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Il mondo senza pace, venti di guerra tra Pakistan e Afghanistan: cosa succede

Il mondo senza pace, venti di guerra tra Pakistan e Afghanistan: cosa succede
Foto da Adnkronos

“Ora è guerra aperta”. Attacchi aerei e rappresaglie, il mondo guarda con preoccupazione al confine tra i due Paesi.

La minaccia di una nuova guerra, l’ennesima, pende sul mondo: nelle scorse ore il Pakistan ha bombardato le città di Kabul e Kandahar, in Afghanistan, in risposta agli attacchi delle forze afghane alle truppe di frontiera pakistane in risposta a quella che il governo talebano aveva etichettato come rappresaglia per precedenti attacchi aerei.

L’anniversario dell’inizio del conflitto tra Russia e Ucraina è appena passato, gli orrori di Gaza sono ancora vivi nella mente di tutti noi, il rapporto Iran-Usa è appeso a un filo, in ogni angolo di mondo si muore per violenza (e di tante atrocità non si parla neanche spesso). Eppure le tensioni internazionali non si fermano, e adesso lo sguardo del mondo è puntato su due dei Paesi più popolosi al mondo (in particolare il Pakistan) nel timore che si prospetti l’ennesima emergenza umanitaria.

Pakistan-Afghanistan, venti di guerra: cosa succede

“Sono stati colpiti gli obiettivi di difesa dei talebani afghani a Kabul, nella provincia di Paktia e Kandahar”, è l’annuncio del ministro dell’Informazione pakistano Attaullah Tarar su X. Una “risposta appropriata” – nelle parole del ministro degli Interni pakistano Mohsin Naqvi – “all’aggressione aperta dei talebani afghani”. Gli attacchi aerei contro Kabul e Kandahar hanno scatenato l’immediata reazione dell’Afghanistan contro le truppe di confine pakistane, con nuove rappresaglie confermate dal portavoce del governo talebano Zabihullah Mujahid.

La nostra pazienza ha raggiunto il limite. Ora è guerra aperta tra noi e voi”, ha dichiarato il Ministro della Difesa pakistano, Khawaja Asif. Una frase che desta allarme e non preannuncia nulla di buono. Delle vittime ci sono già, anche se i numeri esatti non sono noti. Pare ci siano anche dei prigionieri.

Le reazioni e i potenziali mediatori

Un nuovo fattore di destabilizzazione in quella parte del mondo preoccupa le superpotenze globali, soprattutto quelle che con Pakistan (in primis) e Afghanistan hanno un rapporto economico e diplomatico di non poco conto. Tra i primi Paesi disposti a “facilitare il dialogo” tra i due Paesi c’è l’Iran. Un attore singolare, mosso probabilmente più da interessi di sicurezza che da motivi economici, considerando la situazione in bilico con gli Stati Uniti e la ben nota instabilità interna determinata dall’ondata di proteste che da un po’ travolge il Paese.

C’è poi la Cina, la cui partnership con il Pakistan – simboleggiata dal progetto imponente del China-Pakistan Economic Corridor (CPEC), un corridoio infrastrutturale ed economico di elevati costi e importanza strategica – è tra le più importanti in tutta l’Asia. Pechino ha espresso “forte preoccupazione” per quanto sta avvenendo al confine tra Afghanistan e Pakistan e chiede che si arrivi al cessate il fuoco “il prima possibile”. La Repubblica Popolare, inoltre, ha ribadito di aver fatto “da mediatore tra Pakistan e Afghanistan tramite i propri canali ed è pronta a continuare a svolgere un ruolo costruttivo per la de-escalation“.

Altri due attori di non poco conto nella vicenda? Russia e Arabia Saudita. Mosca è già coinvolta nella vicenda ucraina, è ben noto, e teme il “confronto pericoloso” tra i “Paesi amici Afghanistan e Pakistan”. Faisal bin Farhan bin Abdullah, capo della diplomazia saudita, secondo l’agenzia saudita SPA, avrebbe già sentito telefonicamente il vicepremier pakistano Ishaq Dar per trovare una soluzione per “ridurre le tensioni”. L’Arabia Saudita e il Pakistan hanno firmato un accordo strategico di mutua difesa nel 2025, quindi in caso di escalation il ruolo del gigante del Golfo potrebbe essere fondamentale. Da considerare anche come potrebbe inserirsi – in questo contesto – l’eventuale azione/reazione contemporanea di Arabia Saudita e Iran, in una zona estesa dove gli equilibri sono estremamente precari.

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