Opere pubbliche in Sicilia, cinque anni e mezzo per realizzarle e quattrocento milioni bloccati - QdS

Opere pubbliche in Sicilia, cinque anni e mezzo per realizzarle e quattrocento milioni bloccati

Antonino Lo Re

Opere pubbliche in Sicilia, cinque anni e mezzo per realizzarle e quattrocento milioni bloccati

giovedì 15 Ottobre 2020 - 00:00
Opere pubbliche in Sicilia, cinque anni e mezzo per realizzarle e quattrocento milioni bloccati

Interruzioni, modifiche in corso d'opera e ritardi dovuti alla burocrazia hanno portato ormai da anni la nostra regione dentro un pantano dal quale non riesce più ad uscire. Quasi un’incompiuta su tre in Italia si trova nell’Isola (134 nel 2019) e il sessanta per cento di tempo in più per inaugurarle

PALERMO – La Sicilia continua ad essere la terra delle piccole e grandi infrastrutture che restano bloccate. Nei giorni scorsi la Regione siciliana ha pubblicato l’elenco “Anagrafe opere incompiute con anno di riferimento 2019. I lavori che non sono stati ancora portati a termine sono 134 per un valore di oltre 408 milioni di euro. Una cifra che resta altissima, seppure un poco inferiore rispetto all’ultimo rilevamento del 2018, quando il totale delle opere incompiute ammontava a 154, per un totale di oltre 485 milioni di euro.

Interruzioni, modifiche in corso d’opera hanno portato ormai da anni la Sicilia dentro un pantano dal quale non riesce più ad uscire. Compiere un confronto in riferimento al 2019 non è ancora possibile a causa della mancata pubblicazione dei dati di alcune regioni d’Italia, ma tornando indietro al 2018 nel territorio siciliano vi era una percentuale di oltre 28% del totale di opere incompiute a livello nazionale. Andando a ritroso, l’apice era stato raggiunto nel 2014 con ben 215 opere incompiute registrate sul suolo isolano.

Nell’elenco delle opere lasciate a metà vi sono strade comunali, residenze per anziani, palazzetti dello sport e aree destinate alle attività ricreative, edifici scolastici, discariche e impianti di depurazione. Infrastrutture che stentano ad essere completate per via dei lunghi tempi di realizzazione: in Sicilia occorrono in media 5 anni e 4 mesi.

I tempi di realizzazione delle opere pubbliche in Sicilia risultano superiori di oltre il 60 per cento a quelli medi nazionali. Dunque, tempi più lunghi e più incompiute. A dirlo è un report dedicato alle opere pubbliche in Sicilia realizzato da Bankitalia.

Parliamo di numeri che non lasciano spazio ad interpretazioni. A parità di tipologia di intervento, settore, soggetto attuatore, fascia di costo e anno di decisione, nell’Isola i tempi di realizzazione e quelli di attraversamento tra una fase operativa e la successiva sono più lunghi rispettivamente di 16 e 8 mesi rispetto al resto del Paese. Alla fine del 2019, le opere approvate nel periodo 2011-19 risultavano concluse o in fase di conclusione in poco meno del 40% dei casi, in corso di esecuzione o in fase di progettazione, in entrambi i casi, nel 30% circa.

E per la mancata manutenzione delle strade e per i decennali ritardi accumulati nella realizzazione delle opere che le competono, la Regione siciliana lo scorso maggio ha “denunciato” Anas per i danni economici e di immagine provocati all’Isola. Così si era espresso il presidente Nello Musumeci: “L’Anas è vergognosamente inadempiente nei confronti della Sicilia e non ha rispettato le varie norme contrattuali che disciplinano il nostro rapporto. Opere affidate all’Anas per essere realizzate, direttamente o indirettamente, rimangono ferme da decenni senza fare, in alcuni casi, neppure un piccolo passo in avanti”.

