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VIDEO | Ottava di Sant’Agata 2026, la Messa Solenne in Cattedrale

Redazione
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Dalla Cattedrale di Catania le celebrazioni dell’Ottava di Sant’Agata 2026: la Messa Solenne presieduta dal patriarca di Venezia, Monsignor Francesco Moraglia.

Dopo la Messa Solenne delle 19, è prevista – salvo peggioramento delle condizioni meteo – una breve processione in piazza Duomo. L’ultimo saluto di Sant’Agata alla sua Catania fino ai festeggiamenti di Sant’Agata d’agosto. Si apre anche la fase finale del Giubileo agatino, che ricorda il centenario (900 anni) della traslazione delle reliquie di Sant’Agata da Costantinopoli a Catania.

L’Omelia del Solenne Pontificale dell’Ottava di Sant’Agata 2026

“Siamo qui riuniti non solo per ricordare una santa, a conclusione delle celebrazioni della sua solenne festa annuale, ma per affermare un legame indissolubile – un vero patto di fedeltà – che unisce la città di Catania a sant’Agata, per i devoti catanesi e siciliani detta Ajita o Agatina o Agatella. Sant’Agata non è solo una figura storica, cara ai catanesi; sarebbe ancora troppo poco. Agata è l’anima stessa di questa città, il suo spirito vivo, la sua grande protettrice, la figlia prediletta”. Apre con queste parole l’Omelia del Solenne Pontificale dell’Ottava di Sant’Agata 2026 di S.E. mons. Francesco Moraglia, Patriarca di Venezia.

Il Patriarca prosegue citando il Vangelo di Matteo specificando il fatto che la nostra Santa Patrona ne ha fatto l’esegesi fedele e convincente. ”…Quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi” (Mt, 10-19.20).

Prosegue citando l’appostolo Paolo in riferimento alla fede incrollabile di Sant’Agata, già consacrata a Dio a soli 15 anni: ”Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?…  Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?… Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati” (Rm 8,31.35.37).

Il Patriarca poi si sofferma sul martirio di Sant’agata ricordandone gli atroci momenti e ricordando ancora che “la fede cristiana si basa su una relazione personale di fiducia nei confronti di Dio che ci dona e si dona in Gesù Cristo; è un’esperienza che va ben oltre la conoscenza razionale e che la porta a vivere secondo l’esempio di Cristo, ossia nella sequela e nell’amore verso il prossimo, avvertendo la fiducia in Dio e traducendola in una realtà filiale che si dispiega in un cammino che coinvolge l’essere e il fare dell’uomo. Agata non crede solo che Dio esiste ma si “affida” a Lui, specialmente quando sente vacillare la fiducia in sé e nelle sue risorse ritrovando forza nella grazia che viene da Dio”.

Toccanti le sue parole che descrivono Sant’Agata come Catania stessa: “In conclusione, possiamo dire che Catania è Agata e Agata è Catania! La citta di Catania è, infatti, testimone e beneficiaria della fede e dell’amore di Agata. E quando la lava dell’Etna, simbolo di una forza primordiale e distruttiva minacciò la città, fu proprio il velo di Agata – che aveva vinto la forza primordiale e distruttiva di Quinziano – portato in processione a fermarne miracolosamente il corso. Questo, per chi vuol vedere, è il segno di un amore reciproco e di un legame; di fronte ad Agata la lava si ferma e la città viene salvata”.

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