Nella giornata di ieri, giovedì 23 aprile 2026, una donna di sessant’anni è stata trovata morta in un bosco della località Trivigno, territorio che si trova in provincia di Sondrio e precisamente a circa 1.800 metri tra Tirano e Aprica. La vittima si chiamava Lucia Tognela, nata a Villa di Tirano, era residente a Bianzone ed era madre di due figli. Possedeva una seconda casa a Trivigno. La sessantenne sarebbe stata impegnata in una passeggiata tra i boschi: sarebbe infatti uscita di casa nel pomeriggio per fare due passi. Un’attività che amava particolarmente. Il suo cadavere è stato rinvenuto in un’area particolarmente impervia: era a Banchelle, verso la chiesetta. Sul corpo sono state trovate diverse lesioni.
La ricostruzione
L’allarme è scattato alle 15.20. Sul posto sono arrivati gli operatori sanitari del 118, inviati dalla centrale operativa dell’Agenzia regionale emergenza urgenza della Lombardia (Areu), con un elicottero, le squadre del Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico e i militari del soccorso alpino della guardia di finanza. Purtroppo però non c’era più nulla da fare: il medico non ha potuto far altro che costatare il decesso della sessantenne. Le ferite, compatibili con dei morsi, erano troppo gravi. Stando alle prime ipotesi, sembrerebbe che sia stata attaccata da cani di tipo molossoide, cioè di grossa taglia. Sul caso, indaga il procuratore di Sondrio Piero Basilone, che è arrivato sul posto con la sostituta procuratrice Tatjana Ennemoser. Gli inquirenti hanno disposto l’autopsia perché bisognerà capire se la donna abbia avuto un malore prima dell’aggressione. I magistrati vogliono capire se la sessantenne sia morta a seguito dei morsi o se gli animali l’abbiano sbranata in un secondo momento perché attirati dal sangue di ferite che potrebbe essersi procurata, scivolando.
S’indaga sull’appartenenza dei cani
Si sta cercando di capire se fosse sola (non è stato rivelato chi abbia lanciato l’allarme), se conoscesse gli animali coinvolti, quanti questi fossero (si ipotizza cinque) e da dove eventualmente questi sono arrivati. Si ipotizza che gli animali appartenessero a qualcuno perché, lì vicino, c’è una casa isolata con alcuni esemplari di dogo argentino: possibile che, considerata la zona impervia e poco frequentata, gli animali fossero liberi. Stando a quanto riportato dal quotidiano Il Giorno, apparterebbero ad un allevatore che sarebbe descritto come attaccabrighe, che avrebbe anche collezionato diverse denunce per danni causati dai suoi cani. Non è escluso, nemmeno, che si tratti di un altro predatore, come un orso.
Escluso attacco di un lupo
Per il momento, è stato escluso l’attacco di un lupo. Gli esperti del Parco nazionale dello Stelvio, infatti, hanno precisato che i lupi sono animali schivi, che non si avvicinano all’uomo e che in Italia sono praticamente assenti casi di aggressione. Per chiarire la natura dei morsi, sono intervenuti anche i veterinari dell’Agenzia di tutela della salute della Montagna che svolgeranno gli accertamenti per comprendere l’origine.
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