Talento e creatività: l'intervista al gruppo dei giovani musicisti "Ercta Collettive" - QdS

Talento e creatività: l’intervista al gruppo dei giovani musicisti “Ercta Collettive”

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Talento e creatività: l’intervista al gruppo dei giovani musicisti “Ercta Collettive”

Sonia Sabatino  |
mercoledì 22 Giugno 2022 - 09:53

"Tutti siamo anche compositori. È come se fossimo una piccola orchestra di musica da camera"

Un progetto musicale innovativo e coinvolgente, che crea sonorità nuove sullo sfondo di testi profondi e toccanti: è questo il mix che ha permetto agli “Ercta Collective”, gruppo di giovani musicisti siciliani, di portare a casa il primo premio assoluto e il premio speciale del “Firenze Suona Contest”, un concorso-vetrina per musica originale dedicato ai musicisti italiani under 35, senza limite geografico o di genere musicale.

Come è nato il gruppo?

I componenti del gruppo hanno un’età compresa tra i 20 e i 28 anni, si tratta di Valentina Migliore (voce), Alberto Santamaria (chitarra), Ferdinando Preianò (violoncello), Giulia Lo Giudice (percussioni), Lia Ceravolo (fisarmonica) e Salvatore Maria Sclafani (mandolino). Qds ha parlato con loro di questa nuova avventura e dei traguardi raggiunti.

Valentina: “Il gruppo è nato nel 2020 da una idea del chitarrista, Alberto Santamaria. Inizialmente era soltanto una formazione strumentale, ma poi l’organico si è evoluto nel tempo con l’ingresso di altri elementi come la voce”.

Gli strumenti usati dal gruppo fanno pensare che realizzate delle sonorità particolari….

Valentina: “Esatto, infatti, una delle nostre caratteristiche è proprio il suono particolare, insieme alle contaminazioni, perché con questo organico passiamo da una sonorità elettrica, come può essere quella della chitarra, al mandolino, al violoncello e, addirittura, alle percussioni classiche. Inoltre, Alberto è attualmente il compositore principale ma abbiamo iniziato a comporre tutti insieme, proprio per questo siamo un collettivo, perché ognuno di noi dà il proprio contributo, tutti siamo anche compositori. È come se fossimo una piccola orchestra di musica da camera”.

Ferdinando: “Tutti i vari elementi si vanno ad unire in tanti generi musicali, fino a creare qualcosa che non si può bene identificare perché è nostra. Basti pensare, che all’interno di un brano dal titolo “Un anno in un giorno” ad un certo punto abbiamo fatto una citazione alle “4 stagioni” di Vivaldi. È proprio un estratto contestualizzato nel brano in modo parzialmente rivisitato, nel senso che melodicamente e armonicamente è intatto, però viene riarrangiato anche in base all’organico e alle sonorità. Ad esempio, la mia parte, quella del violoncello, l’ho alleggerita un pochino togliendo qualcosa soltanto per non andare ad appesantire il tutto. Quindi, all’interno di un brano con sonorità mediterranee e il testo in siciliano è stato poi inserito anche questo momento”.

Avete già pubblicato il vostro primo singolo?

Valentina: “Ogni nostra composizione racconta una storia e i brani sono molto lunghi perché sono presenti diversi momenti ed episodi. A gennaio abbiamo pubblicato un singolo che si intitola “Cecilia” ispirato ad una storia realmente accaduta. Alberto ha vissuto a casa di questa ragazza con la famiglia di lei, quindi ha avuto modo di vivere realmente i suoi spazi. È una storia triste perché finisce male, infatti, Cecilia si è suicidata, ma è anche una storia che vuole dare speranza, perché le fragilità si possono risolvere in tanti modi”.

Al premio come ci siete arrivati?

Valentina: “Noi siamo stati molto metodici, nel senso che una volta ideato il progetto, fatte tante prove e creato i brani, abbiamo subito inciso e pubblicato “Cecilia”. Contemporaneamente, però, volevamo suonare dal vivo, che durante il periodo della pandemia è stato difficile anche per i progetti già esistenti, ancor di più per un progetto appena nato, quindi, abbiamo pensato di provare a partecipare a diversi contest, tra questi ho trovato il “Firenze Suona Contest” e abbiamo inviato la candidatura. Tra circa 150 candidature siamo stati selezionati tra i 24 partecipanti. Quest’anno per fortuna il contest è stato fatto in presenza e i primi di maggio c’è stata la prima selezione, per cui siamo andati alle “Murate” di Firenze, un caffè letterario molto particolare perché si arriva in questo spiazzo in cui ci sono le sedie e i tavolini che restano lì anche quando il locale chiuso, ed è anche sede di un circolo letterario in cui organizzano molti eventi culturali. Durante l’esibizione poi abbiamo sentito lo stupore da parte del pubblico per il risultato sonoro che questo progetto riesce a restituire. Inoltre è bella l’idea che dei giovani come noi, che siamo dei professionisti con delle carriere singole avviate, riescano insieme ad amalgamarsi in qualcosa che non si adegui alla massa musicale, perché sappiamo benissimo che ormai un po’ tutti i generi si somigliano”.

