Nella crisi, tanti sperperi Ue, manovra verso investimenti produttivi - QdS

Nella crisi, tanti sperperi Ue, manovra verso investimenti produttivi

Carlo Alberto Tregua

Nella crisi, tanti sperperi Ue, manovra verso investimenti produttivi

sabato 21 Novembre 2020 - 00:00

Il Consiglio europeo, formato dai ventisette capi di Stato o di governo, continua a discutere sul bilancio 2021/27, all’interno del quale vi sono i fondi del Quadro finanziario pluriennale (Qfp) per 1074, 3 miliardi di euro, nonché il Next Generation Eu per 750 miliardi di euro necessari per fronteggiare il Covid-19, suddivisi in: 390 miliardi di sovvenzioni e 360 miliardi di prestiti.
Mentre le risorse del Qfp dovranno essere fornite dai ventisette Stati membri, quelle del Ng dovranno essere raccolte sui mercati finanziari.
Nonostante la mediazione eccellente di Angela Merkel, il bilancio non viene ancora approvato per la ferma contrarietà di Ungheria e Polonia, mentre è necessaria l’unanimità.
I due Paesi si oppongono perché l’Unione non vuole assegnare loro i fondi europei, in quanto ritiene che non abbiano sufficiente democrazia.
Non sappiamo se la controversia si riuscirà a comporre, ma lo auguriamo, in modo che il bilancio cominci a esplicare i suoi effetti dal prossimo primo gennaio.

La spesa dell’Unione è indirizzata verso: 1. innovazione e agenda digitale per 143,4 miliardi; 2. coesione, resilienza e valori per 1099,7 miliardi; 3. risorse naturali e ambiente per 373,9 miliardi; 4. migrazione e gestione delle frontiere, appena 22,7 miliardi; 5. sicurezza e difesa, anche qui briciole, per 13,2 miliardi, in quanto l’Ue non ha forze di difesa; 6. vicinato e resto del mondo 98,4 miliardi, adoperati anche per la cooperazione internazionale e gli aiuti umanitari; 7. ed infine, Pubblica amministrazione europea per 73,1 miliardi.
Dai numeri elencati si può comprendere l’indirizzo di politica economica dell’Unione. Essa poggia su raccomandazioni specifiche, Paese per Paese, in modo che ognuno di essi vada verso la transizione verde e digitale, la crescita e la creazione di posti di lavoro e, in generale, la maggiore crescita economica possibile.
Le risorse proprie dell’Ue sono a carico di ciascun Paese che dovrà versare l’un per cento del proprio Pil, oltre a quote basate sull’iva ed il Reddito nazionale lordo.
Occuparci dell’Europa sembra tanto distante, però sarebbe poco utile non preoccuparsi delle regole dell’Unione, anche perché in questi decenni, via via, ogni Stato membro ha ceduto parti non grandi della propria sovranità nazionale.
Tutti i politici ed i giornalisti che blaterano al vento cose di cui non hanno conoscenza, inducono la pubblica opinione ad errori di valutazione, che sono anche conseguenza di una becera propaganda di capi e capetti politici, i quali non mirano al benessere dei cittadini, bensì a catturarne il consenso, sfruttando la loro ignoranza.
L’Unione è in condizione di controllare i bilanci di ogni singolo Stato, di aprire procedure di infrazione e di comminare sanzioni, che vengono occultate dai singoli Stati per non avere la riprovazione dei propri cittadini.
Un esempio è quello dell’Italia, che continua a pagare risorse non indifferenti all’Ue, multe, per le violazioni dell’ambiente in tema di depuratori e rifiuti solidi urbani.

C’è di più. L’Unione europea controlla in maniera ferrea che i bilanci dei partner siano in pareggio e ammonisce a diminuire il debito pubblico sia in assoluto che in rapporto al prodotto interno lordo. Cosicché, chi non osserva il pareggio di bilancio, rischia la procedura di infrazione, a meno che lo sforamento non sia stato preventivamente autorizzato per specifiche ragioni .
È il caso dell’epidemia, per cui quest’anno ed il prossimo il pareggio di bilancio europeo è sospeso. Il governo italiano ne ha approfittato e ne approfitta, allargando a dismisura il debito, infischiandosene del fatto che esso dovrà essere pagato successivamente dai ventenni e trentenni di oggi.
L’Italia sta ricevendo una buona liquidità perché i suoi titoli di Stato sono comprati copiosamente dalla Banca Centrale Europea e perché, come prima si accennava, continua ad emettere Buoni del Tesoro a iosa per coprire gli indebitamenti.
Ma la pacchia finirà ed in quel momento arriverà una crisi nera, perché la spesa non è andata ad investimenti e crescita, bensì a sussidi e graziose elargizioni.

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