proprio a Catania, ha ricordato il presidente della Commissione regionale antimafia, Antonello Cracolici, si concentrano ben 42 piazze di spaccio ed è qui che sono stati compiuti i maggiori sequestri di droga. Soltanto nei primi 6 mesi del 2026, infatti, le forze dell’ordine hanno recuperato 160 kg di cocaina, “l’equivalente della droga sottratta alle organizzazioni in tutto il 2025”, ha sottolineato Cracolici.
Narcotraffico in Italia: sequestri, cannabis e consumi
Il ‘caso’ etneo rientra all’interno di un sistema mercatale che affonda le proprie radici nel Meridione e che riguarda, ad ampio spettro, l’intero Paese. Secondo la relazione al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia, quasi la metà delle quantità sequestrate in Italia è stata recuperata al Sud (27%) e nelle Isole (circa il 17%). Nelle oltre 20 mila operazioni antidroga condotte dalle forze di Polizia nel corso del 2025, sono state sequestrate più di 55 mila tonnellate di sostanze stupefacenti, circa 206 mila piante di cannabis (un dato in crescita del 38% rispetto al 2024) e più di 271 mila compresse/dosi, un valore raddoppiato rispetto ai 12 mesi precedenti. Calcolatrice alla mano, in Italia sono stati sequestrati 125 kg di stupefacenti ogni 100 mila abitanti di età compresa tra i 15 e i 74 anni.
In merito alle singole sostanze, la cannabis rimane quella più diffusa nel nostro Paese, con una media di circa 45 dosi giornaliere consumate ogni 1.000 abitanti. La cannabis è inoltre la sostanza maggiormente sequestrata nel 2025, con quasi 40 tonnellate tra marijuana e hashish intercettate dalle forze dell’ordine (pari al 72% delle sostanze recuperare sul territorio nazionale). La Sicilia, insieme a Calabria e Sardegna, continua a essere una delle regioni dove si concentra la maggioranza delle coltivazioni. All’estremo Sud, rimarca la relazione al Parlamento, “le condizioni climatiche risultano particolarmente favorevoli alla coltivazione outdoor” delle piante.
Il business della droga: prezzi e mercato delle sostanze stupefacenti
Relativamente alla spesa, nel 2024 il business delle sostanze stupefacenti in Italia è stato pari a 16,8 miliardi di euro (equivalente al ‘peso’ iniziale della Legge di Bilancio 2026, successivamente accresciuta a 22,4 miliardi di euro). “La quota principale – recita la relazione – è attribuibile ai derivati della cannabis (circa il 39%, pari a 6,5 miliardi), seguiti da cocaina (28%, 4,6 miliardi) ed eroina (22%, 3,7 miliardi). Nel complesso, l’ammontare della spesa si mantiene in linea con quello degli anni precedenti, così come la distribuzione tra le principali sostanze”.
In base alle stime dei prezzi elaborati dalla Direzione centrale per i servizi antidroga (Dcsa), nei primi 6 mesi del 2025 i prezzi medi al grammo sono risultati pari a 10,65 euro per hashish, 9,23 euro per marijuana, 41,99 euro per eroina brown, 55,53 euro per eroina bianca e 76,56 euro per cocaina. I prezzi medi per singola dose sono risultati invece pari a 20,85 euro per ecstasy, 19,20 euro per amfetamine, 28,15 euro per metamfetamine e 22,72 euro per Lsd.
Per il narcotraffico, i prezzi medi rilevati nel primo semestre del 2025 (ultimi dati disponibili) hanno raggiunto, al chilogrammo, 3.519 euro per hashish, 2.749 euro per marijuana, 31.800 euro per eroina bianca (cloridrato di diacetilmorfina), 22.250 euro per eroina brown (diamorfina base) e 36.756 euro per cocaina.
L’inflazione ha colpito anche le sostanze stupefacenti: è stato infatti osservato un “aumento generalizzato dei prezzi per tutte le sostanze considerate, con incrementi particolarmente rilevanti per hashish (+25%), marijuana (+11%) ed eroina brown (+10%). La cocaina, pur mantenendosi al di sotto dei livelli di 37-38 mila euro al chilogrammo registrati negli anni precedenti al 2024, ha continuato a rappresentare la sostanza più costosa e ha segnato un incremento di quasi il 3% rispetto al 2024, anno in cui aveva subito una flessione significativa”.
Trapani e Palermo: monitoraggio dei consumi di droga in Sicilia
In relazione ai consumi, particolarmente interessanti sono i risultati ottenuti dal monitoraggio dei residui metabolici delle sostanze nelle acque reflue urbane che confluiscono negli impianti di depurazione. Dai dati ottenuti, emerge la specificità della città di Trapani, dove è stato accertato un aumento del consumo di cannabis rispetto agli anni precedenti (2020-2022 e 2024). La città siciliana torna anche in un’altra statistica relativa al contesto delle attività di contrasto al mercato dell’hashish: nel 2025 nelle aree di frontiera e in acque internazionali al largo di Trapani “sono stati sequestrati circa 1.240 chilogrammi di sostanza, pari al 2,9% del totale nazionale”.
E se a Trapani le sostanze stupefacenti ‘viaggiano’ attraverso le acque reflue, a Palermo la droga si ‘diffonde’ attraverso l’aria. Secondo il monitoraggio delle sostanze psicotrope nell’aerosol atmosferico Pm10, realizzato anche grazie al supporto di Arpa Sicilia, nelle due stazioni di traffico di Palermo-Belgio e Palermo-Di Blasi sono stati rilevati rispettivamente 13 e 10 campioni positivi di cocaina (un livello leggermente inferiore rispetto a quello rilevato in altre grandi città del Paese), 4 e 5 campioni positivi di Thc e, infine, 6 e 3 campioni positivi di ketamina.
