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Settore olivicolo, Titone: “Importante sapere che lo Stato si batte per noi produttori”

Settore olivicolo, Titone: “Importante sapere che lo Stato si batte per noi produttori”
Antonella Titone

“Sapere che c’è uno Stato che si batte per noi produttori per combattere le frodi, garantire qualità e trasparenza è stato degno di significato e di emozione”

“Sapere che c’è uno Stato che si batte per noi produttori per combattere le frodi, garantire qualità e trasparenza è stato degno di significato e di emozione. È il riconoscimento più importante che abbia mai ricevuto perché è istituzionale. È stato come un modo per dire: “Non siete soli, saremo accanto a voi come supporto”. A dirlo alla nostra testata è l’imprenditrice Antonella Titone che ha ricevuto il riconoscimento di Maestro per il settore olivicolo nell’ambito del premio “Maestro dell’arte della cucina italiana”.

Il premio “Maestro dell’arte della cucina italiana”

La cerimonia di consegna del premio è avvenuta nella Sala Verde di Palazzo Chigi alla presenza della premier Giorgia Meloni e del ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida. Dieci i riconoscimenti assegnati, uno per ciascuna eccellenza della filiera agroalimentare italiana. Gli altri premiati sono stati Francesco Panella ed Enrico Cerea rispettivamente per la gastronomia e la cucina, Simone Padoan e Piero Antinori per l’arte della pizza e vitivinicola, Margherita Angela Mastromauro e Pier Luigi Roscioli per la pasta e per la panificazione, Federica Russo per la pasticceria, Eugenio Morrone per la gelateria e Nicola Bertinelli per l’arte casearia. Il premio, istituito con la legge n. 59 del 19 aprile 2024, è dedicato alla valorizzazione dei Maestri dell’enogastronomia italiana e delle professionalità che custodiscono, tramandano e innovano il patrimonio dei saperi e delle tradizioni gastronomiche nazionali.

“Siamo una famiglia di farmacisti e abbracciamo i metodi di coltivazione naturale”

“Fare bene il proprio lavoro è fondamentale ma non è sufficiente – continua –, da sola posso fare poco. L’olio è paesaggio, biodiversità e salute quindi attribuirgli un valore è importante”. Titone guida l’azienda olearia di Misiliscemi, in provincia di Trapani, raccogliendo l’eredità di una tradizione di famiglia tramandata dal 1936. Qui l’agricoltura biologica s’intreccia sapientemente con il rigore della branca farmaceutica. La visione scientifica della filiera affonda le sue radici nella laurea in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche dell’imprenditrice diventata una figura di riferimento nel settore. “Da sempre abbracciamo i metodi di coltivazione naturale, siamo una famiglia di farmacisti e questo bagaglio culturale ci ha portato ad andare oltre e a caricare l’olio di significati ambientali e di salubrità”.

Tra Trapani e Marsala, in un territorio dominato dalla presenza di Erice alle spalle e le isole Egadi di fronte, l’azienda rappresenta una delle realtà pioniere in Sicilia nel percorso verso la conversione alla produzione biologica.

Una coltivazione che rispetta i cicli della natura

L’idea di coltivazione di Titone, ereditata dal padre, rispetta i cicli della natura ed è priva di elementi chimici: “È frutto di precisione e di studi continui. Abbiamo da sempre avuto a cuore la salute delle persone e dell’ambiente per questo inseguiamo, come un atto d’amore, un prodotto nutraceutico buono, sano, pulito. Anche una goccia in questo deserto ha un suo valore”. Un messaggio che Titone tiene a fare arrivare nelle tavole dei consumatori e per il quale opera con fermezza. “L’ordinarietà è facile ma superare delle sfide comporta sacrificio, rischio, imprevedibilità e forza d’animo”.

Ridefinire la semplice concezione di olio come prodotto di consumo costruendo un legame più profondo tra la materia prima, la zona d’origine e chi lo sceglie, “questo mi porta a raggiungere sempre nuovi obiettivi con grande umiltà e studio, che devono essere alla base di ogni ricerca”. Tra i temi al centro del dibattito oggi, sulla qualità e il controllo della filiera produttiva olivicola, si annoverano la tracciabilità, la classificazione degli oli vergini e la trasparenza, elementi sempre più rilevanti in un settore complesso dove il supporto istituzionale diventa un valore aggiunto.

La responsabilità dei produttori

Un contesto nel quale cresce anche la responsabilità dei produttori chiamati ogni giorno a garantire standard elevati e a tutelare il rapporto di fiducia con il consumatore finale. “Oggi è una responsabilità fare bene tutto. Ogni anno, durante tutto il processo produttivo che dura dodici mesi, ciò che muove le mie azioni e la mia velocità è il desiderio di dare a chi sceglie il mio olio il meglio che io posso, nell’animo”, dichiara. Ed è proprio il rapporto tra prodotto e territorio uno dei fattori che attualmente sta ridefinendo il valore dell’extravergine in un mercato sempre più attento all’origine, alla qualità e alla capacità delle aziende di raccontare la propria identità e differenziarsi: “È quello che mi dà la spinta e il coraggio ogni mattina di alzarmi e di metterci tutta me stessa. Al meglio non c’è mai fine”.

Una prospettiva che si innesta in un percorso dove sono le caratteristiche organolettiche del prodotto a diventare la sintesi reale delle scelte fatte lungo l’intero ciclo di produzione: “Il mio olio è l’espressione del mio territorio. Sa di mare, di venti di scirocco, di pomodoro e di erba sfalciata in grado di sprigionare sapori antichi della Sicilia occidentale. In più, c’è quell’elemento magico, che non riesco a quantificare, che passa attraverso quello che produco”.

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