Emergono nuovi dettagli sull’indagine per presunti casi di corruzione nell’ambito del piano per la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina, che vede indagate tre persone: l’imprenditore Vincenzo Virgiglio, l’avvocato Giacomo Francesco Saccomanno e l’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti Tommaso Miele. Secondo l’accusa, l’avvocato e l’imprenditore avessero tentato di corrompere più di un magistrato contabile per influire sul procedimento previsto prima del via libera alla realizzazione dell’infrastruttura da parte della Corte dei Conti.
Ponte sullo Stretto, i tentativi di corruzione
Secondo l’accusa, l’avvocato e l’imprenditore al centro dell’indagine avrebbero tentato di avvicinare anche altri due magistrati contabili ritenuti “utili” ai loro interessi ma senza successo. I due, infatti, non avrebbero accettato i favori proposti in cambio di azioni per manovrare la procedura per l’approvazione del progetto del ponte sullo Stretto.
A Tommaso Miele, indagato, la coppia Virgiglio-Saccomanno avrebbe promesso l’appoggio per ricoprire cariche in enti pubblici dopo il pensionamento. In cambio, Miele avrebbe rivelato informazioni riservate in merito alla procedura condotta dalla Corte Contabile sul ponte.
Le intercettazioni
I documenti della Procura di Roma sull’indagine citano un’intercettazione del 31 ottobre 2025 in cui Virgiglio avrebbe riferito all’avvocato Saccomanno le informazioni riservate ricevute da Miele. “Tommaso Miele mi diceva ieri hanno avuto una spaccatura interna pazzesca… E lui se n’è andato per non votare”. Miele avrebbe anche contattato l’imprenditore per dirgli di non aver partecipato a una manifestazione per evitare le domande dei giornalisti sulla decisione della Corte dei Conti, ribadendo di non essere “assolutamente allineato a questi deficienti dei miei colleghi” ma anche di non poter esprimere la propria vicinanza al gruppo politico favorevole al progetto del ponte sullo Stretto in virtù della propria posizione.
L’indagine prosegue
La Procura di Roma, in seguito a una serie di perquisizioni, ha disposto il sequestro dispostivi elettronici e documenti. Il materiale verrà analizzato dagli investigatori per verificare le accuse a carico degli indagati, per i quali vige il principio di presunzione d’innocenza fino a eventuali sentenze definitive. Si indaga per corruzione per l’esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione attiva da parte di pubblico ufficiale e rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio.
La Società dello Stretto si è detta “totalmente estranea ai fatti”, esprimendo la volontà di proseguire il proprio lavoro “con massima trasparenza”. L’Anac, parlando dell’indagine, ha riportato l’attenzione sul rischio di corruzione nell’ambito della realizzazione di un progetto così importante come il ponte sullo Stretto: il presidente Giuseppe Busia – in un’intervista a La Stampa – ha ribadito che “occorre non abbassare la guardia”.
Segui tutti gli aggiornamenti di QdS.it sui canali WhatsApp e Telegram

