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Pontida, Fenix, Orvieto, la domenica della “competition” a destra

Pontida, Fenix, Orvieto, la domenica della “competition” a destra

Salvini, Meloni, Vannacci, tre comizi in contemporanea guardando a Politiche

Roma, 20 set. (askanews) – Pontida, Roma, Orvieto. E’ su questo ‘triangolo’ che in questa domenica di settembre si è giocata la competition a destra in vista delle prossime elezioni politiche. Una competizione basata in gran parte sui temi dell’identità, della sicurezza, dell’immigrazione.

Da Pontida (dove spariglia le carte nei contrasti interni alla Lega convocando il congresso straordinario) Matteo Salvini pianta le “bandierine” del Carroccio nei confronti degli alleati. Dunque, dice, “chiedo un mandato del popolo di Pontida per la prossima legge di bilancio per portare sul tavolo degli alleati degli impegni certi: il superamento definitivo dell’infame legge Fornero con quota 64 e la possibilità di scegliere di andare in pensione; meno tasse sugli stipendi dei giovani; e l’aumento della flat tax per i lavoratori autonomi. E coprire questi interventi chiedendo un contributo da miliardi alle banche italiane che si arricchiscono con i nostri soldi e i nostri sacrifici”, cosa che assolutamente non vuole Forza Italia. E poi “10mila militari addestrati e armati nelle strade delle nostre città. Non tra qualche anno o tra qualche mese, ma tra qualche giorno”, richiesta bloccata in settimana alla Camera (se ne parlerà mercoledì prossimo) anche su iniziativa di Fdi e Fi. Alleati che sfida sul tema della “islamizzazione”: “La battaglia finale non è l’invasione dei carri sovietici, ma è il fanatismo e l’estremismo islamico che vuole cancellare diritti e libertà. Chiamiamo alla sfida in positivo i nostri alleati di governo: dire subito no a nuove moschee, pretendere che preghino in italiano, trasparenza nei finanziamenti, dire di no al burqa e al velo. Ci vuole coraggio amici del centrodestra, perché la sinistra è complice di questi fanatici e va cercando nuovi elettori e nuovi schiavi”.

Anche Giorgia Meloni, da Fenix, la festa di Gioventù nazionale al laghetto dell’Eur, si è soffermata molto sui temi dell’identità (“avete scelto di appartenere invece che apparire”, ha detto ai ragazzi) e dell’immigrazione. A questo proposito, la premier ha annunciato che “sta per arrivare in Consiglio dei Ministri anche un provvedimento che introduce per legge il numero massimo degli studenti stranieri per classe”, ma anche “l’obbligo per i genitori di studenti stranieri con problemi gravi di inserimento scolastico di imparare l’italiano” e “il divieto di burqa e niqab a scuola”, perchè “in Italia nessuno in nome di una vera o presunta tradizione può decidere che una giovane donna debba nascondersi. La parità tra uomo e donna non è negoziabile”.

Spazio, nell’intervento della presidente del Consiglio, anche agli attacchi nei confronti delle opposizioni. Alla segretaria del Pd Schlein che la accusa di aver ridotto il fondo per l’Università replica ironizzando: “Elly cara, carissima, ma è possibile che tu non riesca a trovare un solo argomento vero per contestarci? Uno vero, te prego, uno, uno. Te le passo io sotto banco, perché pure noi qualcosa sbagliamo”. E poi sull’abolizione del bollo auto (“manco quello gli è andato bene”) e sulle accuse di averlo fatto sottraendo risorse alle regioni “il che è falso. Però scusate, ma veramente avete la faccia di parlare di chi paga le campagne elettorali dopo lo schifo del Superbonus?”

Anche nel raduno di FnV a Orvieto i temi identitari hanno dominato il dibattito. Gianni Alemanno assicura “fedeltà e lealtà è assoluta” all’ex generale, prevedendo che “se non facciamo gli errori del passato, se non andiamo al centro, se mettiamo insieme l’identità con i valori sociali sono convinto che entro dieci anni Roberto Vannacci sarà il prossimo presidente del Consiglio”.

“Io non voglio amministrare il declino della nostra società, non voglio amministrare la distruzione dell’Europa. Noi vogliamo governare e vogliamo farlo bene”, dice dal palco il fondatore di FnV. Che ribadisce la convinzione che “l’Italia è uno Stato laico ma i principi su cui si basa sono stati ereditati dalla cristianità e dal cattolicesimo”. E rilancia, Vannacci, il concetto di “patriarcato mediterraneo”: “Proteggiamo la nostra famiglia anche con il patriarcato mediterraneo che non è oppressione e possesso, queste sono le deviazioni: è dovere, fedeltà, sacrificio, devozione ed è il modello di famiglia che ci ha consentito di prevalere nel pianeta negli ultimi duemila anni. Se siamo arrivati dove siamo arrivati è grazie al patriarcato mediterraneo”. Nessuna marcia indietro anche sul femminicidio, fattispecie di reato che per lui non dovrebbe esistere. “Le pene saranno severissime per chi fa male alle donne ma non possiamo pensare che queste pene siano diverse rispetto al genere della vittima o alle motivazioni”, argomenta. Prima di lanciare la sfida al centrodestra: “Noi non facciamo i conti, non abbiamo strategie, i conti li fanno altri. L’unico voto utile è quello verso Futuro nazionale che vuole il bene dell’Italia”.