Quando la notizia dell’indagine divenne pubblica con l’esecuzione delle misure cautelari, sui giornali – compreso il QdS.it – trovarono spazio intercettazioni in cui gli agenti della polizia penitenziaria in servizio nella casa circondariale di Trapani dicevano frasi del tipo “lo andiamo a sminchiare a questo, questa notte”.
Qui l’articolo con le intercettazioni
In quel momento – era la fine del 2024 – i magistrati della procura guidata da Gabriele Paci contestavano ai poliziotti il reato di tortura. Due anni dopo, quell’accusa è venuta meno, in seguito ai precedenti pronunciamenti del tribunale del Riesame in occasione della valutazione dei ricorsi presentati dai legali per ottenere la scarcerazione degli indagati.
Tuttavia, la chiusura dell’inchiesta, al di là dell’aspetto penale che dovrà essere valutato all’interno delle aule giudiziarie, rilascia l’ennesima fotografia di un sistema penitenziario inadeguato. Falle che non di rado portano a violenze e, più in generale, a una riduzione delle garanzie democratiche che dovrebbero caratterizzare la vita nelle carceri.
Inchiesta sul carcere di Trapani, indagini chiuse: i reati rimasti
L’avviso di chiusura delle indagini è stato notificato a 30 persone. In occasione dell’esecuzione delle misure cautelari, il numero delle persone coinvolte era di 44. Caduta l’accusa di tortura, i pm contestano agli agenti l’articolo 608 del Codice Penale, ovvero l’abuso di autorità contro detenuti, oltre che – in alcuni casi – il falso ideologico e la calunnia.
A far scattare il lavoro degli investigatori era stata la denuncia di un detenuto nella seconda parte del 2021. Quella che sarebbe potuto sembrare un episodio unico si rivelò soltanto uno di una lunga serie di atti violenti da parte degli agenti. A registrare cosa avveniva in carcere, infatti, furono le telecamere nascoste installate su autorizzazione del gip.
Le punizioni arbitrarie
“Sottoponevano ad arbitraria punizione per le violazioni del regolamento carcerario precedentemente commesse”. È questa la frase che ricorre nei capi d’accusa contestati dalla procura. Gli agenti indagati sono ritenuti responsabili di azioni che hanno travalicato le proprie mansioni.
“Lo colpivano con un calcio sullo stinco, con un pugno sulla nuca e lo umiliavano sputando in segno di disprezzo in faccia”, si legge in un caso. In un altro, invece, il comportamento contestato è così riassunto: “Dopo averlo strattonato per un braccio e portato presso il reparto isolamento blu, dapprima lo facevano denudare, poi durante il trasferimento lo percuotevano più volte con schiaffi e pugni, e infine lo ubicavano nudo nella cella cosiddetta liscia”.
In un’altra circostanza, due agenti avrebbero trascinato lungo un corridoio bagnato un detenuto con indosso soltanto gli slip e alla fine lo avrebbero spinto dentro una cella con un calcio. In un caso, un detenuto affetto da disturbi psichici è stato spogliato, preso in giro e poi trasferito – sempre nudo – lungo un corridoio. “Un trattamento di rigore non consentito dalla legge, in quanto umiliante, degradante ed irrispettoso della dignità della persona”, si legge nel documento recapitato dalla procura ai legali degli indagati. Nessuna tortura neanche per gli indagati accusati di aver lanciato una secchiata di acqua e urina contro una delle persone ristrette nella casa circondariale.
Lo stesso vale per la violenza esercitata su un detenuto che “dopo avere fatto la doccia si aggirava nudo per le celle, non ottemperando all’invito di rientrare nella propria per poi danneggiare con un pugno lo schermo di un televisore nell’ufficio agenti del reparto”. A quel punto gli agenti avrebbero organizzato quella che viene definita “una spedizione punitiva con le caratteristiche di un pestaggio, percuotendo violentemente e simultaneamente alla schiena e in varie parti del corpo con colpi e pugni”.
Tutti i nomi
Questo il nome degli indagati a cui è stato recapitato l’avviso di chiusura delle indagini e che, dunque, in futuro – nel caso le loro memorie difensive non facessero cambiare opinione agli inquirenti – potrebbero rischiare il processo: Claudio Angileri (1968), Massimo Anzelmo (1981), Paola Patrizia Basiricò (1974), Filippo Bucaria (1970), Stefano Candito (1969), Salvatore Curatolo (1970), Michele Delcioni (1970), Vito Cisarò (1993), Leonardo Crapanzano (1970), Claudio Di Dia (1968), Angelo Drago (1964), Antonino Fazio (1995), Antonino Ficara (1966), Giacomo Genovese (1976), Giuseppe Gervasi (1967), Filippo Guaiana (1984), Alessandro Iabichella (1972), Giuseppe Martines (1984), Antonio Mazzara (1964), Antonino Mazzara (1969), Guglielmo Montalto (1968), Andrea Motugno (1988), Francesco Pantaleo (1987), Roberto Passalacqua (1976), Andrea Pisciotta (1977), Giuseppe Francesco Prestifilippo (1969), Nicolò Rondello (1968), Giacomo Ruggirello (1967), Pasquale Tartamella (1966), Salvatore Todaro (1980).
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