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Piano Battaglia, deserta la gara per affidare ai privati gli impianti sciistici: l’annuncio sul sito della Cuc calabrese

Piano Battaglia, deserta la gara per affidare ai privati gli impianti sciistici: l’annuncio sul sito della Cuc calabrese
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Sulla piattaforma informatica non è stata caricata alcuna offerta. Nessuna società si direbbe essere interessata a gestire la stazione nel cuore delle Madonie

“Annullata/revocata prima dell’avvio della procedura di selezione”. Sul sito della Cuc Alto Tirreno Cosentino, centrale di committenza calabrese a cui si è rivolta la Città metropolitana di Palermo per l’indizione della gara d’appalto utile ad affidare ai privati la gestione degli impianti di risalita di Piano Battaglia, è comparso questo messaggio.

In realtà, come verificato dal Quotidiano di Sicilia che ha contattato il responsabile del procedimento, la procedura non è andata in porto per un altro motivo: sulla piattaforma informatica non è stata caricata alcuna offerta.
Allo stato, dunque, nessuna società si direbbe essere interessata a prendere il controllo degli impianti presenti nel cuore delle Madonie, luogo simbolo del turismo invernale della Sicilia occidentale che, nelle intenzioni della ex Provincia, avrebbe tutte le potenzialità per attirare molte più persone di quanto non faccia oggi anche nelle stagioni in cui la neve non è presente.

“Tornare a indire la procedura? Non è una decisione che spetterà a noi, la stazione appaltante resta la Città Metropolitana”, è il commento che arriva dall’ente che solitamente gestisce gli appalti dei Comuni di Grisolia, Scalea, Orsomarso, San Nicola Arcella, Santa Domenica Talao e Papasidero, tutti in provincia di Cosenza.

Il bando deserto

La gara d’appalto decisa dalla ex Provincia di Palermo è nata dalla volontà di concludere il capitolo firmato da Palermo Energia Spa, società in house che ha fin qui retto la gestione degli impianti che ricadono nel territorio di Petralia Sottana.
L’obiettivo era quello di attirare società esperte nello sviluppo dell’offerta turistica, ma anche delle organizzazione di attività culturali che potessero animare luoghi il cui fascino è indubbio.

Il bando, pensato per arrivare al “superamento del modello di gestione diretta”, era stato ufficializzato in primavera e prevedeva l’affidamento della gestione per la durata di nove anni. Periodo in cui l’affidatario avrebbe avuto in mano la “gestione operativa, manutenzione, valorizzazione commerciale, sviluppo infrastrutturale e politiche finalizzate alla destagionalizzazione dell’offerta turistica”.

“La concessione prevede l’erogazione di un contributo finanziario annuo da parte dell’amministrazione, pari a 200mila euro oltre Iva, composto da quota fissa di 100mila euro e quota variabile fino ad un importo massimo di 100mila euro, che costituisce la base d’asta sulla quale effettuare il ribasso al fine della determinazione dell’offerta economica”, si legge nel provvedimento che ha dato il la alla procedura.

Per l’aggiudicazione era stato previsto il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, con l’intento di valorizzare gli apporti migliorativi al progetto e le proposte innovative di gestione.
“Rappresenta l’unica stazione climatica e montana della Città metropolitana di Palermo, configurandosi come un ecosistema unico incastonato nel cuore pulsante del Parco delle Madonie, area protetta inserita nella rete degli European Geoparks e nella lista dei geoparchi mondiali Unesco”, sono le parole utilizzate per sottolineare la specificità, e al contempo quella che sarebbe dovuta essere l’appetibilità, di Piano Battaglia.

La “Cuc straniera”

All’origine di assegnare all’esterno le incombenze di seguire le procedure di aggiudicazione della gara, la Città Metropolitana aveva specificato di non essere “in possesso delle certificazioni necessarie per l’avvio delle procedure di gara relative all’importo previsto per la concessione in oggetto, pertanto, sono state individuate in conformità alla delibera Anac 263/2023 delle Centrali uniche di committenza disponibili all’espletamento della procedura”.

Tra queste la scelta era ricaduta sulla Cuc calabrese. Sarebbe stato negli uffici oltre lo Stretto che le buste virtuali, considerato che le gare ormai si tengono sulle piattaforme on line, si sarebbero dovute aprire. Se solo ne fosse arrivata qualcuna.

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