Occorre tassare l’energia fossile - QdS

Occorre tassare l’energia fossile

Carlo Alberto Tregua

Occorre tassare l’energia fossile

mercoledì 21 Luglio 2021 - 00:00

Il disastro ambientale è prossimo

I disastri ambientali che stanno colpendo il nostro Pianeta e, per conseguenza, i cittadini di varie parti del mondo, sono diventati frequenti e continui perché vi è una sordità da parte dei governi nel cambiare modo di produrre beni e servizi adoperando un’energia che non rilasci anidride carbonica.
La stessa si continua ad immagazzinare nell’atmosfera rendendola più fragile e quindi più penetrabile dai raggi solari. Questa sorta di mantello che circonda la Terra viene così indebolito, con la conseguenza che la sua protezione diminuisce continuamente.

Ulteriore conseguenza è lo scioglimento dei ghiacciai cosiddetti perenni per l’aumento delle temperature, l’aumento del livello del mare, che copre sempre di più interi territori anche abitati, una mutazione della rotazione dei venti e quindi lo scardinamento delle stagioni, con effetti devastanti di inondazioni, esondazioni ed altre ‘amenità’ del genere.

Siamo più volte intervenuti sull’argomento, sfidando anche l’indifferenza dei siciliani sulla materia, i quali si rifugiano nella motivazione che comunque non ci possono far nulla. Non è così perché è vero che il cittadino è come una goccia del mare, ma dimentica che tante gocce fanno il mare.
Quindi, è essenziale che ognuno si faccia un proprio convincimento sul futuro, il quale sarà orientato dalla massa dei convincimenti. Essi servono per determinare le scelte politiche di un Paese, che a sua volta dovrebbe cercare di indurre gli altri Paesi verso una politica ambientale più saggia e meno egoista.

Se volete, la questione ricade sui consumi di energia fossile: carbone, petrolio e gas, nell’ordine di inquinamento.
Per fortuna il consumo di carbone diminuisce continuamente, ma ancora, per esempio, in Europa vi sono le famose miniere della Ruhr, dalle quali se ne estrae cospicue quantità. Senza dimenticare che la Cina viaggia a carbone.

Poi, minore inquinamento è prodotto dal petrolio, ma se ne consuma ancora tanto; circa un decimo è prodotto dal gas, che comunque immette CO2 nell’atmosfera e la sua estrazione induce diversi effetti nocivi.
La questione non è risolvibile a breve, ma se la ricerca indirizzasse i suoi studi verso la conversione dell’anidride carbonica in energia – completando così l’ultimo segmento dell’economia circolare – ecco che il problema generale sarebbe risolto brillantemente perché in un colpo solo si diminuirebbe l’inquinamento dell’atmosfera ed aumenterebbe la risorsa di energia tratta appunto dalla CO2.

Vi sono Paesi più avanzati che hanno completato l’ultimo segmento dell’economia circolare per quanto concerne l’altro flagello dell’umanità: i rifiuti solidi urbani. I Paesi più civili ormai li riconvertono in energia, materie prime e carburante pulito; quelli incivili come il Mezzogiorno d’Italia e le Isole, li stratificano in enormi discariche a cielo aperto che inquinano atmosfera e sottosuolo.

Fra questi territori incivili c’è – lo diciamo con grande dispiacere – la nostra Sicilia, nella quale i presidenti di Regione degli ultimi trent’anni non si sono preoccupati di smontare i monopoli dei gestori delle discariche in favore di moderni termocombustori.

Per passare dal consumo di energia fossile a quello di energie da fonti rinnovabili, vi è una sola strada: scoraggiare la prima ed incentivare le seconde. Come? Tassando l’energia fossile e favorendo quella rinnovabile, perché quest’ultima ha un costo di produzione superiore a quello della prima.

Ovviamente una decisione politica di questo genere non potrebbe essere presa da un solo Paese, ma nel nostro caso dall’intera Europa, per evitare di dare vantaggio a chi, eventualmente, continuasse ad utilizzare l’energia inquinante.

Non sembra però che i ventisette Stati membri abbiano a cuore il miglioramento dell’atmosfera e quindi non sono neanche d’esempio agli altri due grandi blocchi, americano ed asiatico, per andare nella direzione indicata.

L’Africa ancora è troppo arretrata per pensare ad una svolta di questo genere, ma i Paesi sviluppati non hanno scusanti.

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