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Nobel Pace, Israele e Usa furiosi col mondo per il premio a Pillay

Nobel Pace, Israele e Usa furiosi col mondo per il premio a Pillay

Netanyahu: “Hanno perso la bussola”. Rubio annuncia sanzioni alla Cpi

Roma, 9 ott. (askanews) – L’annuncio del conferimento del Premio Nobel per la Pace 2026 a Navanethem “Navi” Pillay, la giurista che alla guida della commissione d’inchiesta Onu stabilì che durante la guerra a Gaza Israele aveva commesso un genocidio, ha scatenato la furia cieca di Tel Aviv e Washington, che hanno attaccato in maniera scomposta il Comitato norvegese del Nobel e la Corte Penale Internazionale, di cui Pillay è stata una delle prime giudici.

Insignita del premio “per il suo impegno nella promozione della pace e del diritto internazionale”, l’85enne sudafricana, che al momento dell’annuncio si trovava a Norimberga (i cui processi l’avevano sempre affascinata), ha dapprima scherzosamente minacciato: “Se applaudite un po’ più forte potrei dividere il premio con Trump…”, riferendosi alle innumerevoli volte in cui il presidente Usa ha rivendicato per sé il premio, ma poi ha rivelato di essere “rimasta sorpresa dal fatto che la motivazione parli di coraggio, perché non ci vuole coraggio per dire la verità, basta vedere i fatti, interpretare la legge e prendere una decisione imparziale”. E “quel che accade a Gaza – ha rivendicato – può definirsi genocidio”.

Dedicando il premio “a tutti i sopravvissuti ai crimini internazionali” e a “quanti difendono la giustizia penale internazionale”, Pillay ha lanciato un messaggio “forte sulle priorità che il mondo deve darsi: la giustizia e la tutela dei diritti umani. Il mio messaggio ai leader politici, è che avete un obbligo giuridico: al di là di qualsiasi altro impegno morale, avete l’obbligo legale di proteggere i diritti umani, di evitare la guerra e di rendere concreta la Carta delle Nazioni Unite. È un obbligo che chiedo a ogni Stato di adempiere. L’ultima cosa che vogliamo è che gli Stati canaglia agiscano di propria iniziativa, come nel caso degli attacchi alla Corte Penale Internazionale”. Quasi una profezia.

E mentre il mondo iniziava a celebrare l’opera di Pillay (“Poche persone hanno dedicato la propria vita alla giustizia, alla pace e alla dignità umana quanto lei”, ha detto la presidente della Commissione Ue Ursula Von der Leyen; “Ha dimostrato anche che la difesa dei diritti umani è la garanzia più sicura contro le ingiustizie”, ha commentato il segretario generale Onu Antonio Guterres; “Un riconoscimento davvero meritato e quanto mai opportuno, in un momento in cui il diritto internazionale è sottoposto a crescenti pressioni”, ha scritto il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa), Israele ha iniziato a lanciare le sue bordate.

Il ministero degli Esteri israeliano ha dapprima scritto che con la sua decisione “il Comitato Nobel ha premiato la più grande menzogna del XXI secolo” e che “Joseph Goebbels sta certamente applaudendo dall’inferno”, poi è arrivata la velenosa dichiarazione del primo ministro Benjamin Netanyahu: “Il Comitato per il Nobel ha perso la bussola morale. Ha conferito il suo massimo riconoscimento a una persona intollerante che ha costruito la propria carriera inventando e diffondendo calunnie antisemite contro l’unico Stato ebraico al mondo”.

Dall’altra parte dell’Atlantico il presidente americano Trump si è inizialmente limitato a condividere un post dello studio legale del suo avvocato David Schoen: “Oggi il Comitato per il Nobel si è screditato in modo irreparabile e ha sminuito il prestigioso Premio Nobel per la Pace assegnandolo a Navi Pillay dell’Onu. Pillay nutre un odio sfacciato verso l’America e Israele. Nel suo ruolo ha esaltato i terroristi e premiato Hamas. Ha condotto una finta ‘indagine’, sostenendo che Israele abbia commesso un genocidio, sollecitando che venga perseguito. Non gode di alcuna credibilità in alcun ambito serio e non ha mai fatto nulla per promuovere la pace. Tutt’altro”. Ma più tardi l’Amministrazione Usa ha scatenato una vera e propria rappresaglia per la decisione di conferire il premio a Pillay, con il segretario di Stato Marco Rubio che ha annunciato sanzioni alla Cpi (che nel 2024 ha emesso un mandato d’arresto nei confronti di Netanyahu): “Oggi gli Stati Uniti sanzioneranno la Corte penale internazionale. Vieteremo le transazioni con questa corte canaglia, tagliando le sue risorse e paralizzando la sua capacità operativa. Ci aspettiamo – ha minacciato Rubio – che i nostri alleati, molti dei quali fanno parte della Cpi e si affidano ai militari americani per la propria difesa, mettano un freno alla Corte”.

La decisione dell’Amministrazione Usa è stata definita “deplorevole” dalla Commissione europea, la quale ha assicurato pieno appoggio al Tribunale dell’Aia. “L’Ue collaborerà strettamente con la Cpi per garantirne la continua ed efficace operatività. Restiamo inoltre impegnati – ha proseguito la Commissione guidata da Von der Leyen – a lavorare con tutti i 125 Stati che fanno parte dello Statuto di Roma per preservarne e rispettarne l’indipendenza, affinché la Corte possa proseguire la sua missione fondamentale”.

Non solo Europa: al fianco della Cpi sono poi scesi in campo anche Canada, Danimarca, Germania, Francia, Italia, Giappone, Paesi Bassi e Regno Unito: “Noi, Stati membri dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale – hanno affermato i ministri degli Esteri degli otto Paesi in una dichiarazione congiunta -, ribadiamo il nostro continuo e incrollabile sostegno all’indipendenza, imparzialità e integrità della Cpi. In qualità di convinti sostenitori della Corte Penale Internazionale esprimiamo il nostro rammarico e la nostra ferma opposizione all’annuncio delle sanzioni che gli Stati Uniti intendono imporre alla Corte”.

Insomma, Israele e Stati Uniti contro tutti. O perlomeno, contro quella parte di mondo che crede fermamente allo stato di diritto e all’ordinamento giuridico internazionale.

(di Massimo Santucci).