Davanti ai tragici ritardi con cui l’Italia ha affrontato il tema dell’applicazione della direttiva Bolkestein per quanto riguarda le concessioni balneari, la notizia di piccoli passi in avanti nell’approvazione in Sicilia dei Pudm, i piani di utilizzo del demanio marittimo, da parte dei Comuni non può essere di certo salutata come un successo. Tuttavia potrebbe essere un segnale di come lo stallo in cui si trova l’isola possa finalmente essere messo in discussione. E ciò nonostante le istanze – tra i principali promotori c’è il leader di Sud chiama Nord, Cateno De Luca – di chi ritiene che le concessioni vadano, ancora una volta, rinnovate per consentire ai titolari degli stabilimenti distrutti dal ciclone Harry di investire con la garanzia di poter rientrare dalle spese ed evitando di spendere per poi dover lasciare le spiagge ai successori.
Stato di avanzamento dei Piani di utilizzo del demanio marittimo
Nei giorni scorsi, l’assessorato al Territorio ha pubblicato un aggiornamento dettagliato dello stato di avanzamento dei Pudm nei 123 Comuni costieri dell’isola. In realtà a doversi dotare del Pudm sono in 120: tra gli esentati ci sono Pace del Mela e San Filippo del Mela, in provincia di Messina, e Paceco, nel Trapanese.
La prima piccola novità sta nel numero degli enti locali in cui il Piano di utilizzo del demanio marittimo ha completato il percorso. A inizio aprile, il Quotidiano di Sicilia aveva anticipato la notizia di come soltanto a Milazzo si fosse arrivati al traguardo. Oggi lo stesso risultato è stato ottenuto a Piraino, piccolo centro del Messinese.
L’iter di approvazione dei Pudm in Sicilia
Per il resto, la fotografia rilasciata dal monitoraggio che porta in calce la firma del dirigente generale dell’assessorato Territorio e Ambiente, Calogero Beringheli, è variopinta.
L’ultima direttiva in materia di redazione dei Pudm prevede che i Comuni affidino ai propri uffici tecnici lo schema di piano, che poi deve essere inviato al dipartimento Ambiente della Regione per la verifica di conformità alle linee guida. Ottenuto il via libera, i Comuni devono acquisire i contributi da parte dei portatori di interesse e trasmetterli, insieme allo schema di Pudm, al consiglio comunale, chiamato a votarlo tramite delibera.
A quel punto, parte la procedura di Valutazione Ambientale Strategica (Vas) di competenza della commissione tecnica-specialistica della Regione. Le carte dunque ritornano a Palermo. La Cts può dare luce verde oppure disporre prescrizioni e osservazioni a cui i Comuni devono attenersi, apportando eventuali modifiche. Nel caso di interventi al Pudm, le stesse modifiche dovranno essere sottoposte a una presa d’atto da parte del consiglio comunale.
Ottenuto questo risultato, il traguardo è all’orizzonte: l’iter prevede che entro tre mesi l’assessorato provveda ad approvare il Pudm, che dovrà essere pubblicato sull’albo pretorio dell’ente locale. Attualmente ad avere il Pudm in corso di approvazione sono i centri di Barcellona Pozzo di Gotto e Rometta, in provincia di Messina, e Capaci, in provincia di Palermo. Gli altri si trovano in una fase che va dalla procedura della Vas alla valutazione del Consiglio comunale, fino a chi il Piano lo deve ancora redigere (nel box in basso il dettaglio comune per comune).
Il progetto del Pudm regionale per la pianificazione del litorale
Per cercare di affrontare quello che, al netto dei piccoli miglioramenti, resta un quadro particolarmente critico, la Regione ad aprile ha deciso di creare una sorta di regia generale per la pianificazione dei litorali. Si tratta del progetto di Pudm regionale, che non andrà a sostituire il lavoro dei singoli Comuni ma che cercherà di omogenizzare le pianificazioni e, in caso di inadempienze, interverrà per colmare i vuoti.
“La gestione del demanio marittimo regionale richiede un quadro pianificatorio unitario dell’intero litorale al fine di garantire omogeneità nell’esercizio delle funzioni amministrative, certezza dei procedimenti concessori e parità di trattamento tra gli operatori”, si legge nel preambolo di un decreto firmato il 9 aprile dall’assessora al Territorio Giusy Savarino.
Nel provvedimento si ricorda come “nonostante il quadro normativo vigente, una significativa parte dei Comuni costieri non ha provveduto nei termini alla formazione e approvazione dei Pudm, determinando una situazione di disomogeneità pianificatoria e di incertezza nell’esercizio delle funzioni concessorie”, che ha portato il governo Schifani a ritenere necessaria un’azione volta a lavorare alla formazione di uno “strumento unitario di riferimento per l’intero territorio costiero”.
