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Playa di Catania, spiagge libere trasformate in discariche a cielo aperto: come i luoghi sporchi possono diventare “un bene di tutti”

Playa di Catania, spiagge libere trasformate in discariche a cielo aperto: come i luoghi sporchi possono diventare “un bene di tutti”
L’iniziativa ‘Gioca pulito’, foto dei promotori

Simone Grasso (“Gioca Pulito”) al QdS: “Servono incentivi, sanzioni ed educazione”

“Chi di noi ha avuto la possibilità di andare a Barcellona, ha visto grandi spiagge libere piene di campi da beach volley. È assurdo pensare che non possiamo farlo anche a Catania perché abbiamo la concezione che la spiaggia e il mare siano sporchi e perché mancano le infrastrutture”. Al QdS le parole di Simone Grasso uno dei promotori dell’iniziativa “Gioca Pulito” di lunedì scorso alla Playa, per la terza edizione. Un evento che parte dalla pulizia delle spiagge libere ma dall’intento ad ampio raggio.

“Non andiamo solo a ripulire ma andiamo a vivere quel luogo che magari non avevamo più frequentato perché le condizioni non ci permettevano di farlo. Ce ne prediamo cura perché è giusto che, in quanto cittadini di Catania, possiamo vivere questi posti”, spiega Simone.

“Le condizioni della spiaggia erano pietose”

“Siamo andati a vedere in che condizioni erano: pietose. Il desiderio è di avere questi spazi, puliti. Abbiamo deciso di pensarci noi per poi poterci giocare e fare attività all’aperto. Quindi pulirli era un’attività imprescindibile”.

Nell’iniziativa – portata avanti dall’associazione Cambia – hanno preso parte anche Cleanup Sicily, Animal Boarders, Surf School Catania, PattoxRestare, P095, Vita Volley, Miracoli assieme alle guide naturalistiche Anna e Andrea e i ragazzi di Blocchi Gialli. “Ci siamo chiesti come mai (la spiaggia, ndr) si riduce in questo stato. Penso sia una concomitanza di cause: il singolo che lascia una carta, una gestione della pulizia della spiaggia che potrebbe essere migliorata”. Quello che non deve mancare sono “incentivi, sanzioni ed educazione. Fattori che alla fine portano a un risultato”.

Non è infatti possibile risalire a un unico movente specifico. Non è sempre e solo colpa del cittadino o del turista che sporca o di chi è incaricato a prendersene cura. Servono “l’attenzione a non sporcare e un immediato intervento”. La la zona limitrofa alla spiaggia libera n.1 interessata dall’ultima iniziativa “era diventata una discarica a cielo aperto perché per tantissimo tempo nessuno l’ha monitorata”.

“Se un posto è sporco, è più facile che venga sporcato ulteriormente”

Il meccanismo che, di conseguenza, si innesca è che “se un luogo è pulito, è più facile che rimanga pulito, se è sporco è più facile che si sporca ulteriormente, quindi anche l’intervento immediato è fondamentale”. Viene evidenziata l’importanza della gestione del problema: “Quando ho vissuto in Danimarca mi sono reso conto che le città non erano pulite perché la gente non butta mai una bottiglia per terra. Sicuramente c’è un senso civico e cura della cosa comune maggiore, ma ho visto tanti ragazzi buttate tranquillamente lattine o bottiglie per terra. Però l’indomani mattina non c’era più niente: gli operatori erano già passati per ripulire”.

Un bilanciamento tra le parti può fare la differenza: “Sarebbe bellissimo, ma è utopico, un mondo in cui nessuno sporca. Avere un’ottima gestione, quindi, è fondamentale”.

Le condizioni peggiori della spiaggia libera n.1 e la gestione della pulizia

Durante il sopralluogo alla Playa, Simone racconta che la spiaggia libera n.1 era quella che versava in condizioni peggiori rispetto alle altre: “Abbiamo iniziato dalla n.3, poi continuato con la n.2 e, infine, con la n.1. In tutte le spiagge abbiamo dovuto raccogliere parecchi rifiuti perché, pur passando ogni sera un operatore con un macchinario che raccoglie i rifiuti, tante persone buttano la propria spazzatura tra i cespugli. Inoltre, scavando un po’ più in profondità abbiamo trovato cicche di sigarette e, nella zona limitrofa alla spiaggia n.1, anche cocci di vetro, particolarmente pericolosi. Questa zona era diventata una discarica a cielo aperto. Credo ci sia un problema rispetto a chi abbia la responsabilità di pulirla. Fatto sta che non può rimanere senza nessuno che la gestisca bene”.

Come migliorare la situazione

Si può lavorare su tanti fronti: “Educazione ambientale e civica – qualcosa che tu semini e raccogli i frutti anni dopo. Nell’immediato, attenzionando di più chi sporca”. L’idea è anche quella di creare pannelli informativi che incentivino i cittadini a prendersi cura delle spiagge: “Servono più stimoli visivi mentre si è in spiaggia magari mettendo più cestini o semplicemente collocarli in maniera più funzionale”, oltre che con un’attenta attività di gestione quotidiana della spiaggia.

“Quei luoghi sporchi possono essere di tutti”

Un’altra iniziativa di pulizia è prevista probabilmente alla pineta di Nicolosi, “altrettanto in condizioni pietose. Faremo un giro naturalistico e la ripulitura dell’area con un arrusti e mangia con attività sportive e non all’aperto”. Il messaggio che si intende mandare forte e chiaro è “quei luoghi – che ora non ti fanno venire voglia di andarci –, possono essere di tutti. Se ce ne prendiamo cura è più facile che poi vengano vissuti e quindi mantenuti anche puliti”.

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