La vicenda di Niscemi sarebbe tutta da ridere, ma in effetti c’è da piangere. Il disastro dello scorso gennaio era ampiamente annunciato, pensate, fin dal 1997. Da allora, geologi, professionisti, imprenditori e cittadini di quel paese chiesero a gran voce le opere di consolidamento della collina e del resto dell’area a rischio, per evitare il disastro che poi si è verificato.
Niscemi, 1997-2025: ventotto anni di fondi stanziati e mai spesi per il consolidamento della collina
Non solo a gran voce e con insistenza si invocarono pronti interventi, ma la Regione, con una strana tempestività, stanziò subito ventiquattro miliardi di lire per tutte le opere di consolidamento necessarie.
Il tempo è passato senza che nulla sia accaduto, tanto che con l’entrata in circolazione dell’Euro, a gennaio del 2002, la somma stanziata in ventiquattro miliardi di lire si trasformò in dodici milioni di euro.
Ma le cose non cambiarono perché la somma in miliardi o quella in milioni di euro è sempre rimasta immobile, senza che le ipotesi del progetto di consolidamento della collina niscemese si mettessero in atto.
Burocrazia regionale da terzo mondo: decine di miliardi di fondi europei non spesi
Il quadro che rappresentiamo è sintomatico di una Regione che non funziona, con una burocrazia da terzo mondo, guidata da dirigenti incapaci e nullafacenti, ovviamente non tutti, perché ve ne sono di brillanti, che però non possono operare. Per cui, non solo le risorse accennate, ma decine di miliardi di fondi extraregionali, cioè europei e nazionali, non vengono spesi se non in percentuali a una cifra.
Quattro presidenti della Regione indagati dalla Procura di Caltanissetta
Si tratta di uno sconcio che dura da oltre trent’anni e in particolare dall’anno della riforma elettorale del 10 giugno 2005, che ha previsto l’elezione a suffragio universale del presidente della Regione, il quale si traina 7 su 70 deputati regionali (90 fino al 2017). Ricordiamo che il primo presidente eletto con questo metodo fu Totò Cuffaro.
Qualche tempo fa pubblicammo una foto con le facce dei quattro presidenti dall’inizio della riforma prima accennata: Cuffaro, Lombardo, Crocetta e Musumeci. Non sappiamo se quella fotografia, che correlava la relativa inchiesta, sia stata la scintilla che ha fatto attivare le indagini della Procura di Caltanissetta, la quale ha aperto i fascicoli inserendovi tredici indagati, fra cui quattro presidenti della Regione: Lombardo, Crocetta, Musumeci e l’attuale Schifani. Non abbiamo letto le carte, per cui non sappiamo perché sia stato escluso Cuffaro, indagato per altra attività.
Fondi di coesione Ue: la Sicilia ha speso solo il 7% dei 7 miliardi disponibili
La questione che riportiamo da anni (forse da decenni) con puntualità, ci ha attirato le antipatie di una parte debole della classe politica e della parte inefficiente della burocrazia, perché a nessuno piace sentire la verità.
Ma la verità è incontrovertibile e cioè che la Regione non spende i fondi extraregionali. Lo ripetiamo a chiare lettere da sempre e chiediamo ai dirigenti regionali preposti alla spesa degli stessi fondi di smentirci con dati alla mano.
Per esempio, i fondi di coesione (Fesr e Fse+) 2021/2027 hanno messo a disposizione della Sicilia un importo di circa 7 miliardi di euro. Ebbene, di questi sono stati spesi appena 500 milioni (7%): una vergogna.
Lo Stato ha stanziato per i Fondi di sviluppo e coesione a favore della Sicilia circa 5 miliardi. Anche di questo importo la Regione ha speso solo 247 milioni (il 4,7%).
Infine, ma non ultimo, i fondi propri della Regione: secondo un’ipotesi approvata dalla Giunta c’è un avanzo di bilancio superiore a 5 miliardi di euro. E la spesa?
Appalti senza trasparenza e cronoprogrammi ignorati: il teatrino nauseante della Regione Siciliana
Di fronte a questo scenario di guerra, del tutto incomprensibile in una condizione di normalità, risulta ancora più misterioso il fatto che i conti della Regione prevederebbero un tale esubero. Non si capisce se esso è dovuto a somme non spese o ad altre motivazioni. Ma anche in questo caso è deleterio constatare che vi sono risorse così rilevanti che non vengono spese.
In una Regione che ha bisogno di tutto – dalle riparazioni ordinarie e straordinarie degli argini dei fiumi, alla ricostruzione dei territori terremotati, alle manutenzioni delle strade di competenza e ad altre centinaia e centinaia di opere pubbliche che dovrebbero essere ricostruite o riparate con somma urgenza – non si avvertono appalti adeguati, che meritano un discorso a parte.
Di che si tratta? Gli appalti dovrebbero essere assegnati con trasparenza e i lavori tassativamente eseguiti sul calendario previsto, con un cronoprogramma preciso. Questo, però, non accade mai.
Teatrino nauseante.