Demanio marittimo e concessioni: il ruolo sostitutivo della Regione
Il piano regionale rappresenterà il “presupposto necessario per la definizione delle aree concedibili e per l’avvio delle procedure selettive per l’affidamento delle concessioni” e verrà redatto, si legge, “nel rispetto dei principi di sostenibilità ambientale, libera fruizione, sicurezza della navigazione, valorizzazione economica e salvaguardia del paesaggio costiero”.
Per quanto riguarda il modo in cui il Pudm regionale si rapporterà al lavoro e alle decisioni prese a livello locale, il decreto di Savarino specifica che il primo assolve sia alla funzione di pianificazione generale, che di coordinamento della pianificazione comunale ma avrà anche il compito di intervenire in via sostitutiva “nei confronti dei Comuni inadempienti”.
Per chi temesse una sottrazione della libertà di pianificare i territori in cui si amministra e si vive, la Regione rimarca che le pianificazioni comunali “costituiscono parte integrante” del Pudm regionale. La sensazione è che davanti all’inerzia, a volte giustificata con la carenza di risorse umane, degli enti locali, il governo regionale abbia voluto fare da pungolo affinché si mettano mani a strumenti di cui, nonostante le leggi in vigore, si è fatto sempre a meno.
“Le previsioni elaborate dalla Regione in via sostitutiva hanno pari efficacia pianificatoria rispetto a quelle di iniziativa comunale e sono finalizzate ad assicurare la continuità della disciplina del litorale e l’uniforme tutela del pubblico uso del mare”, è l’avvertimento.
Una ventina di amministrazioni devono ancora redigerli
Si trovano ad affrontare la procedura della Vas, che prevede diversi stati di avanzamento, i Comuni di Agrigento (Ag), Menfi (Ag), Butera (Cl), Alì Terme (Me), Brolo (Me), Leni (Me), Malfa (Me), Messina (Me), Nizza di Sicilia (Me), Patti (Me), Roccalumera (Me), Saponara (Me), Spadafora (Me), Terme Vigliatore (Me), Torrenova (Me), Altavilla Milicia (Pa), Bagheria (Pa), Balestrate (Pa), Carini (Pa), Cefalù (Pa), Lascari (Pa), Pollina (Pa), Santa Flavia (Pa), Termini Imerese (Pa), Ispica (Rg), Modica (Rg), Ragusa (Rg), Santa Croce Camerina (Rg), Vittoria (Rg), Augusta (Sg), Noto (Sr), Priolo Gargallo (Sr), Siracusa (Sr), Alcamo (Tp), Campobello di Mazara (Tp), Custonaci (Tp), Erice (Tp), Pantelleria (Tp), Petrosino (Tp), Trapani (Tp) e Valderice (Tp).
Gli enti locali che per il momento sono fermi alla votazione da parte dei consigli comunali sono invece Aci Castello (Ct), Furci Siculo (Me), Giardini Naxos (Me), Gioiosa Marea (Me), Itala (Me), Motta d’Affermo (Me), Naso (Me), Reitano (Me), Santo Stefano di Camastra (Me), Santa Teresa di Riva (Me), Scaletta Zanclea (Me), Villafranca Tirrena (Me), Isola delle Femmine (Pa), Trappeto (Pa), Castelvetrano (Tp).
Nel monitoraggio realizzato dall’assessorato regionale risultano “prevalutati” i piani redatti dagli uffici comunali di Sciacca (Ag), Calatabiano (Ct), Mascali (Ct), Caronia (Me), Valdina (Me), Campofelice di Roccella (Pa), Palermo (Pa), Trabia (Pa), Acate (Rg), Portopalo di Capo Passero (Ss), Marsala (Tp) e Mazara del Vallo (Tp). Mentre sono definite “in corso di prevalutazione” le procedure riguardanti Licata (Ag), Palma di Montechiaro (Ag), Realmonte (Ag), Gela (Cl), Acireale (Ct), Catania (Ct), Fiumefreddo di Sicilia (Ct), Riposto (Ct), Capo d’Orlando (Me), Furnari (Me), Lipari (Me), Sant’Alessio Siculo (Me), Taormina (Me), Torregrotta (Me), Tusa (Me), Cinisi (Pa), Ficarazzi (Pa), Terrasini (Pa), Ustica (Pa), Pozzallo (Rg), Scicli (Rg), Avola (Sr) e Castellammare del Golfo (TP). Infine chi è più indietro di tutti. Ovvero i Comuni in cui il Pudm è ancora da redigere. A vivere questa condizione sono Cattolica Eraclea (Ag), Lampedusa e Linosa (Ag), Montallegro (Ag), Porto Empedocle (Ag), Ribera (Ag), Siculiana (Ag), Acquedolci (Me), Falcone (Me), Forza d’Agrò (Me), Letojanni (Me), Monforte San Giorgio (Me), Oliveri (Me), Santa Agata di Militello (Me), Santa Marina Salina (Me), San Pier Niceto (Me), Venetico (Me), Casteldaccia (Pa), San Mauro Castelverde (Pa), Carlentini (Sr), Melilli (Sr), Pachino (Sr), Favignana (Tp), Misiliscemi (Tp) e San Vito Lo Capo (Tp).