L’agenzia comunque, rassicura: non ci sono rischi per la salute da inalazione passiva: “I calcoli effettuati nel sito con la massima concentrazione di cocaina (Roma Bufalotta) indicano che la quantità assunta giornalmente per inalazione naturale è pari a 0,0235 mg. Tale valore corrisponde ad appena lo 0,016% di una dose media per uso personale (stimata in 150 mg), una quantità ampiamente inferiore a qualsiasi soglia di effetto psicotropo. Risultati analoghi di sicurezza sono stati ottenuti anche per il Thc e la ketamina”.
Tra spaccio e pistole, così le “giovani leve” della mafia etnea controllavano il territorio
CATANIA – Sono 22 le persone per le quali la Polizia di Stato, su disposizione della Procura distrettuale della Repubblica di Catania, alle prime luci dell’alba di ieri, ha dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misura custodiale dal G.i.p. del Tribunale etneo, riservandosi di provvedere rispetto ad altri 4, all’esito degli interrogatori preventivi.
I soggetti indagati risultano “gravemente indiziati, a vario titolo e con differenti profili, dei delitti di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti aggravata dall’essere armata, dalla presenza di più di dieci associati, nonché di acquisto, detenzione e cessione di stupefacenti, detenzione e porto in luogo pubblico di armi comuni da sparo, lesioni personali e minacce aggravate, con l’aggravante del metodo mafioso”.
Le indagini sul traffico di droga e sulle sparatorie a Catania
Attraverso le indagini, gli inquirenti sarebbero riusciti a entrare in possesso di “gravi elementi indiziari” in contesti legati al traffico di droga e a numerose sparatorie che si sono verificate nella città etnea. Il gruppo criminale composto in buona parte da “giovani leve”, sarebbe finito sotto osservazione dalle forze dell’ordine a seguito della sparatoria avvenuta primavera del 2022 nei pressi del locale notturno catanese Ecs Dogana, dalle cui indagini sono poi scaturite, l’8 agosto dello stesso anno, di cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di altrettanti soggetti, di cui quattro sono destinatari anche dell’ordinanza di ieri.
La Procura distrettuale della Repubblica di Catania sottolinea, inoltre, come ad alcuni elementi della compagine criminale si stata contestata anche “l’aggravante di avere agevolato il clan mafioso dei ‘Cappello-Bonaccorsi’, operante nella provincia catanese, con base operativa al Villaggio Sant’Agata”. Tra gli arrestati risultano anche un medico e un avvocato.
Lo scontro tra clan e il ruolo delle “giovani leve” della mafia etnea
Tra i particolari diffusi dalla Procura, vi è poi quello relativo a una rissa che sarebbe successivamente degenerata in una sparatoria tra il 16 e il 17 aprile 2022. Un gruppo di giovani ritenuti vicini al clan mafioso catanese dei Mazzei avrebbe infatti impedito a un “cantante neomelodico” di esibirsi con il trapper Tony Effe. Il cantante neomelodico etneo in questione sarebbe un parente di un esponente di rilievo del clan ‘Cappello-Bonaccorsi’.
Durante le indagini “è emerso a livello di gravità indiziaria il coinvolgimento della compagine criminale in una estesa attività di spaccio di stupefacenti, con piazze di spaccio al Villaggio Sant’Agata, Librino e a San Cristoforo”.
Le sparatorie tra Villaggio Sant’Agata, Librino e Camporotondo Etneo
E ancora, a partire dal 14 giugno 2023 – sottolinea la Procura – si sono registrare diverse sparatorie nei quartieri di Villaggio Sant’Agata e Librino, a quanto pare connesse ai fatti avvenuti all’Ecs Dogana. Si sarebbero verificati, infatti, “agguati armati, con la contrapposizione di due opposte fazioni interne al sodalizio stesso, costituite da un lato da chi voleva punire un membro as-seritamente infedele del sodalizio e dall’altro da chi avrebbe preso le difese di quest’ultimo”.
Le armi sarebbero state utilizzate anche nel pomeriggio del 16 giugno 2023, sempre nel Villaggio Sant’Agata Zona A, tra due fazioni. Altro episodio è quello del 21 giugno 2023, quando a seguito di contrasti emersi per un debito non pagato di 500 euro, una delle due fazioni sarebbe intervenuta a difesa del devitore. Ciò avrebbe successivamente scatenato una ritorsione, culminata nelle sparatorie del 22 e del 23 giugno 2023 nella località di Camporotondo Etneo. Qui una palazzina sarebbe statra raggiunta da numerosi colpi di arma da fuoco, anche di grosso calibro.
Spaccio indoor e introduzione di droga e cellulari nelle carceri siciliane
Secondo i pm, dalle indagini è stata dunque accertata “l’espansione delle attività illecite, non limitate più al tradizionale smercio di stupefacenti, all’interno di abitazioni nel quartier generale del Villaggio Sant’Agata e Librino (cosiddetto spaccio indoor), ma consistenti in innovative tipologie di operazioni particolarmente remunerative, basate sull’introduzione, nelle carceri dell’Isola, di stupefacenti, dispositivi telefonici e sim”.

