Pa, prendere tempo per perdere tempo - QdS

Pa, prendere tempo per perdere tempo

Carlo Alberto Tregua

Pa, prendere tempo per perdere tempo

venerdì 28 Gennaio 2022 - 07:45

Urge una svolta di programma 

Nella Pubblica amministrazione circola uno slogan: “Prendere tempo per perdere tempo”. In qualche caso lo slogan è rovesciato: “Perdere tempo per prendere tempo”. I due slogan si incentrano sul fattore tempo, ma in senso negativo, non come sorta di misurazione, bensì come una dilazione senza limiti. Il che si traduce in un dispendio di risorse umane e finanziarie sproporzionato ai servizi prodotti.

Come è noto ai competenti, la Pubblica amministrazione è un’azienda di servizi senza scopo di lucro. Essa, per funzionare adeguatamente, deve avere un Piano Organizzativo dei Servizi (POS) e un sistema di controllo che raffronti i risultati agli obiettivi in modo da misurare efficienza e produttività.
In questi giorni è stato firmato il nuovo Contratto regionale di lavoro dei dirigenti del massimo Ente istituzionale, di cui vi daremo conto fra qualche giorno, ma dalla prima lettura non ci risulta che in esso siano stati inseriti i valori di produttività, merito e responsabilità.


Non sappiamo perché l’Aran, che è il soggetto “imprenditoriale” delegato dalla Presidenza della Regione, non abbia provveduto ad inserire gli elementi prima indicati; non sappiamo se per propria incompetenza o perché non abbia ricevuto istruzioni al riguardo. Cosicché la Regione potrà continuare nel suo stanco tran tran, privo di risultati positivi e con ritardi vistosi in autorizzazioni e concessioni, che hanno bloccato l’economia dell’Isola ed impedito a tante iniziative imprenditoriali di decollare in tempi ragionevoli.

Anche in questo caso il fattore tempo è stato trascurato, ovvero è stato considerato una variabile indipendente, mentre tutta la Pubblica amministrazione dovrebbe funzionare come un’orchestra, i cui elementi sono in sintonia, vanno a tempo, battuto da un metronomo e suonano insieme in modo da ottenere una melodia gradevole e soprattutto armoniosa.
Lo stesso argomento vale per la maggior parte dei sindaci siciliani, fra i quali ve ne sono alcuni virtuosi che riescono a coniugare efficienza e buona tenuta dei conti.

Ci piace citare, fra essi, il sindaco di un comune del catanese, Sant’Agata li Battiati, Marco Rubino, il quale non solo tiene la sua città in ordine, ma ha persino chiuso il bilancio con un avanzo di ben quattro milioni. Gli altri trecentonovanta sindaci – salvo quelli virtuosi – dovrebbero andare a scuola dal predetto Rubino.

Nella Pubblica amministrazione dovrebbe essere inserito una sorta di concorso per far sì che tutti diventino bravi. Un concorso basato su quell’architrave che è la competenza. Insomma, bisognerebbe invertire la nota legge economica di Gresham “La moneta cattiva scaccia quella buona” e far sì che i buoni burocrati scaccino quelli cattivi.
“L’esempio viene dall’alto”. “Il pesce puzza dalla testa”. È evidente che chi ricopre i massimi livelli di responsabilità, debba offrire a tutti i suoi dipendenti l’immagine di capacità a fare, a fare presto e bene. E poi dovrebbe esercitare un fervido controllo affinché tutti i propri dipendenti stiano nel binario della stessa capacità.


Insomma, si dovrebbe invertire la perniciosa situazione del menefreghismo generale e far vedere agli occhi di tutti che diventa essenziale lavorare bene per la Collettività, mettendo in evidenza prima i doveri e poi, solo dopo averli osservati, i diritti.

Comprendiamo che quanto scriviamo non abbia valenza materiale, perché si tratta di valori etici, eterni, che la gente fa fatica ad osservare. Eppure non vi può essere una inversione di tendenza nel funzionamento di tutta la Pubblica amministrazione, nazionale e locale, se non si prospetta la necessità di ritornare ai valori.

In questa strada, ha una responsabilità primaria la classe politica, che è chiamata a gestire la Pa, a dare ad essa gli indirizzi necessari, a promuovere progetti di funzionamento e riforme adeguate.
Sappiamo che chi non ha, non dà. Sappiamo che l’attuale classe politica è mediamente mediocre. Tuttavia, è necessaria una svolta oggi, non domani.

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