Otto von Bismarck, cancelliere prussiano del diciannovesimo secolo, affermò una sorta di teoria chiamata Realpolitik, che indicava una politica non basata sulle ideologie, ma sullo scopo, con la quale intendeva riunire la Germania atta a dominare l’Europa. Egli non si fermava di fronte a niente pur di realizzare il suo progetto, anche a discapito dell’etica.
Da Bismarck a Kissinger: la Realpolitik non è mai tramontata
Nel ventesimo secolo vi è stato un altro grande assertore della Realpolitik, Henry Kissinger, segretario di Stato degli Stati Uniti. Kissinger aprì per la prima volta il dialogo con la Cina comunista e mise in moto un’interlocuzione con l’Unione sovietica. Ma dietro ai modi affabili e alle parole cortesi, vi era una linea improntata all’esercizio del potere.
Perché questi brevi cenni storici? Perché a distanza di oltre un secolo non è cambiato nulla. In questo mondo, ormai spartito tra Stati Uniti e Cina, vi sono dei comprimari che stentano a rappresentare l’interesse dei propri popoli. Fra questi citiamo l’India e la Russia, vicini alla Cina; Giappone, Corea del Sud e Taiwan, vicini agli Stati Uniti; e l’Unione europea, che non è più vicina a nessuno.
I grandi statisti italiani e il declino della qualità politica dopo il 1994
L’Italia è stato uno dei Paesi fondatori dell’Ue con il Trattato di Roma del 1957, che allora si chiamava Cee (Comunità economica europea). Ha avuto grandi statisti: De Gasperi, Pertini, Einaudi, Ciampi, La Malfa, Spadolini e perfino Bettino Craxi. L’Italia, uscita dalla guerra, contava più per queste grandi personalità che non per la propria consistenza socio-economica, che era stata distrutta dal ventennio fascista.
Il percorso del nostro Paese si è infranto col fallimento del 1993, quando la lira crollò, ma poi si riprese con le elezioni del 1994, la cui scena politica era popolata da personalità ancora di rilievo.
Via via la qualità del personale politico si è affievolita e oggi non abbiamo molti soggetti onesti e competenti. Di questi avrebbe bisogno il Paese, non della continua distinzione fra Destra e Sinistra, nella quale qualcuno inserisce l’inconsistente Centro.
Onesti e competenti, che lottino la cultura del favore, i personalismi e la grave prevalenza dei gruppi di potere, che attraggono risorse sottraendole ai cittadini meno abbienti.
Degrado culturale e smartphone: il Popolo in mano ai manipolatori
La questione che poniamo è principalmente di carattere culturale perché il degrado di scuola e università si fa sentire con effetti negativi. I cittadini leggono sempre di meno, ma ritengono di sapere tutto perché hanno accesso a quello strumento chiamato smartphone che sta diffondendo ignoranza in maniera preoccupante.
Se il Popolo è arretrato culturalmente, prevalgono formalismi e autoritarismi di ogni genere, secondo i quali si moltiplicano i forti così come i deboli.
La gente non ha più l’abitudine di leggere per comprendere, apprendere e collegare, per cui, di fatto, è in mano ai manipolatori e ai blablatori, come abbiamo scritto più volte.
Questa fotografia consente agli eletti politicamente di fare e disfare a modo proprio, approfittando anche del fatto che quattro italiani su dieci (nella migliore delle ipotesi) non vanno a votare.
Clientelismo, lobby e nepotismo: i nemici dell’interesse generale
Il decadimento della cultura generale crea questo stato descritto, nel quale poi avviene un fenomeno che pochi stigmatizzano, cioé si chiede la libertà per tante circostanze, dimenticando che ogni individuo deve tranciare il suo diritto quando lede la libertà altrui.
L’Italia ha bisogno di vertici istituzionali a livello centrale, regionale e locale che siano formati da persone oneste e competenti, lo ripetiamo, in modo che facciano prevalere sempre l’interesse generale su quello particolare e che contrastino i gruppi di potere e le lobby.
La competenza e l’onestà del personale istituzionale dovrebbe scendere a livello della burocrazia pubblica, che dovrebbe essere composta anch’essa da persone con le medesime qualità. Mentre all’interno di quel corpo di cittadine e cittadini governano il clientelismo, il favoritismo e il nepotismo.
La vera politica è fatta di preparazione, di cognizioni complete, di conoscenze, di capacità progettuale che guardi al futuro. In sintesi, di persone colte, che lottino il qualunquismo e la genericità con chiarezza di obiettivi e capacità per raggiungerli. E sappiano comunicarli ai cittadini.

