Peggio della morte? La perdita dell’onore - QdS

Peggio della morte? La perdita dell’onore

Carlo Alberto Tregua

Peggio della morte? La perdita dell’onore

mercoledì 25 Novembre 2020 - 08:45

Onore è la dignità personale in quanto si riflette nella considerazione altrui. O anche il valore morale, il merito di una persona, non in sé ma in quanto conferisce alla persona stessa il diritto alla stima e al rispetto da parte degli altri. L’onore è forse il valore più forte di una persona perché valuta il suo rapporto con gli altri emette in conto che cosa gli altri pensano di lui medesimo. L’onore va tutelato dalla legge e nessuno ha la facoltà di calpestarlo. Ma la legge deve essere giusta ed equa non può dare a qualche altro la facoltà di interpretarla a proprio uso e consumo, in modo da danneggiare spesso in modo irreparabile la reputazione altrui. Chi è nato in una famiglia col culto dell’onore e della dignità personale, che ha bevuto i principi etici del comportamento lineare e rispettoso nei confronti dei terzi non può tollerare che altri, chiunque siano, possano danneggiarlo per lungo tempo, anche anni.

Non vi sembri strano sentire che c’è qualcuno che ritenga la perdita dell’onore peggiore della morte. Infatti, spesso la vita fisica è meno importante di quella etica. A che serve infatti vivere come bestie, mangiando e bevendo, dormendo ed eliminando le scorie senza che al centro di questa attività vi sia un progetto, una prospettiva da realizzare nel rigoroso binario dei valori morali? E a che serve la vita fisica se ogni persona non pensa con la propria testa, valutando i fatti che gli accadono, gli errori che commette e non li riconosce per evitarli infuturo? La vita è fatta di interrogativi e di dubbi che ci vengono spontaneamente ma che non ci devono impedire di prendere decisioni, giuste o sbagliate che siano, ottenendone vantaggi o pagandone le conseguenze senza ritenere che la stessa vita sia inutile. Vivere con onore significa rispettare il prossimo evitando che pochi abbiano il troppo emolti quasi niente. Per vivere nel solco dell’onore bisogna combattere l’ignoranza che fa più danni della carestia. Ma le caste invece vogliono il dilagare dell’ignoranza, così possono controllare il Popolo.

Un modo per controllare la gente è la diffusione delle cosiddette mode, con la conseguenza che ognuno si veste, parla, gesticola, si comporta con la testa degli altri, anziché con la propria e decide ciò che è bene e ciò che è male sempre avendo come punto di riferimento gli eterni valori morali che si osservano, avendo integro il proprio onore. Per comportarsi in questo modo bisogna avere serenità interiore, che non si vende al mercato ma che si acquisisce se ne comprende l’importanza e si mette in atto ogni proprio sforzo per ottenerla. Vediamo tanta gente che fa vedere i muscoli, anche coperti da tatuaggi e figure diverse. Non comprendiamo questo fenomeno, che per altro c’è stato sempre anche in altre forme, ma di solito tanti muscoli corrispondono a poco cervello, salvo eccezioni. Avere poco cervello è un handicap naturale contro il quale è difficile lottare. Chi non ce l’ha, non ce l’ha.

Un altro elemento dell’autostrada dell’onore è la verità, che bisogna sempre perseguire, in modo che sia quasi un abito e comunque una compagna costante della propria vita. Sappiamo benissimo che la verità unica non esiste, in quanto si scompone in tante verità spesso tra loro non combacianti. Eppure ve n’è una che prevale sulle altre e cioè quando fatti ed eventi funzionano all’insegna dei valori etici. Diceva il saggio che la verità è l’abito buono per compiere il bene. Questo detto si capisce solo se ognuno è dotato del senso dell’onore ed ha la forza di volontà di rispettarlo sempre e comunque. Per contro non è sopportabile essere ingiuriati, spesso anche nel nome della Legge, calpestando la verità e con essa l’onore. Chi ripaga cittadini che sono stati sotto processo per anni e poi vengono assolti per non aver commesso il fatto? Il danno compiuto è stato grave e irreparabile. Il peggio è che chi l’ha compiuto non ne paga le conseguenze, come se il proprio libero arbitrio fosse aldi sopra di altri. In ogni caso, per fortuna, la verità, magari tardi, emerge sempre.

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenta

Registrazione n. 552 del 18-9-1980 Tribunale di Catania
Iscrizione al R.O.C. n. 6590


Ediservice s.r.l. 95126 Catania - Via Principe Nicola, 22

P.IVA: 01153210875 - Cciaa Catania n. 01153210875


SERVIZIO ABBONAMENTI:
servizioabbonamenti@quotidianodisicilia.it
Tel. 095/372217

DIREZIONE VENDITE - Pubblicità locale, regionale e nazionale:
direzionevendite@quotidianodisicilia.it
Tel. 095/388268-095/383691 - Fax 095/7221147

AMMINISTRAZIONE, CLIENTI E FORNITORI
amministrazione@quotidianodisicilia.it
PEC: ediservicesrl@legalmail.it
Tel. 095/7222550- Fax 095/7374001

Direttore responsabile: Carlo Alberto Tregua direttore@quotidianodisicilia.it

Raffaella Tregua (vicedirettore)
vicedirettore@quotidianodisicilia.it

Dario Raffaele (redattore)
draffaele@quotidianodisicilia.it

Carmelo Lazzaro Danzuso (redattore)
clazzaro@quotidianodisicilia.it

Patrizia Penna (redattore)
ppenna@quotidianodisicilia.it

Antonio Leo (redattore)
aleo@quotidianodisicilia.it

redazione@quotidianodisicilia.it

Telefono 095.372684