Ricordate la favola di Esopo in cui un lupo cerca un pretesto per sbranare un agnello al ruscello, accusandolo falsamente di intorbidirgli l’acqua? Nella storia l’agnello smonta ogni accusa con logica e verità, ma il predatore lo uccide comunque senza pietà.
Un’azione prepotente e immonda di chi sta sopra e se la prende con chi sta sotto per trovare una scusa alla propria insufficienza.
Dalla Costituzione del 1948 alle leggi opache di oggi: come il Parlamento ha perso qualità
La metafora oggi usata riguarda il nostro Parlamento, che più tempo passa e più perde qualità. In che cosa? Nel fare le leggi.
Se ricordiamo la Costituzione – entrata in vigore il primo gennaio del 1948 – un testo limpido, chiaro, leggibile e comprensibile da tutti gli italiani, che dovrebbe essere la matrice – per il modo in cui è compilata – di tutte le leggi successivamente approvate; se pensiamo al coacervo delle preleggi, tutte scritte in modo limpido; se pensiamo a tutte le leggi approvate dal Parlamento dall’entrata in vigore della Costituzione fino agli anni Sessanta-Settanta, restiamo fortemente delusi di come, rispetto a quel tempo, i testi normativi sono diventati opachi, oscuri, incomprensibili. Tali che i cittadini non riescono più neanche a leggerli.
La questione è grave ma non seria, direbbe Ennio Flaiano. Ricordiamo, a tal proposito, come le preleggi chiariscano che “nell’applicare la legge non si può a essa attribuire altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse, e dalla intenzione del legislatore”. Da qui nasce la domanda: perché da un certo punto in poi il Parlamento ha cominciato a scrivere leggi incomprensibili per i cittadini, violando palesemente preleggi e Costituzione?
I cittadini non possono valutare i propri rappresentanti eletti
La prima risposta è: per ignoranza. Ma essa non è soddisfacente, perché all’interno del Parlamento vi sono giuristi e burocrati di grande capacità e formazione, quindi essi non possono sfornare leggi così come vengono sfornate.
E allora qual è la risposta al quesito? Sembra banale, e forse lo è: le leggi sono scritte in questo perfido modo per evitare che i cittadini le comprendano.
Inoltre, esse consentono a tutti i parlamentari di dirne ciò che vogliono, tanto come non si comprende il testo delle leggi, così non si comprende la comunicazione dei parlamentari.
Il fatto accertato che le leggi non possono essere comprese dai cittadini è un vulnus notevole, perché essi non sono in condizione di valutare ciò che fanno i propri rappresentanti democraticamente eletti. Debbono accontentarsi delle vuote parole pronunciate nei talk show o in interviste o in altre occasioni, a loro volta ermetiche e di difficile comprensione. O, in più di un caso, false.
Cosicché, i cittadini sono nelle mani di persone che occupano alti scranni istituzionali ma che non rispettano chi li ha eletti per fare ciò che vogliono, e cioè i loro interessi e non quelli generali.
Centomila leggi in Italia contro diecimila in Germania
Non solo le leggi sono criptiche, ma numerose in modo abnorme. Chi ha tentato di contarle non ci è riuscito, ma secondo stime attendibili superano le centomila unità, mentre secondo altre stime attendibili le leggi tedesche non superano le diecimila unità. Il Parlamento della Germania è serio, quello italiano non lo è per nulla.
Intendiamoci, non facciamo distinzioni di parti politiche tra conservatori e progressisti, ma parliamo della qualità e dell’istruzione media dei seicento parlamentari (quattrocento deputati e duecento senatori), i quali non hanno partecipato a scuole di politica, ormai dimenticate dai partiti, probabilmente hanno letto pochi libri, sfogliano qualche quotidiano sui tablet: insomma, non si sono nutriti – e non si nutrono – di cultura, conoscenza e competenze. In pratica di quelle materie prime che fanno di una persona una persona colta, che capisce e che valuta con la propria testa e non con la testa degli altri.
Poteri forti e astensionismo: quattro italiani su dieci non vanno più a votare
Può cambiare questo stato di fatto? Non sembra, perché il lupo è il lupo e l’agnello è l’agnello. I vertici politici non sono scelti dagli elettori, ma dai poteri forti che influenzano cittadine e cittadini con campagne stampa mirate sui vari mezzi di comunicazione e che convincono a votare secondo interessi superiori.
Però, almeno quattro italiani su dieci non ci stanno e per conseguenza non vanno a votare, così ledendo ancora di più la nostra democrazia.

