Sulla procedura per il Ponte sullo Stretto di Messina è intervenuto il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Giuseppe Busia il quale non ha mai nascosto le sue perplessità. “Rischiamo grosso perché l’Italia deve comunque rispettare le direttive europee e con questo appalto da 13 miliardi non messo a gara siamo ai limiti delle norme” – ha detto in un’intervista a La Stampa, pur non volendo commentare l’indagine in corso della procura di Roma.
Busia: “Naturale che un’opera come il Ponte abbia interessi rilevanti”
“Mi sembra naturale che un’opera di quel tipo attiri appetiti e coinvolga interessi rilevantissimi. Quindi mi sento di dire che occorre non abbassare la guardia. Con riferimento specifico al Ponte, ma pure in generale: il rischio corruzione è altissimo. Purtroppo, abbiamo assistito ad un abbassamento delle garanzie dal punto di vista normativo”. Il riferimento è all’abrogazione del reato di abuso d’ufficio e al ridimensionamento del reato del traffico di influenze illecite che, secondo Busia, “avrebbe dovuto almeno comportare un rafforzamento delle garanzie amministrative e invece, anche da questo punto divista, c’è stata una attenuazione”.
“Per il Ponte sullo stretto conveniva aprire nuova gara”
Per il presidente dell’Anac, per il Ponte sullo Stretto “si è evitato di svolgere una procedura trasparente e concorrenziale. Si è scelto di non avviare una nuova gara, come invece sarebbe stato più conveniente”.
“Con il primo decreto sul Ponte, ormai più di tre anni fa – prosegue – si è scelto di utilizzare il progetto vecchio di oltre 10 anni, per realizzare un’opera ingegneristica senza eguali: il ponte a campata unica più lungo al mondo”.
“Con decreto si è deciso che quel progetto era l’unico da usare, valorizzando moltissimo un bene di un’impresa privata, che nel frattempo si contrapponeva in giudizio – aggiunge – Al di là dei maggiori costi, con tale scelta ci si è anche esposti a un rischio notevolissimo, che è quello della possibile violazione dei vincoli europei. La direttiva stabilisce che occorre fare una nuova gara se il progetto cambia sostanzialmente e, comunque, se il valore cresce più del 50%. Originariamente il ponte era stato messo a gara per una cifra intorno ai 4 miliardi di euro. Nel 2012 erano diventati già 8, dimostrando così che fin dall’inizio i rischi non erano stati trasferiti sul privato, come invece si sarebbe dovuto. Ma anche se si prende a riferimento quest’ultima cifra, con le stime di oggi, salite nel frattempo a 13,5 miliardi, siamo al limite del 50%. Ed oggi non abbiamo ancora un progetto esecutivo che consenta una stima di spesa attendibile. Di più: per decreto si è deciso che il progetto esecutivo verrà realizzato per fasi successive, rinunciando quindi ad un quadro complessivo e moltiplicando ulteriormente i rischi di sforamento”.
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