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Pensionati giovani contro i giovani

Pensionati giovani contro i giovani

Legge Fornero “intoccabile”

La riforma Fornero del 2012, del salutare Governo Monti, ha evitato il fallimento dell’Inps, mettendo paletti a una serie di abnormi provvedimenti che gli Esecutivi precedenti avevano preso.

Ricordiamo anche che il Governo presieduto da Mario Monti – appena nominato senatore a vita dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano – fu votato a grande maggioranza da quasi tutti i partiti presenti in Parlamento. Essi, infatti, erano consapevoli che ci voleva un uomo della caratura del Professore per “levare le castagne dal fuoco”, vale a dire per prendere una serie di provvedimenti che avrebbero scontentato molti settori dell’elettorato.

Fatta la Riforma Fornero e consolidato l’Inps, i partiti hanno ricominciato la manfrina e in questi quattordici anni hanno detto peste e corna della riforma Fornero, pur non modificandone una virgola; quindi una pura rappresentazione verbosa per illudere cittadine e cittadini che “pensano con la testa degli altri anziché con la propria”.

Pensionati giovani e sostenibilità delle pensioni

Il sistema pensionistico ante-Fornero e tutte le proposte successive naufragate post-Fornero volevano premiare i pensionati giovani, ma non dicevano la verità e cioé che quelle iniziative improvvide avrebbero danneggiato gli stessi giovani, che, arrivati all’età della pensione, non avrebbero trovato le somme sufficienti per ricevere il proprio assegno. Tuttavia, nessuna di quelle malsane proposte è andata in porto e oggi, ragionevolmente, l’Inps ha un bilancio attivo.

Il ruolo dell’Inps tra previdenza e assistenza

C’è però una stortura nell’attività dell’Ente e cioé che oltre a quella pensionistica si occupa anche, per delega dei diversi governi, dell’attività assistenziale. Essa è una pura e semplice distribuzione di risorse, che ovviamente vanno gestite, ma manca il rapporto fra versamenti contributivi e assegni pagati. Di fatto, gli Esecutivi ogni anno stanziano nel proprio bilancio molti miliardi, che poi l’Inps gestisce dando assegni di varia natura a chi dovrebbe averne diritto.

Il condizionale è d’obbligo perché in mezzo a tutti i cosiddetti bisognosi ve ne sono tanti che non lo sono e che imbrogliano le carte per sembrarlo.

Welfare, politica e gestione delle risorse pubbliche

Il welfare italiano è fra i più estesi del mondo in rapporto al Pil, ciò perché i governi di questi ottant’anni, ma in particolare quelli scaturiti da elezioni regolate dal cosiddetto Mattarellum (1994) in avanti, sono stati sempre più deboli e hanno governato ascoltando i sussurri della gente, pervenuti attraverso i sondaggi.

Lo ribadiamo ancora una volta: non si governa con i sondaggi o con il consenso del Popolo giorno per giorno; si governa con le necessarie conoscenze e competenze per progettare il futuro, che si misura in anni e non in mesi. Un futuro nel quale avviene la redistribuzione della ricchezza e circolano i principi di equità e di buona amministrazione.

Tutto ciò anche in applicazione dell’articolo 54 della Costituzione, il quale, lo ricordiamo ancora una volta, recita: “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore…”.

Ora chiediamo ai cortesi lettori se pensano che tutti i soggetti indicati nell’articolo prestano le loro funzioni con “disciplina ed onore”. Purtroppo a noi non sembra perché essi vengono retribuiti a prescindere dal merito, mentre non hanno sanzioni.

Equità fiscale e revisione della spesa pubblica

Ribadiamo ancora che il principio di equità generale, secondo il quale tutti i cittadini sono (o dovrebbero) essere uguali di fronte alla legge, viene vilipeso da chi invece lo viola in modo palese. Una violazione importante è l’abuso delle imposte che i cittadini pagano con enorme sacrificio e che poi le istituzioni spendono con grande facilità. Pensiamo alle mostruose composizioni di componenti dei Gabinetti dei ministri e degli assessori regionali, alle migliaia di consulenti con ricche retribuzioni – con enti come il Cnel, che costa un’ira di Dio, ma non si sa cosa faccia – e via elencando.

Ricordiamo che una revisione della spesa pubblica potrebbe comportare risparmi fra i trenta e i cinquanta miliardi. Alcuni di questi risparmi, lo ripetiamo, sono stati conseguiti dalla riforma Fornero e oggi tengono in vita positivamente un sistema previdenziale equilibrato.