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Svolta all’ospedale Cannizzaro di Catania, ok ai posti letto di riabilitazione intensiva dopo sette anni di attesa

Svolta all’ospedale Cannizzaro di Catania, ok ai posti letto di riabilitazione intensiva dopo sette anni di attesa
L’ospedale Cannizzaro di Catania

A dare l’annuncio il direttore generale dell’ospedale delle emergenze, dott. Salvatore Giuffrida intervistato dal QdS.it

I posti letto della riabilitazione intensiva dell’ospedale Cannizzaro di Catania saranno attivati nel volgere di qualche settimana. La notizia positiva arriva direttamente dal direttore generale dell’ospedale delle emergenze, dott. Salvatore Giuffrida, che ha dichiarato al QdS che ha avuto il via libera dell’assessorato regionale alla Salute per procedere all’attivazione. “Sono state destinate le somme necessarie per poter assumere il personale e attivare così 15 posti letto per la riabilitazione intensiva – ha detto Giuffrida -. L’assessorato ci ha inviato pochi giorni tempo fa il decreto con le somme già stanziate. Stiamo già procedendo all’assunzione del personale medico e infermieristico per aprire il nuovo reparto e contiamo di farlo entro breve termine”.

Sembra chiudersi in maniera positiva per la sanità pubblica una vicenda che qualche settimana fa era stata denunciata dal figlio di un paziente con polmonite che per tre giorni sarebbe rimasto in Pronto soccorso per mancanza di posti all’Utir (Unità terapia intensiva respiratoria che dipende dalla Pneumologia), che si trova nella stanza accanto a quella della riabilitazione intensiva dell’Unità spinale ancora non attiva, anche se dotata di posti letto e di tutte le apparecchiature necessarie. Ma questi posti letto, diventati uno scandalo, sono chiusi da anni e allora la vicenda assume contorni poco chiari. Il QdS ha ricostruito i retroscena di questa storia sanitaria – una delle tante purtroppo – a dir poco paradossale perché nel frattempo molte persone cerebrolese bisognose di intensiva hanno dovuto recarsi altrove per farsi curare adeguatamente.

La denuncia del gruppo regionale Pd

Pochi giorni dopo la protesta del figlio del paziente, finita sulla stampa, a farsi promotore di un’operazione chiarimento con la Regione era stato il gruppo regionale del Pd all’Ars che in una interrogazione aveva chiesto all’assessora Daniela Faraoni maggiore chiarezza sulla vicenda dei posti letto vuoti e non attivati. I deputati democratici avevano chiesto però “chiarimenti in ordine alla assenza di posti letto nel reparto di Pneumologia dell’Azienda Cannizzaro e quindi all’Unità respiratoria” e non per la neuroriabilitazione. Il Pd, infatti, nella sua interrogazione si riferiva ai soli quattro posti letto attivi all’Utir, stigmatizzando per tutti gli altri letti dello stesso padiglione ancora, addirittura, imballati da anni, chiedendosi come mai non fosse “utile e necessario” ai fini dell’offerta di sanità, incrementare questi letti fondamentali per “il trattamento di malattie respiratorie acute e croniche, incluse le complicazioni polmonari derivanti da malattie infettive”… per di più visto che “da novembre a febbraio la pressione dei ricoveri per insufficienza respiratoria aumenta con l’epidemia dell’influenza stagionale che nei giorni scorsi, in particolare, ha portato a un sovraccarico, con situazione di emergenza e la necessità per il Cannizzaro di gestire i pazienti in altre aree”.

Ora al di là del fatto che sarebbe utile quantomeno raddoppiare, anche se solo nel periodo invernale, i posti Utir per soddisfare la sete di assistenza causata dalle malattie infettive, resta il fatto che i posti letto finiti sotto i riflettori da oltre un decennio sono stati destinati a un altro reparto, quello della riabilitazione intensiva di pazienti neurolesi e con gravi deficit motori. Ma questi letti purtroppo sono stati utilizzati per meno di un anno, finendo poi col restare vuoti soprattutto per assenza di copertura finanziaria per il personale. E a questo punto appare alquanto anomalo – come fanno rilevare i deputati del Pd che nonostante “la crescente domanda di cure respiratorie da tempo si registra una grave carenza di letti nel reparto di Pneumologia che rischiano di compromettere la qualità e la tempestività di cure dei siciliani non soltanto per i pazienti influenzali in questo periodo, ma anche per coloro che necessitano di assistenza per altre patologie acute e croniche”.

Tutto parte della convenzione con la Bonino-Pulejo del 2018.

Tutto parte dal 2018, esattamente il 17 febbraio, quando al Cannizzaro viene inaugurato il nuovo reparto nel padiglione S1, alla presenza dell’allora assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza, del sindaco di Catania, Enzo Bianco, dell’ex prefetto Silvana Riccio e dell’allora arcivescovo mons. Gristina. A fare gli onori di casa l’allora Dg dell’ospedale, Angelo Pellicanò, che poi appena un mese dopo lascerà l’incarico. Allora, come si evince dal comunicato divulgato lo stesso giorno dall’ufficio stampa del Cannizzaro – si benediceva l’avvio della nuova “Neurologia con Stroke Unit e le degenze qualificate di Utir e Unità spinale (con una terapia intensiva di otto posti)”. “Si tratta di reparti strategici – aveva spiegato allora il dott. Pellicanò nel testo del comunicato – che qualificano l’assistenza sul territorio”. Il dg aveva aggiunto un particolare di non poco conto. “A sugello del percorso di reingegnerizzazione dell’Unità spinale abbiamo, inoltre, sottoscritto la convenzione con l’Irccs “Bonino Pulejo” di Messina che consentirà di allargare ulteriormente l’offerta sanitaria, anche attraverso tecnologia di avanguardia per la neuro riabilitazione dei pazienti colpiti da gravi cerebro lesioni”. Da allora, però, gli otto posti letto previsti che entrarono in funzione, sono rimasti operativi soltanto meno di un anno, sino alla rescissione dell’accordo con l’istituto di riabilitazione messinese. Ma da allora tutto finì nel dimenticatoio e gli otto posti letto sono finiti chiusi ed in utilizzati in un padiglione.

