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venerdì 15 Maggio 2020 - 00:00
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“Unorthodox” su Netflix fa insorgere il silenzioso mondo ebraico

“Unorthodox”, la miniserie in quattro puntate che la piattaforma Netflix ha lanciato nel marzo scorso, sta registrando un notevole successo. La vicenda, tratta da un romanzo autobiografico, racconta la storia di una giovanissima donna, Esty, nata e cresciuta a Brooklyn, in una comunità ebrea ultraortodossa.

Il successo di “Unorthodox” è stato però accompagnato da manifestazioni di repulsione per l’universo che rappresenta e non sono mancate esternazioni di disapprovazione verso il mondo dell’ortodossia ebraica. Avversione e riprovazione che se manifestate in un tempo come il nostro, di informazione rapida e superficiale, rischiano di alimento odio antiebraico e razzismo.

Contro questo messaggio distorto, ma facile da trasmettere, è insorto il fin troppo silenzioso mondo ebraico. Tra le voci più chiare si è levata quella dell’ebrea ortodossa Gheula Canarutto Nemni, una madre, una scrittrice, laureata in Economia e commercio, specializzata in Amministrazione, finanza e controllo, che vive e opera a Milano, dove ha studiato e insegnato per otto anni nell’Università Bocconi.

Canarutto Nemni sostiene di non disapprovare l’opera d’arte in sé, con la specifica precisazione che questa non può essere un mezzo per contrabbandare circostanze non vere e sdoganare vecchi e infondati pregiudizi. Infatti, non è vero che le donne appartenenti al mondo dell’ortodossia ebraica siano private della libertà e della possibilità di studiare, per gli ebrei un dovere primario, o che debbano soggiacere alla scelta del marito. Queste contestazioni vengono suffragate dalla considerazione che in ogni religione vi sono gruppi e correnti, che si frammentano sempre di più in sottocorrenti o in gruppuscoli, come se fossero scatole chiuse, sempre più piccole. In queste ultime è possibile la sopravvivenza di antichi usi e comportamenti non più condivisibili e da molto tempo desueti, ma questo non equivale all’accettazione di tali comportamenti e tanto meno a legittimarli.

Con un esempio molto opportuno la scrittrice osserva che: rilevare che in Italia sussistano fenomeni delinquenziali di tipo mafioso, non può legittimare l’affermazione che tutti gli italiani siano mafiosi. Quindi eventuali responsabilità di piccole e sparute minoranze non possono autorizzare attacchi ad aree più vaste dell’ebraismo.

La rilevanza di questi costumi estremi e normalmente inusuali, che attribuiscono alla donna il primario dovere di generare e osservare una vita sottomessa al marito e alla comunità, va quindi, riportata alle effettive proporzioni numeriche, ragion per cui quando questi numeri scendono a entità infinitesimali, la rilevanza del fenomeno diviene minima, se non del tutto inconsistente.

Certo, prosegue la scrittrice, un diverso punto di vista su un fatto importanti della vita quale la famiglia non solo è legittimo, anche per degli ebrei perfettamente integrati nella società attuale, ma è importante e distintivo nella scala dei valori e nel riconoscimento delle conseguenti priorità della vita. La vita moderna ha indotto anche la donna a porre in primo piano le esigenze dello studio, del lavoro o della carriera anteponendole a quella, altrettanto legittima e naturale, di costituirsi una famiglia e mettere al mondo dei figli, il cui concepimento e nascita, ai nostri giorni, vengono spesso differiti sino a quando l’orologio biologico lo consenta. Certo questo non è bello e neanche giusto per le ricadute che la scelta ha sulla prole: affrontare questa impegnativa fase della vita, che richiede tante energie fisiche e mentali quando queste, a causa dell’età non sono così copiose come necessiterebbero per poter accudire e crescere gioiosamente i propri figli, come peraltro sarebbe più naturale e giusto.

Il mondo fuori dal tempo che “Unorthodox” ha confezionato e ci ha consegnato ricorda tanto quello della comunità Amish, i cui componenti sono cristiani protestanti appartenenti alle chiese anabattiste mannonite, la cui vita è magistralmente rappresentata nel film del 1985 “Witness – Il testimone”, con Harrison Ford e la bellissima Kelly McGillis.

In realtà, per quanto riguarda il caso “Unorthodox”, quel che preoccupa è che, ancora una volta, è bastato poco perché molti esprimessero disappunto e anche un malcelato disprezzo nei confronti dell’ortodossia ebraica, anche se spesso accompagnati dalla candida ammissione di non aver mai conosciuto direttamente ebrei ortodossi e aver avuto, invece, modo di incontrarli solo e soltanto sul piccolo schermo.

Un giudizio, anche se di sole parole, va sempre pronunciato con prudenza e necessità di ponderata conoscenza dei fatti, perché anche le parole possono pesare come pietre.

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