Settembre 2027, “l’ultima” scadenza. Balneari invocano l’ennesima proroga
“Nelle more della conclusione del procedimento di formazione e approvazione del Pudm regionale, nonché dell’indizione delle procedure di evidenza pubblica per l’affidamento delle concessioni demaniali marittime in conformità alle relative previsioni pianificatorie, è assicurata la continuità della gestione e della fruizione dei beni del demanio marittimo”. Tali parole, contenute nel decreto assessoriale con cui è stata definitiva la procedura di formazione del Piano regionale di utilizzo del demanio marittimo, riportano all’attenzione il tema del rinnovo delle concessioni balneari tramite gare a evidenza pubblica.
Si tratta di uno dei nodi attorno a cui negli anni si sono sviluppate maggiori polemiche in merito ai rapporti tra lo Stato e i privati. Avere uno stabilimento balneare o una pizzeria in spiaggia è sì un’opportunità di lavoro tramite cui molte famiglie traggono sostentamento – i titolari nella veste di imprenditori, ma anche i dipendenti che si occupano dell’erogazione dei servizi all’utenza – ma anche un privilegio dettato dalla possibilità di operare in luoghi pubblici.
La direttiva europea Bolkestein, approvata a metà anni Duemila, dispose che l’affidamento delle concessioni dovesse avvenire tramite gare pubbliche in modo da equiparare i diritti dei singoli alla possibilità di accesso a risorse naturali scarse, come le spiagge. Da allora, però, in Italia sono state trovati gli escamotage per rinviare l’applicazione. Vent’anni di ritardi che sono stati a costo della collettività tutta: l’Ue, infatti, ha posto sotto infrazione comunitaria il Paese, con conseguenze economiche che a valle si riflettono sui cittadini.
Nonostante, infatti, il recepimento della direttiva nel 2010, il governo ha sempre concesso proroghe: la prima al 2015, poi al 2020, infine nel 2018 si è deciso di estendere le concessioni al 2033. Decisioni che hanno suscitato le proteste di chi critica la privatizzazione dei litorali e su cui è intervenuto anche il Consiglio di Stato. Nonostante ciò, il termine ultimo per le attuali concessioni è via via slittato di anno anno in anno, dal 2023 al 2025. Nel 2024, il decreto Salva Infrazioni ha fissato la scadenza ultima a settembre 2027, dopodiché chi lavorerà nelle spiagge sarà chi si sarà aggiudicato le aste pubbliche. Tuttavia, da parte del settore balneare la levata di scudi è già in atto da tempo: il dito è puntato contro uno scenario che vedrebbe protagonisti futuri le grandi aziende, anche internazionali, a discapito delle piccole e medie imprese che in Italia hanno storicamente operato.
Tra gli esempi di concessioni apparentemente sine die, a partire dallo scorso anno ha destato clamore la situazione della Italo-Belga, che nella spiaggia di Mondello gestisce buona parte del litorale. Il caso è scoppiato con la denuncia del deputato Ismaele La Vardera in merito all’impiego tra i lavoratori di una ditta con cui la società aveva rapporti di soggetti imparentati con esponenti della criminalità organizzata e la successiva emissione da parte della prefettura di Palermo di un’interdittiva antimafia nei confronti della ditta. Lo stesso organo che sul territorio rappresenta il governo ha nominato tre commissari per prevenire il rischio di di infiltrazioni nella Italo-Belga, che detiene una concessione da oltre un secolo, in base al principio di prevenzione collaborativa.
Dopo avere incassato la revoca della concessione dalla Regione, l’Italo-Belga si è vista riconoscere dalla giustizia amministrativa – dal Cga, che ha ribaltato la decisione del Tar – il diritto di proseguire nella gestione delle spiagge fino a settembre.

