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Omicidio a Partinico, l’agricoltore resta in carcere ma il gip non convalida il fermo

Omicidio a Partinico, l’agricoltore resta in carcere ma il gip non convalida il fermo
La polizia scientifica sul luogo del delitto a Partinico

Nessuna convalida di fermo per Francesco Lo Iacono, l’uomo di 47 anni partinicese arrestato dalla Squadra Mobile con l’accusa di avere ucciso a colpi di pistola Vito La Puma, l’allevatore di 73 anni freddato con tre proiettili lo scorso 14 gennaio nelle campagne di Partinico nei pressi di Borgo Parrini. La decisione del gip Walter Turturici dopo che l’avvocato dell’arrestato, Maria Polizzi, si è opposta alla convalida perché non c’era il pericolo di fuga dell’indagato.

Lo Iacono, però, rimane in carcere dopo che il gip ha applicato la misura cautelare in carcere accogliendo la richiesta della Procura. L’agricoltore non ha risposto alle domande del gip avvalendosi della facoltà di non rispondere.

Vito La Puma ucciso a Partinico, la svolta dopo due settimane di indagini

L’arresto dell’uomo è scattato venerdì mattina quando gli agenti della polizia si sono presentati a casa di suo padre. Lo Iacono ha detto sin da subito di non avere ucciso La Puma, ma dalle indagini è emerso che tra i due sarebbero nati dei contrasti perché la vittima rubava gli ortaggi coltivati e rivenduti dall’agricoltore. La Procura ha stabilito il fermo di Lo Iacono sulla base del complicato lavoro degli agenti della Squadra Mobile di Palermo, guidata da Antonio Sfameni.

Omicidio La Puma a Partinico, Lo Iacono incastrato dalle telecamere

Ad incastrare Lo Iacono alcune telecamere di videosorveglianza che hanno ripreso il suo furgone nella zona dove si è consumato il delitto in orari che coincidevano con l’omicidio. L’agricoltore si trovava a casa del padre quando è stato arrestato, lui ha negato tutto. L’arma utilizzata per uccidere La Puma non è stata ancora trovata. Gli investigatori avevano eseguito una perquisizione nell’abitazione del 47enne per cercare elementi utili alle indagini: l’allevatore è stato colpito da tre proiettili, due quelli fatali.

Allevatore ucciso a Partinico, nessuna questione di mafia dietro il delitto

Vito La Puma aveva dei precedenti penali, inizialmente si pensava a un omicidio mafioso ma l’ipotesi è tramontata. L’allevatore avrebbe fatto parte della famiglia Salto protagonista in passato di una faida con la famiglia Giambrone che nel 2013 aveva preso di mira l’allevatore con intimidazioni ed estorsioni. Il nome di La Puma, inoltre, compare anche tra i fascicoli dell’inchiesta Kelevra, operazione del 2016 sulla faida tra i Giambrone ed i Salto per il controllo di Borgetto.

La Puma, inoltre, ha precedenti per reati contro il patrimonio e piccoli furti ai danni di altri allevatori o imprenditori edili, l’ultima condanna ai suoi danni risale al 2015.

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