L’articolo 81 della Costituzione recita: “Lo Stato assicura l’equilibrio fra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico (…) Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provveda ai mezzi per farvi fronte”.
L’articolo 81 e Mario Monti: la norma sull’equilibrio di bilancio che la politica ignora
La norma è lapidaria e facilmente comprensibile, per cui non si capisce come dei parlamentari, mediamente colti, possano proporre disegni di legge che comportano spese senza indicare le relative coperture, cioé le entrate. Non sappiamo se trattasi di parlamentari ignoranti o in malafede. In ambedue i casi discutono del nulla.
Vogliamo ricordare il merito che ha avuto Mario Monti quando fu nominato presidente del Consiglio nel 2011, che introdusse questa modifica di legge costituzionale, approvata con maggioranza qualificata dal Parlamento. Approfittiamo per ricordare anche la riforma delle pensioni, detta Fornero dalla ministra, che ha salvato l’Inps dal fallimento. Per questi due provvedimenti Mario Monti è odiato dalla classe politica, ma da noi lodato.
Prima si produce, poi si distribuisce: il principio che Governi e Parlamenti ignorano
Perché questo incipit? Perché i Governi e i Parlamenti che approvano le leggi non hanno ben capito (o forse lo sanno, ma sono in malafede) che le norme di spesa costituiscono una sorta di distribuzione della ricchezza. Per conseguenza, non c’è ricchezza distribuibile se prima non si produce.
Dunque, Governo e Parlamento dovrebbero preoccuparsi in primissimo luogo di stimolare, sostenere e aiutare tutti quei soggetti economici che producono ricchezza e solo dopo, con la cautela del “pater familias”, distribuire quanto altri – bravi – hanno prodotto.
È inutile nasconderlo: a elargire uscite non ci vuole nulla; anche gli incompetenti lo sanno fare. E sono appunto incompetenza e imbecillità i requisiti di quei Governi e Parlamenti che continuano ad approvare leggi di spesa senza antecedentemente indicare le fonti che producono ricchezza, cioé entrate.
Spesa corrente contro investimenti: il meccanismo perverso del consenso elettorale
La questione che poniamo non è solo nel rapporto fra produzione e distribuzione di ricchezza, ma anche nella qualità della spesa, che deve rispettare i canoni di efficacia e produttività.
La spesa va orientata su due grandi filoni: quella corrente (in parte cattiva) e la seconda, per investimenti (buona perché produce l’aumento di ricchezza).
Perché Governi e Parlamenti approvano leggi di spese correnti e non per investimenti? La spiegazione è semplice: la spesa corrente accontenta subito gli elettori; quella per investimenti darà frutti nel futuro e quindi sarà destinata alle generazioni a venire. Ma a Governi e Parlamenti non importa nulla del futuro, perché sono ossessionati dai sondaggi e quindi dal consenso di elettori ed elettrici mese per mese, giorno per giorno, ora per ora.
L’uovo oggi o la gallina domani: la sfiducia dei cittadini verso la classe politica
Questo perverso meccanismo poi rimbalza su cittadini e cittadine. Questi ultimi dovrebbero fidarsi della classe politica istituzionale. Ma i cittadini non si fidano perché hanno ricevuto tante delusioni, per cui preferiscono “l’uovo oggi piuttosto che la gallina domani“.
Come vedete, vi è un coacervo di situazioni contro le future generazioni, cui quelle attuali non vogliono pensare.
Fiducia, cultura e lettura: le condizioni per invertire la tendenza e costruire il futuro
Cosa si dovrebbe fare per invertire questa perversa tendenza? Creare un clima di fiducia fra le persone comuni e quelle che sono preposte a dirigere le istituzioni. Ma per assolvere a questo requisito occorrerebbe che i governanti fossero persone colte, oneste, capaci e previdenti; insomma, essere nelle condizioni di meritare fiducia, che va conquistata con i comportamenti concreti, con i fatti e non con le vuote parole emesse da bocche che respirano, in talk show o scritte sul web.
Dall’altra parte, occorrerebbe che i cittadini leggessero molto libri e quotidiani di carta (quelli digitali si sfogliano senza lasciar traccia) in modo da capire i fatti, soprattutto quelli che sono capaci di generare ricchezza, e quindi di assicurare un futuro migliore ai giovani, per i quali le attuali generazioni dovrebbero lavorare, eliminando quell’egoismo diffuso che fa privilegiare l’oggi rispetto al domani.

