Sui social e sui siti d’informazione gira da alcuni giorni una notizia che ha suscitato allarme: l’Oms ha classificato il prosciutto cotto come cancerogeno di tipo 1. In realtà non si tratta di una novità (la classificazione è infatti esistente dal 2015, anche se la nota di conferma è di pochi giorni fa). E c’è ben poco da preoccuparsi: un’alimentazione consapevole non comporta rischi elevati.
Ecco cosa dice l’Organizzazione Mondiale della Sanità sul tema e perché e come limitare il consumo di alimenti come i salumi e le carni processate.
Prosciutto cotto cancerogeno di tipo 1: cosa dice l’Oms
L’IARC (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) classifica le cosiddette “carni processate” (definizione che in genere comprende il prosciutto, salumi, wurstel, hot dog, bacon e carne in scatola) come cancerogene di tipo 1. Stessa categoria del fumo, anche se il livello di rischio – specifica l’Agenzia dell’OMS – è assolutamente diverso.
Cosa significa esattamente “agenti cancerogeni di tipo 1″? L’IARC lo spiega sul suo sito ufficiale: “Questa categoria è utilizzata quando ci sono prove sufficienti e convincenti che l’agente classificato causi il cancro“. Nel caso delle carni processate, degli studi avrebbero dimostrato una potenziale correlazione tra l’assunzione di carni processate e l’aumento del rischio di sviluppare il cancro colorettale. La causa è la presenza di conservanti potenzialmente dannosi e l’alto contenuto di grassi saturi.
Cosa fare? Le linee guida
Anche se l’Oms classifica il prosciutto cotto e le altre carni processate come agenti potenzialmente cancerogeni, non bisogna allarmarsi. L’alimentazione consapevole e un consumo equilibrato di carni processate, infatti, non è rischioso per la salute. Il rischio è direttamente proporzionale al consumo: se questo è moderato, il rischio è assai limitato.
Secondo gli studi citati dall’OMS, una porzione di circa 50 grammi al giorno di carni trasformate potrebbero aumentare il rischio del 18% circa. Un consumo inferiore alla media è ampiamente consigliato. Quello dell’Organizzazione non è un divieto, ma un invito a essere moderati e attenti nel consumo e a prediligere prodotti genuini e meno lavorati possibile.
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