Home » Askanews » Per i disabili negli enti lirici “cambiamo il contratto nazionale”

Per i disabili negli enti lirici “cambiamo il contratto nazionale”

Per i disabili negli enti lirici “cambiamo il contratto nazionale”

La campagna della compositrice Marianna Monterosso

Roma, 14 lug. (askanews) – Nei teatri d’opera italiani, gli artisti disabili non hanno diritto d’accesso. Eppure, dice il regista lirico Stefano Vizioli, i corpi sono sempre una opportunità, e l’arte non ha confini. Anche gli ausili, dalle stampelle alle sedie a ruote, possono diventare strumenti di scena.

“La creatività è sicuramente stimolata; lanciare stampelle o fare i matti con la carrozzina… non sarà certo una carrozzina che ci ferma” dice Vizioli, anzi: “Non mi fanno paura le carrozzine né le stampelle né le cecità; trovo sempre nella difficoltà una opportunità, anche per me, per vedere se io per primo ho il coraggio di sfruttarle”. L’intervista appare in un video social realizzato dalla musicista Marianna Monterosso, con l’obbiettivo di puntare i riflettori sull’esclusione degli artisti che hanno problemi fisici – e in particolare sulla norma del contratto collettivo negli enti lirico sinfonici che blocca strumentisti, cantanti di coro e solisti.

Vizioli, musicista prima che regista, ha passato una vita intera nei teatri di tutto il mondo a mettere in scena l’opera e si è prestato alla campagna per lottare contro le discriminazioni in scena. “L’artista non ha barriere” dice. “Il carismo o ce l’hai o non ce l’hai, e il regista deve intuirlo. Ho lavorato con corpi bellissimi, ma immobili come menhir”.

Insomma: in Italia Itzakh Perlman, uno dei più grandi violinisti viventi, colpito da piccolo dalla poliomelite, non sarebbe nemmeno arrivato a suonare in orchestra. Non è un male solo italiano: il baritono tedesco Thomas Quastoff, affetto da focomelia, protagonista di una carriera stellare come cantante di Lieder, da ragazzo si vide negare l’ingresso al conservatorio di Hannover. Ma erano gli anni Settanta.

Monterosso, soprano prima di essere fermata da un tumore, oggi direttrice di coro e compositrice, spiega che le difficoltà in Italia “dipendono anche dal contratto nazionale per gli enti lirico sinfonici. L’articolo 2 infatti prevede l’idoneità fisica al lavoro, ma questo viene spesso interpretato non solo come ‘idoneità a svolgere la mansione di suonare o cantare’. Uno strumentista o artista attualmente non può accedere ai bandi di concorsi e alle audizioni a cause della dicitura ‘esente da difetti fisici o imperfezioni’. Basterebbe modificare l’articolo due e fare una specifica sull’effettiva idoneità alle mansioni che si intende svolgere”.

Questo autunno, riprendono le trattative per il rinnovo del contratto nazionale per gli artisti negli enti lirico-sinfonici. Il contratto firmato nel 2024 (tra l’altro riferito al triennio 2019-2021, quindi già scaduto al momento della firma) è stato un rinnovo di ristoro economico; il resto del testo è ancora quello di 20 anni fa (il Teatro alla Scala e l’Accademia di Santa Cecilia, invece, hanno avuto già il loro rinnovo con un contratto separato in quanto Fondazioni a statuto speciale).

Chissà se sarà la volta buona per cancellare finalmente una discriminazione fuori tempo e fuori luogo per orchestrali e coristi. E magari anche per rendere accessibili i nostri teatri, che presentano – anche per gli artisti ospiti – barriere insormontabili, dal salire in palcoscenico ad accedere alla buca d’orchestra.

“Le difficoltà più grosse che ho incontrato in 48 anni sui palchi dove ho recitato e nei teatri sono legate alle barriere architettoniche” dice Sergio Ciccarelli, baritono e attore, nel video social di Monterosso. “Nel 95, diciamo anche nel 99% dei casi, le barriere architettoniche le trovi; mi è capitato di dover stare sul palco dalle tre del pomeriggio fino a mezzanotte perché c’erano barriere architettoniche invalicabili”, cioè sormontabili solo con un aiuto esterno, la gentile disponibilità di qualcuno a sopperire.

“Se non ci sono le possibilità di arrivare alla sala prove, se non c’è ancora una legge, un sistema, un’attrezzatura che rende possibile fare le cose e non farle cadere dall’alto, come se fosse una concessione…” osserva ancora Stefano Vizioli. “È vero che abbiamo teatri del Seicento e del Settecento, ma ormai da tutte le parti si trova il modo di eliminare le barriere architettoniche”. In Italia, a dispetto delle leggi sull’accessibilità, troppo spesso ancora no.