“La vera forza di un territorio costiero risiede nella capacità di mettere in rete più porti, ciascuno con caratteristiche, funzioni e vocazioni differenti, facendoli diventare parti complementari di un unico sistema”, afferma il Contrammiraglio Rosario Marchese, consigliere del ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare. L’idea del porto diffuso non è nuova, ma oggi in Sicilia il progetto assume una forma più articolata: mettere in rete più approdi turistici, ciascuno con una propria vocazione, per costruire un’unica destinazione nautica integrata con l’offerta turistica, economica e culturale del territorio, che tradotto significa più alberghi di lusso, residenze davanti al mare, ristoranti, spazi per il tempo libero, strutture per congressi.
Non un turismo di massa e standardizzato, perché alla base ci sarebbe un principio indiscusso: “mettere insieme le differenze, potenziarle, valorizzare le identità locali. È proprio questa complementarità che può trasformare una serie di porti in un sistema”, specifica Marchese.
Questa visione potrebbe essere una soluzione alle diverse problematiche dei territori. Non mancano infatti le esperienze di destinazioni integrate ad alta riqualificazione urbana in altre zone d’Italia. Si potrebbe offrire al turista non soltanto un momento di soggiorno, ma autentiche esperienze di qualità, mettendo insieme commercio, ristorazione, artigianato, produzioni agroalimentari, ambiente e cultura. Il turista produce valore quando “visita un sito culturale, entra in un ristorante, acquista un prodotto locale, soggiorna in una struttura ricettiva, utilizza un servizio di mobilità o partecipa a un’esperienza legata all’identità dei luoghi”, afferma Marchese al QdS.it. E questo, nei luoghi costieri, può diventare realtà soltanto costruendo una rete coordinata e complementare.

Sicilia, dal porto diffuso alla rete dello Stretto di Messina
“Il porto è il luogo dal quale comincia la scoperta del territorio”, specifica il Contrammiraglio. A disposizione potrebbero esserci le risorse dei fondi europei destinati alla rigenerazione urbana e portuale, ma da considerare nell’ottica di una strategia comune, dove “ogni scalo sviluppa la propria vocazione”. Solo così gli investimenti possono diventare complementari. Questi temi sono stati approfonditi nei due convegni svolti a Messina il 24 gennaio e il 27 novembre del 2025. Il primo dal titolo “Nautica da diporto elemento di connessione per il sistema dello Stretto”, dove Marchese sottolineò “come la nautica da diporto deve diventare un vero e proprio ponte sull’acqua, capace di connettere non solo le sponde dello Stretto, ma anche l’intero Mediterraneo”. Nel novembre dello stesso anno, alla Camera di Commercio, il Contrammiraglio introdusse il convegno promosso da ANSOD (Associazione nazionale STED – operatori del diporto) “Il triangolo d’oro del portualità – Esempio virtuoso di riqualificazione urbana: un’opportunità per le località costiere siciliane”, svolto alla presenza delle autorità delle Istituzioni, imprese e professionisti.
Dell’iniziativa si occupò anche Milano Finanza, evidenziando l’importanza e la visione di Marchese: un progetto inserito in un quadro attento alla sostenibilità ambientale e alla sostenibilità del paesaggio urbano. Sottolineando che i porti turistici, residenze di pregio e hotel diventano un unico prodotto immobiliare e finanziario.
Un problema non indifferente riguarda il Comune di Milazzo. “Ogni anno registriamo flussi di centinaia di migliaia di persone, che nel nostro caso possono arrivare a cifre nell’ordine dei milioni – specifica il sindaco Giuseppe Midili. – Si tratta prevalentemente di flussi di transito, in particolare verso le Isole Eolie, la cui presenza comporta inevitabilmente ricadute che il territorio è chiamato a gestire. Il confronto con altre realtà portuali su problematiche analoghe può quindi diventare fondamentale”.

