Il continua a restare al centro del dibattico siciliano e non solo. A difesa dell’imponente opera infrastrutturale che dovrebbe collegare l’Isola al resto d’Italia – attualmente ferma – è tornato il presidente della Regione, Renato Schifani, il quale ha ribadito l’importanza di portare a termine il progetto.
Le parole di Schifani: “Il Ponte è un’opera storica”
“Il Ponte sullo Stretto è un’opera storica – le parole rilasciate a “Libero” dal governatore – Un’infrastruttura strategica che può cambiare la posizione della Sicilia nei flussi economici europei. Significa ridurre l’isolamento e creare nuove opportunità di sviluppo. Anche per questo motivo la Regione ha investito nel Ponte 1,3 miliardi di risorse del Fsc. Lavoriamo d’intesa con il ministro dei Trasporti Salvini e non scorderò mai le parole di Silvio Berlusconi. Mi diceva che il Ponte sullo Stretto non deve essere una cattedrale nel deserto, per questo oltre al Ponte bisogna pensare alla rete viaria intorno, ai servizi”.
Schifani: “Mi ricandido a Presidente della Regione Siciliana”
Renato Schifani, presidente della Regione Siciliana è soddisfatto del lavoro svolto. Da quando si è insediato ha recuperato un disavanzo di 4 miliardi di euro, arrivando ad avere addirittura un surplus di 5 miliardi. Ma per continuare nella crescita serve un altro mandato e per farlo annuncia la sua ricandidatura in una intervista a “Libero”. “Perché serve un piano decennale per finire il lavoro intrapreso ed evitare le incompiute”. Come ad esempio la realizzazione dei termovalorizzatori “a Palermo e Catania, con un Piano rifiuti, già approvato dall’Ue, che prevede anche di completare la rete impiantistica regionale. É un investimento da un miliardo. Tra qualche giorno avremo i progetti, le gare entro fine anno e avvio dei cantieri all’inizio del 2027. Stiamo facendo tutto tramite Invitalia e Anticorruzione, da avvocato amministrativista sono rigoroso. Bisogna sempre vigilare. Per questo dico che cinque anni non bastano, è giusto che anche per i sindaci il mandato sia di dieci perché se no si può solo fare, ma non completare”.
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