Il livello di fiducia dei cittadini nei confronti dei politici è molto basso, si aggira intorno al 35%, mentre è quasi il doppio per i vigili del fuoco e per le forze dell’ordine, nonostante qualche grave recente fatto che le riguarda. È certamente comprensibile la stima che si ha nei confronti di chi rischia la propria vita per difendere la nostra, ma è incomprensibile il fatto che i cittadini non si fidino di chi loro stessi delegano a rappresentarli ed è ancora peggio che, non fidandosi, non decidano di partecipare di più alla vita politica ed istituzionale per modificarla. È vero, ci si può sbagliare, è vero, si può aver creduto a qualche imbroglione e si può essere caduti in qualche trappola, ma la reazione non può essere l’abbandono, ma semmai la correzione dell’errore compiuto attraverso la partecipazione. E invece gli italiani, nel prendere atto di aver sbagliato, posto che ritengano di averlo fatto, invece di partecipare al cambiamento, invece di allenarsi meglio per non sbagliare più la loro partita democratica, decidono di ritirarsi.
Astensionismo e diserzione democratica: chi si ritira consegna il campo agli impostori
Ma c’è anche di peggio: nel momento in cui si ritirano, decidono di mettersi nelle mani di coloro i quali li hanno presi in giro, che continueranno a giocare senza avversari, confermando il fatto che, forse, meritavano proprio di essere presi in giro per manifesta stupidità. Certo, è molto amaro tutto questo, ma in democrazia non esiste un surrogato alla partecipazione e per partecipare bisogna conoscere e avere fiducia nelle proprie capacità di essere determinanti e consapevoli, anche quando tutto sembra precipitare. Tutto questo è amaro soprattutto perché le polemiche se non sono accompagnate da precise proposte non servono a nulla se non che ad allontanare le soluzioni, dato che è come se ci si rifiutasse di prendere le medicine perché sono amare, obbligando il nostro organismo a rimanere ammalato e sofferente. D’altra parte la voglia di cambiamento, la voglia di riuscire ad avere una politica e delle istituzioni che siano all’altezza dei problemi del Paese e delle loro soluzioni non può manifestarsi solo in forma di stucchevole lamento: i mugugni non hanno mai cambiato il mondo.
Idee valide, uomini competenti e risorse: cosa serve davvero per cambiare il Paese
Per cambiare le cose servono idee valide e realmente praticabili, che siano compatibili con le risorse che si hanno a disposizione e servono uomini che conoscano gli argomenti dei quali parlano, che conoscano ciò che crea disagio ai cittadini, che siano consapevoli di ciò che è necessario cambiare e di come reperire le risorse necessarie per riuscire nell’impresa. Il cambiamento, il miglioramento delle condizioni di vita di un Paese e dei suoi cittadini non è un fatto scontato, la nostra qualità della vita non rappresenta un dato immobile ed immodificabile, neanche la libertà e la democrazia rappresentano condizioni immutabili. Entrambe vanno invece costantemente sostenute e difese, così come vanno difese le idee, che costituiscono il binario lungo il quale scorrono le soluzioni, ma lungo il quale possono pure scorrere le inutili polemiche, le pericolose strumentalizzazioni, la violenza, l’invidia sociale, e quanto altro, nei fatti, danneggia proprio quella qualità della vita che chiunque vorrebbe che si migliorasse e pure in fretta.
Analfabetismo funzionale e silenzio delle istituzioni: i nemici della democrazia partecipata
C’è un forte alleato della diserzione democratica, si tratta dell’analfabetismo funzionale, che rappresenta la condizione di quei cittadini che non riescono a comprendere ciò che leggono o ciò che ascoltano e che ammontano a circa il 30% della popolazione italiana. Tra questi ci sono i terrapiattisti, i no vax, coloro i quali si oppongono a qualsiasi cambiamento, a qualsiasi sviluppo, ecc. e che si fanno menare per il naso da chi non propone loro alcuna soluzione, ma dai quali pretende che facciano da cassa di risonanza dell’odio di classe, vera anticamera di qualsiasi peggioramento caotico della società. Ciò che, in una simile situazione, non è tollerabile è il silenzio delle istituzioni, che sembrano distratte da altre questioni, che certamente non sono meno importanti, ma che lo sono altrettanto e che pertanto meritano maggiore attenzione a cominciare da un più pressante invito alla partecipazione, in assenza della quale nulla andrà bene.