Il progetto del Contrammiraglio potrebbe rappresentare una soluzione, considerando l’estensione di circa 2.500 metri del perimetro portuale e le importanti ricadute sul territorio. Sono già state avanzate proposte di riqualificazione che potrebbero integrarsi nella visione di Marchese, come il “Parco Tra i Mari”, nell’area dell’ex stazione ferroviaria. Dopo il via libera del Consiglio comunale il 4 agosto e il successivo esame regionale del 18 agosto, il progetto è attualmente nella fase di completamento dell’iter amministrativo per la variante al PRG (Piano Urbanistico Generale, ndr). In quest’ottica potrebbe rientrare anche la riqualificazione dell’ex Molino Lo Presti, che ad agosto ha subìto uno stop burocratico che ne ha rimesso in discussione modalità e tempi di recupero.
Il sindaco Midili ritiene infatti “necessario fare rete tra realtà radicate nei rispettivi territori, favorendo lo scambio di conoscenze ed esperienze maturate nel tempo, soprattutto tra destinazioni fuori dalle tradizionali rotte crocieristiche e caratterizzate da forme diverse di turismo”. Midili sottolinea che il confronto con altre realtà portuali che gestiscono numeri così elevati può essere utile anche per Milazzo, auspicando un tavolo tecnico con le autorità competenti per «individuare soluzioni comuni e strategie condivise di rilancio e sviluppo.
Un problema che potrebbe essere gestito proprio nell’ottica della destinazione nautica. Infatti – aggiunge Midili – l’idea di mettere in rete i diversi approdi turistici del territorio metropolitano “rappresenta una prospettiva interessante per superare la frammentazione e costruire un’offerta nautica integrata, collegando gli approdi alle peculiarità dei territori e alle eccellenze culturali, paesaggistiche ed enogastronomiche”.
Anche il sindaco della Città metropolitana di Messina Federico Basile esprime pieno interesse: “Siamo naturalmente interessati a sostenere un percorso che favorisca il dialogo e la collaborazione tra i diversi territori e che possa rafforzare l’attrattività dell’intera area metropolitana. Mettere in rete le infrastrutture e le competenze significa infatti ampliare le opportunità per il turismo nautico e generare ricadute positive non soltanto sui singoli approdi, ma sull’intero sistema economico e turistico. È un progetto che merita attenzione e un confronto con tutti i soggetti coinvolti, per verificarne concretamente modalità, condizioni e sostenibilità”.

Apertura anche da parte del presidente dell’Autorità di Sistema Portuale dello Stretto, Francesco Rizzo, che afferma: “Stiamo già lavorando per rafforzare gli approdi e i porti turistici presenti nella nostra circoscrizione, lavorando in un’ottica sempre più orientata alla creazione di un sistema e di una rete, sebbene le diverse realtà, sia in Sicilia sia sulla sponda calabrese, siano affidate a concessionari differenti”.
L’Autorità, infatti, ha già dato indicazioni affinché si lavori per mettere a sistema i porti dello Stretto, riferendosi ai recenti accordi e al progetto dell’Area integrata dello Stretto tra Messina e Reggio Calabria, discussa il 6 ottobre 2026. Il percorso, avviato nel luglio 2026 dal sindaco Basile e da Francesco Cannizzaro di Forza Italia, punta a una programmazione comune su porti, mobilità e aeroporto di Reggio Calabria. Tra i prossimi passaggi, una riunione congiunta delle Giunte di Messina e Reggio, simbolicamente su una nave nello Stretto, per arrivare a un protocollo condiviso e individuare finanziamenti nazionali ed europei. Il principio dell’integrazione tra le due sponde era stato tuttavia già affrontato dal Contrammiraglio Marchese nel convegno del 24 gennaio 2025, alla presenza di rappresentanti delle istituzioni locali e regionali e del mondo imprenditoriale, nel quale aveva già pienamente illustrato le potenzialità della nautica da diporto come elemento di connessione tra Messina e la Calabria.

