Pandemia economica, il vero pericolo - QdS

Pandemia economica, il vero pericolo

Carlo Alberto Tregua

Pandemia economica, il vero pericolo

giovedì 24 Dicembre 2020 - 00:00

Per Pasqua la normalizzazione?

Ogni giorno il ministero della Salute contabilizza i morti con il virus, ma non specifica il numero di persone che era gravato da patologie pesanti, cui il virus ha dato il colpo di grazia.
Lo stesso ministero contabilizza i contagiati ogni giorno, ma non precisa il numero di chi viene contagiato da coloro che non hanno alcun sintomo, pur essendo contagiosi.
Si tratta di due gravi carenze che ingannano l’opinione pubblica, la quale è sempre più terrorizzata dai dati inquinati che abbiamo appena citato. Infatti, se fossero comunicati tali estremi, probabilmente la preoccupazione dei cittadini diminuirebbe.
Ora, che in giro vadano degli incivili, i quali non rispettano l’obbligo di distanza e quello di indossare la mascherina quando si avvicinano agli altri, è un dato di fatto. Però, per tali ignavi non si possono penalizzare tutti gli altri cittadini che, disciplinatamente, usano la necessaria prudenza evitando il contatto con gli altri e quindi il rischio di contagio.

Il ministero dell’Economia non comunica, dal suo canto, il numero di morti per pandemia economica, cioé tutti coloro che muoiono fisicamente, ma anche civilmente, in quanto non riescono più a mangiare, a pagare l’affitto, le bollette o a procurare il cibo per i propri figlioli e per se stessi.
È vero, l’epidemia virale è un dato obiettivo rilevato dal disagio enorme di milioni di italiani. Ma questo disagio si è fortemente accentuato per l’eccessivo rigore, spesso inutile, delle restrizioni che hanno colpito molti servizi.
Ad esempio, risulta ancora incomprensibile la riduzione della metà dei posti sui treni, mentre rimane intera, al cento per cento, la disponibilità negli aerei.
Sia treni che aerei vengono sanificati mediante gli impianti di area condizionata. Un vagone ferroviario porta all’incirca cento persone, un aereo circa duecento. Il vagone ferroviario dovrebbe essere più sicuro della carlinga di un aereo, ed invece viene penalizzato riducendo alla metà i posti disponibili: incomprensibile.
Di queste incongruità ve ne sono altre, come quella che segue.
Il Governo ha lanciato, secondo noi correttamente, la campagna per spingere la gente ad usare la carta di credito al posto del contante. Con ciò intende far emergere il fatturato in nero e quindi combattere l’evasione.
Qualche giornalista poco accorto, lo abbiamo sentito anche in televisione, ha detto che quest’iniziativa spinge la gente a comprare. Non è vero. L’iniziativa spinge la gente, quando compra, ad usare la carta di credito anziché il denaro contante.
Un’altra incongruità: i negozi restano aperti, bar e ristoranti devono chiudere. Entrambi i pubblici esercizi sono soggetti a controllo e a norme restrittive di occupazione degli spazi, dunque non se ne capisce la ragione.
Peggio ancora, l’incongruenza di farli chiudere per i pranzi di Natale e Capodanno, quando i ristoratori potevano avere un certo ristoro effettivo rispetto alle cospicue perdite che hanno subito quest’anno.

Lunedì l’Ema (European medicines agency) ha definitivamente approvato il vaccino Pfizer, per cui dal giorno 27 potrà essere iniettato. Contestualmente, la Food and Drug Administration americana ha approvato il secondo vaccino BioNtech, approvazione che dovrebbe seguire anche da parte dell’Ema.
Ma vi sono all’incirca altri otto vaccini in coda per ottenere l’approvazione dei due enti, cosicché entro pochi mesi vi dovrebbe essere un’abbondante quantità di dosi a disposizione dei cittadini nel mondo.
Ricordiamo che il vaccino consta di due dosi da iniettare, con intervallo di ventuno giorni, per cui si raddoppia la quantità necessaria per vaccinare le persone.
Procedendo con un minimo di celerità, si può prevedere che entro Pasqua qualche milione di italiani venga vaccinato e quindi si potranno allentare le misure restrittive.
Ecco perché è necessario pensare immediatamente ad un piano economico di rilancio, in modo da non perdere tempo e fondi europei, per rimettere il Paese sulla strada della crescita e del recupero del Pil perduto, della produzione di valore e della nuova occupazione.

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