“L’Italia deve finalmente giocare la carta del mare, una risorsa preziosa di crescita che abbiamo sempre avuto nel mazzo ma mai utilizzato appieno”. Lo ha detto Nello Musumeci, ministro per la Protezione civile e le politiche del Mare (ed ex presidente della Regione siciliana) durante il suo intervento odierno a Cefalù, in provincia di Palermo, nel corso del forum sulla portualità minore nell’ambito del tour intitolato “Parliamo di mare”.
L’iniziativa ha portato al centro del dibattito una domanda che riguarda molte realtà costiere italiane e siciliane: “Città col porto o città di porto?”. Un interrogativo che richiama il rapporto tra comunità urbane e infrastrutture marittime, sempre più strategiche per lo sviluppo economico, turistico e sociale dei territori.
Musumeci ha sottolineato anche che la creazione, per la prima volta nella storia repubblicana, di una struttura ministeriale dedicata proprio al mare, risponda a una visione strategica della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Il ministro ha aggiunto: “È tempo di un nuovo approccio che veda nel mare non solo un luogo di svago, ma il motore pulsante dell’economia nazionale e lo strumento per ridare centralità geopolitica al Paese nel Mediterraneo”. Insomma, la carta del mare come un asso nella manica che finora non è stato giocato a dovere.
L’importanza della Sicilia
“Mentre per decenni l’Europa ha guardato al Nord e all’Est, lasciando spazio a influenze come quella russa e cinese in Africa, l’Italia sta oggi ricostruendo, attraverso il Piano Mattei, un ponte ideale con il continente africano” ha spiegato Musumeci. In questo contesto, la Sicilia, situata a soli 142 km dalle coste africane, rappresenta la proiezione naturale dell’Europa verso un continente destinato a una profonda trasformazione socio-economica nei prossimi quindici anni.
“Il 62% degli italiani non ritiene l’Italia un Paese a vocazione naturale”
Il ministro per la Protezione civile e le politiche del mare ha poi lanciato un allarme sulla percezione del mare in Italia: un sondaggio commissionato dal dipartimento rivela che il 62% degli italiani non ritiene l’Italia un Paese a vocazione marinara, associando il mare quasi esclusivamente al turismo balneare.
“Dobbiamo superare questa visione riduttiva”, ha esortato, ricordando che l’80% delle merci mondiali viaggia via mare e che il trasporto marittimo è oggi più economico e meno inquinante di quello su gomma o rotaia.
“Abbiamo bisogno di creare nuovi porti turistici”
Musumeci parla dell’importanza dei porti turistici e del bisogno di realizzarne di nuovi per attrarre sempre più persone nei nostri bacini.
“Noi abbiamo bisogno di creare nuovi porti turistici – ha osservato –. E laddove le condizioni ambientali dei luoghi non dovessero consentirlo, ci accontenteremmo degli approdi che sono strutture precarie, strutture mobili, strutture leggere, come sa bene la Capitaneria di porto, Guardia costiera, la Marina militare, come sa bene la Guardia di Finanza, che è polizia di mare, come sanno bene i carabinieri e tutte le altre forze dell’ordine, quindi la necessità di dover guardare al mare con un particolare stato d’animo, improntato ad ottimismo”.
“In Italia servono 173 mila unità lavorative”
Poi parla delle carenze di lavoratori nel settore. “Oggi in Italia servono per il mare 173mila unità lavorative. Immaginate se di queste, 20 o 30.000 riuscisse a darle solo la Sicilia, quanti figli di mamma noi potremmo sistemare ed evitare di lasciare le famiglie nello sconforto? Io sono padre di figli che lavorano, e anche di figli che non ci sono più, e vi lascio immaginare cosa significa per una madre e per un padre non trovare il figlio a tavola, come vorremmo noi genitori”.
E ancora: “Quando parte un figlio, parte perché non può più stare qui. Se il mare, nella sua articolata diversificazione, chiede 173.000 lavoratori, ma non lavoratori a scaricare, lavoratori col diploma, lavoratori con la laurea, sono nuovi mestieri che vent’anni fa non esistevano. Sono i nuovi corsi di laurea che sono stati istituiti nei nostri atenei”
Inoltre: “Questo è il mare nella sua dimensione la conoscenza delle lingue straniere, la possibilità di lavorare nei rapporti con gli altri paesi e lo dico in una città come Cefalù, che del turismo ha fatto una sua bandiera quindi il governo insiste ancora su questo terreno, sapendo di avere alcune regioni italiane particolarmente sensibili e fra queste voglio sperare, anzi sono certo, che con la Regione siciliana si può fare un lavoro serio, un lavoro di prospettiva, un lavoro di visione”.
Riguardo proprio alla realtà di Cefalù, definita una città dalla millenaria civiltà marinara ma priva di un porto adeguato, il ministro ha proposto ufficialmente all’amministrazione comunale l’apertura di un tavolo tecnico permanente: “Cefalù non deve essere solo la città della Cattedrale e del Vescovo, ma deve poter dire: questo è il nostro porto, da qui si parte e qui si arriva” e ha suggerito il ricorso a strumenti come il project financing per attrarre capitali privati, ribadendo la disponibilità del governo nazionale e regionale a sostenere un progetto che rilanci la pesca moderna e il turismo di qualità, trasformando finalmente la “città col mare” in una vera “città di mare”.
“Servono almeno altri 50mila posti barca”
Entrando nel merito dello sviluppo infrastrutturale, l’ex presidente della Regione Sicilia ha evidenziato una carenza cronica di posti barca: “In Italia ne abbiamo 160mila, ma ne servirebbero subito almeno altri 50mila per evitare che il turismo nautico si sposti verso i Balcani o la Francia”.
L’emergenza ambientale e l’innalzamento dei mari
Tuttavia, il sistema deve fare i conti con l’emergenza ambientale: Musumeci ha citato la minaccia della plastica, l’invasione di specie aliene e le previsioni scientifiche che ipotizzano un innalzamento del livello del mare di un metro entro 80 anni, mettendo a rischio decine di comuni costieri siciliani.
Queste le parole del ministro: “La comunità scientifica dice di fare attenzione, fra 70 o 80 anni nel Mediterraneo il mare si innalza di un metro. Significa che noi in Sicilia avremo una cinquantina di paesi che diventeranno tante piccole Venezia. Tutto questo ha indotto il presidente del consiglio a creare una struttura ministeriale e io la ringrazio per la fiducia che mi ha dato di affidare ad un siciliano che conosce il territorio nazionale il compito di dirigerla”.
Segui tutti gli aggiornamenti di QdS.it sui canali WhatsApp e Telegram

