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Prosciutto cotto cancerogeno? Ecco cosa dice l’Oms

Prosciutto cotto cancerogeno? Ecco cosa dice l’Oms
Foto di Julia Fiander su Unsplash, di repertorio

La conferma della classificazione genera allarme. In realtà, però, quello dell’Oms è un appello alla moderazione del consumo di determinati alimenti.

Sui social e sui siti d’informazione gira da alcuni giorni una notizia che ha suscitato allarme: l’Oms ha classificato il prosciutto cotto come cancerogeno di tipo 1. In realtà non si tratta di una novità (la classificazione è infatti esistente dal 2015, anche se la nota di conferma è di pochi giorni fa). E c’è ben poco da preoccuparsi: un’alimentazione consapevole non comporta rischi elevati.

Ecco cosa dice l’Organizzazione Mondiale della Sanità sul tema e perché e come limitare il consumo di alimenti come i salumi e le carni processate.

Prosciutto cotto cancerogeno di tipo 1: cosa dice l’Oms

L’IARC (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) classifica le cosiddette “carni processate” (definizione che in genere comprende il prosciutto, salumi, wurstel, hot dog, bacon e carne in scatola) come cancerogene di tipo 1. Stessa categoria del fumo, anche se il livello di rischio – specifica l’Agenzia dell’OMS – è assolutamente diverso.

Cosa significa esattamente “agenti cancerogeni di tipo 1″? L’IARC lo spiega sul suo sito ufficiale: “Questa categoria è utilizzata quando ci sono prove sufficienti e convincenti che l’agente classificato causi il cancro“. Nel caso delle carni processate, degli studi avrebbero dimostrato una potenziale correlazione tra l’assunzione di carni processate e l’aumento del rischio di sviluppare il cancro colorettale. La causa è la presenza di conservanti potenzialmente dannosi e l’alto contenuto di grassi saturi.

Cosa fare? Le linee guida

Anche se l’Oms classifica il prosciutto cotto e le altre carni processate come agenti potenzialmente cancerogeni, non bisogna allarmarsi. L’alimentazione consapevole e un consumo equilibrato di carni processate, infatti, non è rischioso per la salute. Il rischio è direttamente proporzionale al consumo: se questo è moderato, il rischio è assai limitato.

Secondo gli studi citati dall’OMS, una porzione di circa 50 grammi al giorno di carni trasformate potrebbero aumentare il rischio del 18% circa. Un consumo inferiore alla media è ampiamente consigliato. Quello dell’Organizzazione non è un divieto, ma un invito a essere moderati e attenti nel consumo e a prediligere prodotti genuini e meno lavorati possibile.

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