Palermo, numeri dell’aeroporto in caduta libera - QdS

Palermo, numeri dell’aeroporto in caduta libera

Gaspare Ingargiola

Palermo, numeri dell’aeroporto in caduta libera

venerdì 27 Marzo 2020 - 00:03
Palermo, numeri dell’aeroporto in caduta libera

Impietoso il raffronto dei dati con marzo 2019: -76% di passeggeri e -53% di movimenti. Cassa integrazione di dodici mesi per tutti i dipendenti, con il mantenimento dei servizi minimi

PALERMO – Anche in aeroporto iniziano a farsi sentire gli effetti nefasti della crisi economica legata alla quarantena decisa dal governo Conte per contrastare l’epidemia del nuovo Coronavirus.

Nelle prime tre settimane di marzo c’è stato, infatti, un crollo verticale (-76%) dei passeggeri in transito dal Falcone-Borsellino. Anche se lo scalo di Punta Raisi è aperto (come è previsto dal decreto del ministero dei Trasporti) e opera al momento con tre movimenti al giorno (due voli da e per Roma Fiumicino e uno da e per Lampedusa), ma il drastico taglio dei voli effettuato dalle compagnie aeree a causa dell’emergenza sanitaria ha fatto segnare, nella terza settimana di marzo, un calo dei passeggeri del 98% (in media 250 passeggeri al giorno), con un -94% sui movimenti rispetto allo stesso periodo del 2019.

Il raffronto dei dati con le prime tre settimane del marzo scorso 2019 è impietoso e rende plasticamente l’idea dell’impatto di questa nuova crisi economica che sta investendo mezza Europa: -76% dei passeggeri e -53% dei movimenti con una proiezione a fine anno di -21% sui passeggeri e -14% sui movimenti. Numeri destinati a peggiorare.

“Inoltre – fanno sapere dalla Gesap, la società che gestisce lo scalo – la chiusura di quasi tutti gli esercizi commerciali all’interno dell’aerostazione ha causato l’inevitabile crollo dei ricavi. Già agli inizi di marzo la Gesap ha messo in campo un piano straordinario per ridurre i costi di gestione, per tentare di mitigare in parte i danni economici causati dal crollo del traffico aereo e salvaguardare i livelli occupazionali: razionalizzazione dell’efficienza energetica, rimodulazione delle operazione nel terminal, a partire dalla concentrazione e dall’accorpamento dei banchi check-in e dei gate partenze e arrivi, smaltimento delle ferie residue dei dipendenti, blocco delle prestazioni straordinarie e lavoro a distanza (smart working)”.

Inoltre, “è stato siglato con i sindacati di categoria l’accordo per la cassa integrazione straordinaria (Cigs) di dodici mesi, per tutti i dipendenti, con il mantenimento dei servizi minimi, richiesta da Gesap per crisi aziendale dovuta a eventi improvvisi e imprevisti”.

“Per attivare concretamente la Cigs – ha spiegato l’amministratore delegato Giovanni Scalia – l’ultimo passaggio formale è la convocazione da parte dell’Ufficio provinciale del lavoro, che si attende con urgenza. In questa situazione surreale la società si è trovata a dover affrontare una crisi improvvisa e inaspettata che, con grande senso di responsabilità di tutti i lavoratori, si sta fronteggiando garantendo i servizi essenziali e l’operatività stessa dell’aeroporto. L’accordo di avvio della Cigs con i sindacati garantisce una concreta salvaguardia dei livelli occupazionali e farà sì che questa crisi non metta a repentaglio nessun posto di lavoro”.

“L’accordo per la Cassa integrazione straordinaria dei lavoratori della Gesap – ha detto Gianluca Colombino, segretario nazionale Legea Cisal – è un atto dovuto e di responsabilità nei confronti di tutto il personale che, nonostante le evidenti difficoltà del momento, ha finora assicurato la piena operatività della struttura con grande spirito di sacrificio. La Gesap è una società sana e con bilanci in attivo ma abbiamo dovuto prendere atto del tracollo del traffico, dei passeggeri e dei ricavi e quindi della necessità di ricorrere agli ammortizzatori sociali. Spiace constatare che la decurtazione degli stipendi riguarderà anche il personale impegnato in prima linea nei servizi essenziali, a cui non verrà garantita alcuna forma di compensazione: per questo abbiamo chiesto a Gesap di integrare i salari con una quota pari a quella dell’integrazione del Fondo trasporto aereo, anche sotto forma di prestito”.

“All’esame congiunto presso l’Ufficio del lavoro – ha concluso – non faremo mancare la nostra firma, ma chiediamo al Governo e alla commissione del Fondo sul trasporto aereo di intervenire per colmare le lacune legislative che penalizzano i redditi dei lavoratori”.

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