I retroscena delI’ex dg Pellicanò

L’ex direttore del Cannizzaro svela i retroscena della convenzione che era stata già ipotizzata quando alla direzione c’era il dott. Francesco Poli, nei primi anni Duemila, che aveva trasferito i posti dell’Utir dalla Rianimazione alla Unità spinale perché allora l’idea era quella di fare un reparto unico nella intensiva, risultato di due settori attraverso una collaborazione tra Pneumologia intensiva e Unità spinale visto che molti neurolesi hanno anche problemi respiratori. Ma mentre i posti Utir erano già operativi, quelli dell’Unità spinale intensiva bisognava finanziarli. E qui si inserisce l’attività del dott. Pellicanò che oggi spiega: “Sono stato io, a partire dal 2016, grazie a un progetto nazionale finanziato dal ministero, a pianificare l’accordo con la fondazione ‘Bonino Pulejo’ perché avendo al Cannizzaro un’Unità spinale operativa sarebbe stato utilissimo, a completamento dell’offerta sanitaria, attivare alcuni letti di neuroriabilitazione intensiva per evitare anche i continui spostamenti e i “viaggi della speranza” di persone colpite da gravi patologie, tetraplegici, paraplegici… colpiti da ictus”.

“Il nostro intento era principalmente questo: poter assistere in una grande città come Catania e la sua provincia persone affette da gravi malattie, evitando viaggi faticosi ed estenuanti a Messina, sede della fondazione, o a Cefalù. Trasferimenti che avrebbero potuto compromettere il già precario stato di salute di diversi pazienti. Ma io ad aprile 2018, subito dopo l’attivazione e l’inaugurazione del nuovo centro, me ne sono andato e non so chiaramente cosa sia successo. Se non ricordo male dopo circa un anno la convenzione è stata rescissa. Ma si tratta di vicende susseguenti alla mia direzione sulle quali non sono perfettamente informato”.

Cannizzaro, in passato divergenze per il funzionamento della terapia intensiva

Dalle parole dell’ex dg, però, si intuisce, che, verosimilmente, da quello che sarebbe emerso, le diverse anime coinvolte nell’intesa, i dirigenti della Bonino Pulejo e quelli del Cannizzaro, non avrebbero trovato la giusta convergenza per il corretto funzionamento della nuova terapia intensiva. Divergenze che avrebbero interessato anche il personale occorrente e questo andazzo avrebbe causato i primi disservizi sino alla rescissione dell’accordo che sarebbe coincisa con l’imminente esplosione della pandemia Covid, per cui a quel punto i letti del reparto sarebbero finiti per istituire la Pneumologia Covid.

Da quello che si sarebbe venuto a sapere, la polemica sarebbe scoppiata anche per la troppa presunta farraginosità per i ricoveri di pazienti neurolesi, la cui procedura avrebbe comportato una trasmissione delle carte prima dal centro neurolesi di Messina e poi al Cannizzaro. Le convenzioni, comunque, possono concludersi, ma quello che appare paradossale è che questi posti riservati a neurolesi non siano stati nel tempo rifinanziati dalla Regione e da oltre 7-8 anni sono rimasti non utilizzati, senza alcuna possibilità di trasferirli temporaneamente neanche alla Pneumologia del Cannizzaro che, inspiegabilmente, oggi non ha un solo letto in dotazione in reparto. Sono rimasti chiusi con tutti i macchinari a supporto in uno stanziano del padiglione S1. Si dice che per quanto riguarda il vuoto del reparto di Pneumologia questa sarebbe la scelta della nuova Rete ospedaliera regionale – come sostengono anche i deputati del Pd -, votata a incrementare i letti nelle Medicine di urgenza visto che prevalentemente i pazienti che hanno patologie respiratorie e polmonari spesso hanno anche pluripatologie di altra tipologia sanitaria.

Il caso della Pneumologia sguarnita

Nella tabella della rete ospedaliera regionale del 2025 alla voce Pneumologia dell’ospedale Cannizzaro si legge che il reparto prevede sei posti letto, tre in degenza ordinaria e tre in day hospital. Attualmente il reparto ha solo quattro posti letto Utir, nessuno in degenza ordinaria, a meno che questi quattro letti non sia compresi nei sei previsti dalla Rete. Il Cannizzaro è però l’ospedale delle Emergenze. Come è possibile che una branca medica simile abbia pochissimi posti letto in una struttura votata all’emergenza, visto al contempo che durante il Covid poteva contare su 20 posti letto? Se oggi accede alla Pneumologia del Cannizzaro ci si trova davanti a un reparto vuoto, dove i pazienti vanno solo per la ginnastica riabilitativa respiratoria – esiste una palestra attrezzata -, oppure per le visite ambulatoriali. Se si deve essere ricoverati il reparto a cui fare riferimento è un altro, di solito la Medicina d’urgenza oppure la Rianimazione. Eppure se si va a spulciare la Rete alla voce relativa alle altre tre aziende ospedaliere della città si evidenzia che all’Arnas Garibaldi i letti disposti per la Pneumologia sono 18, mentre al Policlinico i letti previsti sulla tabella sono 24. Anche negli ospedali dell’Asp di Catania la Pneumologia ha in dotazione 10 posti letto. Misteri o spiegazioni mediche che solo la Regione e i suoi dirigenti possono dare.

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