Per sbloccare i cantieri delle incompiute il governo pensa al commissariamento, sotto la supervisione del viceministro Giancarlo Cancelleri. Intanto, è pronto un pacchetto di 20 miliardi per 25 opere del Mezzogiorno da commissariare subito in attesa del Recovery Plan. Tra le infrastrutture che interessano la Sicilia ci sono il potenziamento della rete ferroviaria Palermo-Catania-Messina con un macro investimento da 7,25 miliardi di euro, e la Palermo-Trapani con 144 milioni.

Per quanto concerne i collegamenti autostradali troviamo quello tra la Ss 114 di Chiaramonte e lo svincolo ss 194 ragusana con 674 milioni. Tra le opere idriche da sbloccare la diga di Pietrarossa tra le province di Catania ed Enna ferma da 27 anni. Una volta ultimata garantirà acqua a 17.000 ettari di terreni della piana etnea, più del doppio di quelli raggiunti finora.

In presidente di Ance Sicilia, Santo Cutrone, sul blocco dei cantieri nella nostra regione

“Il burocrate non aggiornato quando non sa, si pone sulla difensiva e non firma”

PALERMO – Sulla piaga delle incompiute e sullo sblocco dei cantieri nella nostra regione, abbiamo ascoltato le considerazioni di Santo Cutrone, presidente di Ance Sicilia, il Collegio regionale dei costruttori edili siciliani.

Presidente, dall’elenco “Anagrafe opere incompiute” si evince che nel 2019, in Sicilia, sono 134 le opere rimaste bloccate, per un valore di oltre 408 milioni di euro. Perché nel nostro territorio i tempi di realizzazione di una infrastruttura non riescono a essere più corti?
“Le incompiute rappresentano la parte minore della crisi del mercato delle opere pubbliche. Spesso si tratta di progetti vecchi, sbagliati sin dall’inizio, pensati per finalità oggi non più attuali. Il vero bubbone della crisi è rappresentato dal lunghissimo elenco di opere in stand-by, cioè progettate, finanziate e cantierabili, che sono ferme da anni senza poterne capire il motivo. Fra queste, la Nord-Sud che è sparita dai radar, la Ragusa-Catania di cui ora si parla ma non parte mai, oppure le ferrovie Palermo-Trapani via Milo e Giampilieri-Fiumefreddo che solo ora sembra si stiano muovendo. E’ un fenomeno gravissimo determinato spesso dalle lungaggini burocratiche che stanno a monte della gara d’appalto”.

Come è possibile accelerare l’apertura dei cantieri?
“Proprio riducendo e semplificando i tantissimi iter autorizzativi che precedono la gara d’appalto. E’ un problema comune a tutta Italia, che in Sicilia si aggrava a causa del fatto che le stazioni appaltanti scontano un mancato aggiornamento del proprio know-how tecnologico. Si pensi, ad esempio, alla nuova tecnologia di progettazione informatica Bim sulla quale molti tecnici di stazioni appaltanti non sono preparati. E il burocrate quando non sa si pone sulla difensiva, non firma”.

Quella del commissariamento voluta dal governo è la via giusta da seguire?
“Assolutamente no. Il ‘modello Genova’ va bene solo per quel caso specifico e per pochissimi altri. Se la legge non funziona, non si deve ricorrere al commissario, si deve cambiare la legge. Perché fare tutto con poteri speciali in deroga al Codice degli appalti e selezionando fra poche imprese chiamate direttamente lede il principio della sana concorrenza. Temiamo che l’applicazione del decreto “Semplificazioni” possa creare un sacco di problemi”.

Voi di Ance Sicilia avete in merito delle iniziative in programma?
“Abbiamo predisposto e teniamo costantemente aggiornato l’elenco delle opere in stand-by. Inoltre, partecipiamo all’iniziativa di Ance nazionale “Sbloccacantieri” fornendo un contributo dettagliato e aggiornato sulla situazione in Sicilia”.

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