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Parliamo di qualità e di democrazia

Parliamo di qualità e di democrazia
Immagine da Imagoeconomica

Con l’astensionismo oltre il 50% la cattiva politica mette a rischio democrazia

“La democrazia non è nemica della qualità, è la qualità che è nemica della democrazia”. La frase è tratta da un monologo di Giorgio Gaber, in cui il grande cantautore italiano spiega come sia difficile essere una persona di qualità, in un contesto democratico nel quale l’unica cosa che conta siano i numeri ed i numeri, si sa, non è detto che si ottengano con la qualità dell’azione politica. Per esempio, a comprendere il senso delle parole di un politico di qualità non saranno in tanti, perché per comprendere il senso dei concetti espressi da un politico di qualità bisogna disporre degli strumenti cognitivi e conoscitivi necessari, mentre per comprendere le parole di chi, con scarsa qualità concettuale, parla allo stomaco dei suoi interlocutori o di chi ne intercetta i bisogni primari, le invidie sociali o la paura, basta poco: in fondo per far correre un asino basta mettergli davanti una carota e dietro una frusta.

Qualità vs numeri: perché il politico capace abbassa il livello per essere capito

Per questa banale considerazione può accadere che il politico di qualità, piano piano, per adeguarsi all’andazzo delle cose, abbassi il suo livello intellettuale e comportamentale, per essere più chiaro nei confronti della maggioranza. D’altra parte se per essere compresa da chi compone certi numeri bisogna parlare di spese senza parlare di entrate, oppure bisogna parlare di paure senza parlare di sicurezza, o magari bisogna parlare di futuro senza tenere conto del passato e del presente, può accadere che la qualità tiri i remi in barca.

Per un momento, però, vorrei provare a sviluppare un ragionamento, che purtroppo non dispone di controprove, se non che con l’aiuto di un pizzico di buonsenso e di un altro pizzico di corretta conoscenza dei fatti. Il ragionamento è questo: se è vero che la qualità è nemica della democrazia, dunque è vero che i numeri si ottengono non tanto con l’intelligenza, quanto con l’invidia, la paura, la clientela, ecc. siamo nelle condizioni di sapere quanti siano numeri che, al contrario, usando un simile sistema, si perdono?

Astensionismo oltre il 50%: la cattiva politica è davvero più aggregante di quella buona?

Per essere più espliciti: se un “capo somari” riesce a controllare ed orientare un numero X di voti con promesse o con minacce di varia natura, siamo nelle condizioni di sapere quanti, invece, ne faccia perdere? Se un tempo era facile sostenere che un “buon somaro” sarebbe stato certamente più utile di un “cavallo di razza” magari un po’ nervoso, oggi, con l’astensionismo che ha varcato la soglia del 50%, tant’è che la macchina dello Stato funziona male a tutti i livelli, siamo ancora certi che la qualità debba essere subordinata ai numeri e non ad altro, come invece accade? Siamo certi che i numeri conquistati siano di più dei numeri perduti? Siamo certi che si debba ancora abbassare la qualità per ottenere maggiore quantità ma senza qualità? Insomma, la cattiva politica siamo sicuri che sia più aggregante della buona politica, se oltre la metà degli elettori, per evitare tra due mali preferisce non andare a votare?

La domanda, com’è ovvio che sia, riguarda sia i dirigenti politici, sia i cittadini che li votano, ma soprattutto va rivolta a quelli che, snobisticamente, pensano che sia meglio non votare affatto, perché “tanto sono tutti uguali”. Ecco, in una simile condizione, anche se può apparire un paradosso, non è a rischio soltanto la vita del Paese, non sono a rischio i suoi valori fondanti, non è a rischio solamente la sua economia, la sua cultura, la sua occupazione, a rischio è la democrazia, a rischio è lo stato di diritto, è a rischio l’equilibrio costituzionale il quale, non a caso, viene costantemente sbilanciato.

Una nuova Assemblea Costituente: la proposta per ridare senso alla democrazia italiana

In una simile pericolosa situazione, che ovviamente riguarda sia la destra, sia la sinistra, sia la maggioranza, sia l’opposizione, sia la generazione boomer, sia la generazione Z, non sarebbe il caso di ripensare ad una nuova Assemblea Costituente che, come accadde nell’immediato dopoguerra, riscriva le regole del gioco aggiungendo la libertà, la responsabilità e la solidarietà tra i principi fondanti della Repubblica italiana? Chissà quanto tempo dovremo aspettare. Chissà se si farà in tempo! Già sarebbe un successo se si riuscisse a cominciare a parlarne.