Trapani raccoglie la sfida: una rete costruita sulle specificità locali
Il principio della complementarità dei singoli porti messi a sistema in una rete integrata, nel rispetto della cultura e della conformazione del territorio, è stato presentato anche a Trapani lo scorso 24 settembre, riscontrando l’apprezzamento del Gal della Pesca Trapanese, agli Stati Generali dello Sviluppo Costiero di Trapani. Nonostante il territorio si presenti con caratteristiche diverse da quelle messinesi, esistono precise condizioni che possono favorire uno sviluppo analogo a quello che il Contrammiraglio chiama “Modello Messina”. Non una replica, dunque, ma un progetto differente, finalizzato all’esaltazione del territorio.
Il sindaco di Trapani Giacomo Tranchida conferma la disponibilità dell’amministrazione a sostenere il progetto sul piano politico e istituzionale “insieme al GAC, alla Lega Navale e agli altri stakeholder del territorio. La proposta va adesso sviluppata e organizzata: non basta mettere insieme i porti siciliani, occorre far costruire un’offerta concreta, garantendo disponibilità di posti, servizi a terra e un sistema adeguato di accoglienza e incoming”. E i servizi, infatti, sono parte del progetto. Il Contrammiraglio Marchese specifica che “l’infrastruttura digitale dedicata alla promozione del territorio, avviata dal GAL della Pesca Trapanese sugli itinerari e sui prodotti esperienziali, può rappresentare la base sulla quale integrare anche il network dei porti turistici, costruendo un unico accesso all’offerta della provincia”. Un progetto di questo tipo richiederebbe sia professionalità tradizionali del settore nautico sia nuove competenze legate a digitalizzazione, sostenibilità, accoglienza e gestione turistica e portuale.

Il progetto ha suscitato l’interesse anche del presidente del Libero Consorzio Comunale di Trapani e Sindaco di Mazara del Vallo, Salvatore Quinci, presente al convegno trapanese. “Definire un nuovo modello di sviluppo per la nautica da diporto rappresenta un’occasione da non perdere per consolidare l’economia del mare“, afferma Quinci, sottolineando le opportunità per Mazara del Vallo, città dalla consolidata tradizione peschereccia, di aprirsi a un turismo nautico di qualità, sostenibile e ad alto valore aggiunto.

Il presidente individua nel Libero Consorzio una possibile cabina di regia per coordinare una strategia condivisa tra approdi e piccoli porti, superando la frammentazione dell’offerta. “È prioritario immaginare non soltanto marine competitive, ma anche una loro rete”, precisa, richiamando la necessità di una pianificazione che rispetti le peculiarità dei singoli scali. Nel suo ruolo di coordinatore dei presidenti dei Liberi Consorzi Comunali siciliani, Quinci sottolinea inoltre l’importanza di estendere la rete regionale alle isole minori e di rilanciare la cantieristica trapanese. Restano tuttavia “questioni aperte da affrontare con la Regione, tra cui il bacino di carenaggio di Trapani e il porto di Bonagia, nel Comune di Valderice”.
Non manca l’intervento della presidente dell’Autorità di Sistema Portuale di Sicilia Occidentale, Annalisa Tardino, che ricorda l’esperienza del Palermo Marina Yachting, dove era stato richiesto uno spazio per la nautica da diporto dedicato a grandi yacht, e di Termini Imerese. “La pianificazione dei porti turistici richiede un’attenzione particolare alle specificità locali – specifica Tardino –. A differenza dei traffici commerciali e passeggeri, che rispondono a dinamiche di mercato e a esigenze più ampie legate al tessuto urbano, commerciale e industriale dei territori, la nautica da diporto è spesso legata a bisogni e interessi che variano da porto a porto”. Non è quindi possibile ricondurre la pianificazione a una strategia uniforme per l’intero Sistema. Una posizione che converge quindi sulla necessità di rispettare le peculiarità dei luoghi. Una linea, come si è detto, pienamente condivisa dal Contrammiraglio.
Tardino precisa: “Il compito dell’Autorità è considerare le strutture già esistenti, confrontarsi con gli operatori, recepire le esigenze che emergono nei territori durante la redazione dei piani regolatori portuali e, nel caso se ne riscontrasse la necessità, prevedere (o ampliare) le aree destinate alla nautica turistica. È un criterio che abbiamo già seguito nella pianificazione dei nostri scali, tenendo conto delle esigenze emerse, e continueremo a farlo anche nello sviluppo degli altri piani regolatori portuali, attraverso il confronto con i territori e gli operatori interessati”.

La parola chiave resta fare rete, non solo tra porti ma anche tra professionisti e istituzioni, coinvolgendo anche Università e ITS Academy, per creare opportunità capaci di trattenere giovani e competenze sul territorio. Adesso la sfida è concretizzare il progetto, un progetto che in realtà è già in fase di elaborazione. “Una costa, molti porti, un’unica destinazione“, conclude il Contrammiraglio Marchese.
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