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Non si raffreddano le tensioni Ati-Sie. In stallo gli interventi sulla rete idrica catanese

Non si raffreddano le tensioni Ati-Sie. In stallo gli interventi sulla rete idrica catanese
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Nonostante lo stop alla revoca dei fondi e la richiesta del Mit di accelerare, tra Assemblea e società restano “nodi” su piano d’ambito, Pef e manovra tariffaria

CATANIA – Chi avesse sperato che la decisione del ministero di non revocare i fondi del Pnrr avrebbe ammorbidito i rapporti tra l’Assemblea territoriale idrica di Catania e la Sie, la società pubblico-privata che nel 2024 ha firmato una convenzione della durata di 29 anni per gestire il servizio nell’intera provincia, rischia di rimanere profondamente deluso.

Negli ultimi giorni, gli attriti tra le parti si sono riacutizzati. E per quanto ciò non faccia notizia, considerato com’è trascorso il 2025, tra lettere di contestazioni e malumori, rappresenta un segnale che va in direzione decisamente opposta rispetto a quella indicata da Roma per non vedere sfumare la possibilità di impiegare 17 milioni di euro per ridurre le perdite idriche.

Pnrr e condizioni del ministero: lavori da avviare subito

Il ministero a inizio anno è stato chiaro: la procedura di revoca è stata archiviata, come richiesto sia dall’Ati che da Sie, ma a condizione di dimostrare in maniera concreta la volontà di avviare i lavori e di portarli al termine nel più breve possibile.

Soltanto così, è ciò che si legge tra le righe della comunicazione di cui il Quotidiano di Sicilia nei giorni scorsi ha dato notizia in esclusiva, si può pensare di concedere una proroga al termine del 31 marzo, che, di fatto, rappresenta una scadenza impossibile da rispettare. L’impegno riconosciuto dal ministero sembra destinato a evaporare.

Piano d’ambito e scontro tra Ati e Sie

Ancora una volta a contrapporre l’ente pubblico in cui siedono i sindaci alla società amministrata da Sergio Cassar, tra i privati che detengono il 49 per cento di Sie tramite l’impresa Hydro Catania, è il mancato aggiornamento del piano d’ambito, del piano economico-finanziario e della manovra tariffaria.

Per Sie, tali passaggi sono imprescindibili per avviare il progetto finanziato con il Pnrr e senza rischiare di perdere per strada i fondi. Una valutazione che è stata sottoposta al ministero, che ha confermato che si tratta di requisiti di ammissibilità che possono essere verificati anche in corso d’opera.

La posizione dell’Ati: nessun rischio di revoca

Per l’Ati, invece, il rischio di una revoca non esiste e Sie si starebbe incaponendo su una questione che sarà superata a breve. “Spiace constatare che nonostante la comunicazione di archiviazione del procedimento di revoca del finanziamento, la Sie continui a sostenere posizioni contrastanti con l’interesse pubblico, contrarie agli obblighi assunti con la convenzione sottoscritta in data 24 luglio 2024, e in violazione degli impegni assunti con l’atto d’obbligo sottoscritto in data 14 settembre 2024 ove era espressamente previsto che le attività indicate nella scheda intervento e nella documentazione progettuale, qualora non già avviate, dovranno essere iniziate dal soggetto attuatore a partire dalla data di sottoscrizione”, si legge in una nuova nota che martedì scorso il presidente dell’Ati, Fabio Mancuso, ha inviato a Sie e per conoscenza anche al ministero.

Le accuse di Mancuso e il nodo dei requisiti

Per Mancuso è “incomprensibile il rifiuto” da parte di Sie “di porre in essere financo le attività preliminari all’attuazione dell’intervento, vanificando così gli sforzi profusi per ottenere l’archiviazione del procedimento di revoca del finanziamento”.

Nel mirino c’è la resistenza del gestore unico. “È evidentemente necessario ribadire che al contrario di quanto sostenuto da Sie, il procedimento di revoca del finanziamento era stato avviato essendo stato accertato il notevole superamento dei termini contrattuali, senza che sia intervenuto l’avvio di esecuzione dell’intervento”, ha aggiunto Mancuso, sottolinenando che dal ministero non era state fatte contestazioni riguardanti “la perdita sopravvenuta di uno o più requisiti di ammissibilità”.

Tariffe, coperture e fondi Pnrr

Nella lettura dell’Ati, i ritardi nell’aggiornamento di piano d’ambito, Pef e manovra tariffaria non possono incidere sull’utilizzabilità dei fondi del Pnrr, in quanto questi ultimi sono stati concessi in un momento in cui la situazione era identica a quella attuale.

“Nulla è cambiato rispetto a quando il progetto presentato dal soggetto attuatore è stato ammesso a finanziamento. Se la tesi della Sie fosse fondata, l’intervento non avrebbe avuto ex ante i requisiti di ammissibilità e sarebbe stato dichiarato illo tempore non finanziabile”, si legge.

Secondo Mancuso, le richieste del ministero per ciò che riguarda i requisiti di ammissibilità sono legati all’avere garanzie in merito alla copertura economica che il bando prevede sia assicurata dalla tariffa, a complemento del finanziamento pubblico. Nel caso di Sie, si tratta di 168.990,60 euro a fronte di oltre 16,7 milioni. “Questa Ati ha già garantito con fondi propri, approvando apposita variazione di bilancio, la copertura”, viene ricordato nella missiva.

Progettazione incompleta e rischio per l’utenza

Dove viene sottolineato che gli interventi finanziati con il Pnrr riguardano opere che erano presenti nel piano d’ambito del 2005, quello in vigore al momento in cui si svolse la gara d’appalto aggiudicata dal raggruppamento d’imprese che avrebbe poi dato vita a Hydro Catania.

Stando così le cose resta da capire come il ministero reagirà davanti a questo nuovo scontro. Considerando peraltro che, visto quanto ritenuto dall’Ati, prima di avviare le opere bisognerebbe completare la progettazione.

“Il progetto esecutivo, unitamente al rapporto di verifica, è stato reso disponibile dalla Sie soltanto con la nota del 13 settembre 2025, ma in maniera incompleta, risultando mancante di parte significativa degli elaborati”, si legge.

La conclusione della lettera è quella che più rischia di infastidire sindaci e cittadini: “L’immobilismo della Sie rischia di cagionare un enorme danno all’utenza, visto che gli interventi oggetto del finanziamento dovranno comunque essere effettuati, e dunque, il concreto risultato dell’assurda posizione tenuta dal soggetto attuatore sarà quello di ribaltarne i costi sull’utenza se il finanziamento dovesse essere revocato”.