Come è stata questa esperienza?

Ferdinando: “Abbiamo trovato una organizzazione impeccabile, sotto tutti i punti di vista, sin dall’inizio ad esempio avevamo un calendario con tutte le date delle esibizioni. Anche il modo di rapportarsiin maniera molto professionale con gli artistinon è cosa scontata da nessuna parte, non solo in Sicilia. Poi c’era una giuria di nomi importanti, tra cui il presidente Ghigo Renzulli, il chitarrista dei Litfiba, per cui persone che hanno alle spalle una certa carriera ed esperienza nell’ascoltare musica nuova. Ciò di cui siamo rimasti più contenti è stata proprio la risposta sia della giuria sia del pubblico”.

Al contest avete fatto la vostra prima esibizione in pubblico?

Ferdinando: “Sì, infatti, la prima in assoluto è stata molto forte a livello emotivo, perché era la prova del nove. Con quella esibizione avremmo visto che effetto facevamo sulle persone”.

Valentina: “Tra l’altro un pubblico neutro, non coinvolto perché nessuna di quella persone ci conosceva personalmente. Se suoni a Palermo molta gente ci conosce: colleghi, amici, parenti. Invece, lì è stata una cosa d’impatto perché abbiamo visto che c’era riscontro e che il progetto funziona, non che lo mettessimo in dubbio, però, avevamo paura potesse non essere compreso al 100%. Noi abbiamo voluto fare qualcosa che ci piace, motivo per cui ognuno suona il proprio strumento e porta nel gruppo il proprio bagaglio professionale e artistico, poi c’è anche molta mediterraneità nelle nostre composizioni, infatti, il primo testo è stato scritto in siciliano e anche lì è stato un terno al lotto, per di più si tratta di un brano impegnato, pieno di metafore, non un brano “ciuri, suli, amuri, ciauru ri gelsomini e aranci”, ma abbiamo deciso di tradurlo per farlo leggere e comprendere a tutti, questo è piaciuto tantissimo”.

Dove e come si è svolta la finale?

Ferdinando: “La finale si è tenuta all’Ultravox di Firenze, nell’Anfiteatro delle Cascine “Ernesto De Pascale”, un posto gigantesco con un service importante. Pertanto siamo passati anche da due realtà molto diverse come palco, perché mentre le prime fasi si sono tenute in un caffè letterario molto intimo, poi siamo arrivati in questo teatro con una grandissima tribuna”.

Valentina: “Per noi è stato veramente emozionate perché eravamo e siamo consapevoli del fatto che il nostro non è un genere commerciale ma è più di nicchia, quindi ci aspettavamo coinvolgimento del pubblico ma non pensavamo fino a questo punto. Abbiamo capito che in realtà pur essendo un genere particolare arriva anche al pubblico profano, oltre che ai musicisti, infatti, durante il contest i voti erano dati al 50% dalla giuria di esperti e l’altra metà dal pubblico”

Che cosa avete vinto?

Ferdinando: “Abbiamo vinto due premi: il primo posto assoluto e un premio speciale. Entrambi i premi prevedevano di passare tre giorni in uno studio di registrazione per incidere il proprio singolo, però in due studi di registrazione diversi, uno dei quali è “Rione 10”, uno studio importante in cui hanno registrato artisti del calibro di Mia Martini, Elio e le Storie Tese, i Litfiba, ecc.. Infine, hanno deciso di darci questi sei giorni tutti al Rione 10 perché è un po’ più consono a quello che facciamo noi, insieme allo staff di entrambi gli studi di registrazione previsti”.

Valentina: “Anche in questo caso abbiamo visto il grande interesse dell’organizzazione che ha riadattato la situazione per noi, che siamo loro molto grati, perché si sono mostrati intenzionati a valorizzare il nostro progetto, riuscendo anche a farlo uscire dallo studio”.

Sonia Sabatino

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